MARTEDì 17 ottobre
ore 18 - 20.30
(Sala Lampertico)

BLOWUP 28x40 web

- COLLABORAZIONE PER IL DIALOGO INGLESE: EDWARD BOND.

- PALMA D'ORO AL XX FESTIVAL DI CANNES (1967).

- NOMINATION ALL'OSCAR PER REGIA, SOGGETTO E SCENEGGIATURA.

- PRESENTATO AL 34. TORINO FILM FESTIVAL (2016) NELLA SEZIONE 'CINQUE PEZZI FACILI'.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 20 DICEMBRE 2016 HA ELIMINATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DI 14 ANNI.

- NEL 2017 TORNA IN SALA LA VERSIONE RESTAURATA DA: CINETECA DI BOLOGNA, ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ E CRITERION, IN COLLABORAZIONE CON WARNER BROS. E PARK CIRCUS PRESSO I LABORATORI CRITERION E L'IMMAGINE RITROVATA, CON LA SUPERVISIONE DEL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA LUCA BIGAZZI.

Regia
Michelangelo Antonioni
Genere
DRAMMATICO, GIALLO, THRILLER
Durata
110'
Anno
1966
Produzione
CARLO PONTI (ROMA), BRIDGE FILMS (LONDRA)
Cast

David Hemmings (Thomas), Vanessa Redgrave (Jane), Peter Bowles (Ron), Sarah Miles (Patricia), John Castle (Il pittore), Jane Birkin (Una ragazza), Gillian Hills (La seconda ragazza), Harry Hutchinson (L'antiquario), Veruschka (Veruschka von Lehndorff) (Prima modella), Peggy Moffit

Trama

Thomas, un fotografo annoiato del fascino sensuale delle modelle che passano nel suo studio e nella sua vita, per reazione si propone di realizzare un fotolibro che vuol essere uno studio della vita di Londra in tutta la sua realtà. Attratto dalla calma che vi regna, si sofferma in un parco dell'East End e qui riprende le effusioni sentimentali di un uomo e di un donna; quest'ultima se ne accorge e lo insegue fino a casa per chiedergli la consegna della pellicola: è così disperata da offrirsi a lui, pur di riaverla. Con un trucco Thomas sostituisce il negativo, quindi comincia a sviluppare e ad ingrandire le fotografie. Vengono in tal modo alla luce alcuni particolari, come la mano di un uomo che tiene una pistola ed una strana ombra sull'erba che potrebbe essere un cadavere. Non sapendo se è stato testimone di un delitto o se lo ha evitato, Thomas ritorna di notte nel parco e trova veramente un cadavere, che tuttavia il giorno dopo non c'è più. Egli non riesce quindi a trovare la verità di ciò che la sua macchina fotografica ha visto e rimane così in balia di se stesso a misurare l'indistinto confine che separa la certezza dalla realtà.

Critica

"Il film accumuna a una denunzia del mondo intellettuale contemporaneo, visto con occhi perennemente scettici, una precisione di linguaggio e di stile notevoli. La ricerca espessiva, il dinamico montaggio, l'accurata sceneggiatura e l'efficace interpretazione, unitamente ad una precisa ambientazione di Londra colta in alcuni suoi singolari aspetti, conferiscono al lavoro una pregevole resa estetica." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 64, 1968)

"Dov'è la verità? Mah, nessuno lo sa, a partire da Michelangelo Antonioni che ha cominciato un avvincente giallo, poi nel timore di essere confuso con Hitchcock, Fritz Lang o altri cinematografari di basso profilo, ha preferito addentrarsi nella nebbia londinese o in quella a lui più familiare e, assai più fitta, dell'incomunicabilità. Come si fa a distinguere tra realtà e finzione? Si chiede, e purtroppo ci chiede l'angosciato regista. Ardua è la risposta, anche per i critici patentati, che pure si sono sperticati negli elogi, come i giurati che gli hanno dato la Palma d'Oro a Cannes." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 maggio 2001)

Trailer


Altre informazioni

Restaurato in 4K da Cineteca di Bologna, Istituto Luce – Cinecittà e Criterion, in collaborazione con Warner Bros. e Park Circus presso i laboratori Criterion e L’Immagine Ritrovata, con la supervisione del direttore della fotografia Luca Bigazzi.
L’importanza del film, al di là dei riconoscimenti di pubblico e di critica, viene confermata dalla storia delle sue interpretazioni. In fondo, Blow Up è uno dei film sul cui significato i critici si sono più esercitati: metafora dell’incipiente contestazione del Sessantotto, saggio filosofico sull’immagine e la sua riproduzione, autoanalisi d’artista, poesia sul cinema e sulle sue potenzialità, film d’autore travestito da opera hitchcockiana, sono soltanto alcune delle letture interpretative sorte intorno alla pellicola.
Ancora più importante è stata l’influenza esercitata dal film sul cinema successivo: quella figurativa su A Clockwork Orange di Stanley Kubrick, quella teorica su Blow Out (1981) di Brian De Palma, quella narrativa su Profondo rosso di Dario Argento (che utilizza David Hemmings in forma di “citazione vivente”).
(Roy Menarini, Blow Up, Enciclopedia del Cinema Treccani)

