Il montatore Premio David di Donatello PAOLO COTTIGNOLA ospite all’Odeon venerdì 13 febbraio per presentare IL MESTIERE DELLE ARMI di ERMANNO OLMI

Il montatore Premio David di Donatello PAOLO COTTIGNOLA ospite all’Odeon venerdì 13 febbraio per presentare IL MESTIERE DELLE ARMI di ERMANNO OLMI

IL MONTATORE PREMIO DAVID DI DONATELLO PAOLO COTTIGNOLA OSPITE ALL’ODEON VENERDÌ 13 FEBBRAIO PER PRESENTARE IL MESTIERE DELLE ARMI DI ERMANNO OLMI.

Il pluripremiato editor cinematografico, storico collaboratore di Olmi e Mazzacurati, introdurrà il capolavoro vincitore di 9 David di Donatello nel 2002.

Venerdì 13 febbraio alle ore 20.30, il Cinema Odeon di Vicenza ospita un nuovo appuntamento della rassegna dedicata al maestro del cinema: la proiezione de Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Paolo Cottignola, montatore di fama internazionale e figura chiave del cinema italiano contemporaneo, che introdurrà la visione svelando i segreti del “dietro le quinte” di un’opera visivamente monumentale.

Paolo Cottignola è un montatore cinematografico di grande esperienza e talento. Il suo legame con il film è profondo: proprio per Il mestiere delle armi, nel 2002, ha ricevuto il David di Donatello per il miglior montaggio. La sua carriera è costellata di collaborazioni di altissimo livello, da Carlo Mazzacurati (per il quale è stato candidato al David nel 2008 con La giusta distanza) a Giorgio Diritti (candidatura nel 2021 per Volevo nascondermi). È considerato uno dei più importanti film editor italiani, apprezzato per la capacità di dare ritmo e fluidità alla narrazione, fondendo immagini e suoni in un’armonia che esalta la poetica dei registi con cui lavora.

Il mestiere delle armi è un’opera di straordinaria potenza visiva e rigore storico. Ambientato nel XVI secolo, il film mette in scena gli ultimi giorni di vita di Joanni de’ Medici, noto come Giovanni dalle Bande Nere, durante la discesa delle truppe lanzichenecchi di Carlo V. Non è solo un film storico, ma una riflessione filosofica e universale sulla fine di un’epoca — quella della cavalleria e dello scontro fisico — e l’avvento di una nuova, spietata tecnologia bellica rappresentata dalle armi da fuoco. «Questo film racconta di un tempo in cui l’uomo era da sé, col suo corpo, una “macchina da guerra”. Il suo potere consisteva unicamente nella forza dei suoi muscoli e nella sua abilità a duellare. La spada del guerriero non era altro che un’estensione del suo braccio. Egli si misurava col suo avversario guardandolo negli occhi. I combattenti […] si conoscevano o erano costretti a conoscersi l’un l’altro. Nel combattimento diretto, cercavano di affermare la propria supremazia personale, a volte con odio e disprezzo, altre con rispetto reciproco». ha dichiarato il regista.

Sinossi: Filologico, iperrealista, e tanto rigoroso da essere arrogante, questo è Il mestiere delle armi. Ecco a grandi linee la vicenda. Nel 1526 le armate lanzichenecche, cioè tedesche, di Carlo V, scendono attraverso l’ Italia per minacciare lo Stato pontificio, che è difeso dal leggendario Joanni de’ Medici, noto come Giovanni delle bande nere. L’eroe è tradito dal duca di Ferrara, che omaggia il generale Frundsberg di quattro cannoni modernissimi, capaci di condizionare una battaglia. Giovanni viene ferito proprio da uno dei cannoni, a una gamba. La cancrena avanza, le cure sono inutili e il generale pontificio muore. La fase della sofferenza di Joanni è la parte migliore del film, anche se incredibilmente dilatata. Olmi si ispira al Rossellini dell’ultima età, non più quella dell’oro, quando la grazia era… appannata. I tentativi pittorici di Olmi (sempre buio, sempre neve, mai un’ora di sole) diventano purtroppo calligrafia. I personaggi sono tutti inverosimilmente tristi, lenti e solenni.