Soggetto: Julio Cortazar - (racconto), Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Edward Bond - (dialoghi inglesi)
Fotografia: Carlo Di Palma Musiche: Herbie Hancock - Il brano "Stroll On" è di The Yardbirds.
Montaggio: Frank Clarke Scenografia: Assheton Gorton
Costumi: Jocelyn Rickards
Tratto da: racconto "La bava del diavolo" di Julio Cortázar



Nazione
ITALIA, GRAN BRETAGNA – 1966
Distribuzione
MGM (1967), IL CINEMA RITROVATO-CINETECA DI BOLOGNA (2017) - L'UNITA' VIDEO (GLI SCUDI), MGM HOME ENTERTAINMENT
Tratto da
racconto "La bava del diavolo" di Julio Cortázar

 

Michelangelo Antonioni
Nato a FERRARA il 29 settembre 1912. Morto ROMA il 30 luglio 2007. Nato e cresciuto in una famiglia della media borghesia, durante gli anni passati all'Università di Bologna inizia ad appassionarsi al teatro e collabora con il Corriere Padano come critico cinematografico. Dopo essersi laureato in Economia e Commercio, si trasferisce a Roma, si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia e scrive per la rivista 'Cinema'. Ben presto però molla tutto e dopo aver collaborato alla sceneggiatura di "Un pilota ritorna" (1942) di Roberto Rossellini va in Francia dove fa esperienza come aiuto-regista di Marcel Carnè. Tornato in Italia, nel 1943 realizza il suo primo documentario "Gente del Po" che riesce però a concludere solo nel 1947 a causa della guerra. Fino alla fine degli anni '40 si dedica al giornalismo, alla sceneggiatura - collaborando con Giuseppe De Santis, Federico Fellini e Luchino Visconti - e si dedica all'attività di documentarista, raggiungendo anche notevoli conoscenze tecniche. Grazie a "Nettezza Urbana" (1948) e "L'amorosa menzogna" (1949) riceve il Nastro d'argento per il miglior documentario. Con il primo lungometraggio "Cronaca di un amore" (1950) si mette subito in evidenza e ottiene un Nastro d'argento speciale "per i valori umani e stilistici". Nel 1956 vince il Nastro d'argento per la miglior regia e il Leone d'argento a Venezia con "Le amiche" (1955) ma è con la 'trilogia' "L'avventura" (1960), "La notte" (1960) e "L'eclisse" (1961) che si impone all'attenzione del pubblico e della critica nazionale e internazionale. Con questi film guadagna numerosi riconoscimenti tra cui il premio speciale della giuria al Festival di Cannes (1960/62) e l'Orso d'oro a Berlino (1960). Nel 1964 abbandona il bianco e nero e realizza il suo primo film a colori "Deserto rosso" che presentato a Venezia vince il Leone d'oro e il premio FIPRESCI. Con "Blow-up" (1966) riceve la sua prima e unica candidatura all'Oscar come regista (ne riceverà uno alla carriera nel 1995) e vince la Palma d'oro a Cannes. Nel 1983 gli viene conferito a Venezia il Leone d'oro alla carriera. Rimasto lontano dal set per diversi anni in seguito a un ictus che gli toglie l'uso della parola, da cui è colpito all'inizio degli anni '80, vi ritorna nel 1994 con l'aiuto di Wim Wenders insieme al quale realizza "Al di là delle nuvole", vincitore del premio FIPRESCI a Venezia. Torna per un'ultima volta al suo primo amore, il documentario, quando per Istituto Luce dirige l'emblematico "Lo sguardo di Michelangelo" sulla statua del Mosè di Michelangelo Merisi in S. Pietro in Vincoli a Roma, che viene presentato come evento speciale al 57 Festival di Cannes. Nello stesso anno riesce ancora a dirigere "Il filo pericoloso delle cose" uno dei tre episodi del film "Eros" mentre gli altri due vengono diretti da grandi autori che, pur stranieri, hanno ben compreso la sua lezione: Wong Kar Wai, Steven Soderbergh. Presentato alla Mostra di Venezia, sarà questo il suo ultimo film. La sera del 30 luglio 2007, nella sua abitazione di Roma, al quartiere Fleming, si è spento serenamente, assistito dalla moglie Enrica. Dopo un primo matrimonio, Antonioni era stato a lungo legato sentimentalmente all'attrice Monica Vitti, protagonista dei suoi film sull'incomunicabilità: "L'avventura" (1959), "La notte" (1960), "L'eclisse" (1962) e "Deserto rosso" (1964). Dal 1986 aveva sposato Enrica Fico.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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