SABATO 22 aprile 
ore 20.30 (Sala Lampertico)
DOMENICA 23 aprile
ore 18.00 (Sala Lampertico)

LIBERE DISOBBEDIENTI INNAMORATE locandina

Regia
Maysaloun Hamoud
Genere
DRAMMATICO
Durata
96'
Anno
2017
Produzione
DBG/DEUX BEAUX GARÇONS, EN COMPAGNIE DES LAMAS
Cast

Mouna Hawa (Leila), Sana Jammelieh (Salma), Shaden Kanboura (Noor), Riyad Sliman (Qais), Mahmud Shalaby

Trama

Cosa fanno tre ragazze arabe a Tel Aviv? Fanno quello che farebbero tutte le ragazze del mondo: cercano di costruire il perimetro dentro cui affermare la propria identità. Amano, ridono, piangono, inseguono desideri, s'inciampano, si rialzano. Amano e ridono ancora, magari bevendo, fumando canne e ballando, in attesa dell'alba. Tre amiche divise dalle pulsioni e rese gemelle dalla necessità di essere forti. Più forti di chi le tradisce, più forti di chi le giudica, più forti di chi le umilia.

Critica

Se il luogo fosse in Italia o in Francia, la regista e gli interpreti italiani o francesi, il film sarebbe una piacevole commedia come tante. Ma 'In Between' (...) si svolge a Tel Aviv, nella comunità arabo israeliana, quasi ventimila persone su più di un milione di abitanti: ambiente borghese di origine palestinese e di religione musulmana (ma anche arabo cristiana e drusa), tra laicità e tradizione. Forse per molti di noi Islam vuole dire donne chiuse nella hiyab o sepolte nel burka, migranti da respingere, vittime di Boko Haram, muri per isolare la Palestina, e soprattutto terrorismo ovunque. Per questo, oltre che per la grazia della sue interpreti e la bellezza dei suoi giovani maschi (breve barba nera molto di moda anche da noi, occhi azzurri), questo film è molto interessante, rivelandoci un mondo sconosciuto, almeno a me ma credo anche a molti, che non è tanto diverso da quello di 'Sex and the City', ambientato a New York (...).
Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 27 marzo 2017

Di «Libere, disobbedienti, innamorate» (...) è stato detto che è il «Sex and the City arabo», ma la definizione è riduttiva e semplicistica, perché il film è molto di più. Non solo per il coraggio con cui è stato realizzato e per l'importanza del ritratto che offre. Ma anche per la capacità di mettere in scena tipi femminili diversi dai soliti modelli, caratteri potenti e facce indimenticabili. Come quella di Leila, incorniciata da una magnifica chioma Ieonina che, già da sola, è una dichiarazione di forza e di guerra. Il percorso è lungo, ma, diventando amiche, le tre protagoniste sono già a buon punto.
Fulvia Caprara, 'La Stampa', 6 aprile 2017

La regista, conterranea e complice, vi si riflette e costruisce attraverso l'uso drammaturgico dei loro corpi una coraggiosa battaglia verso un'emancipazione vera, profonda e lontana dagli slogan. (...) Promossa come il 'Sex & the City' in salsa araba, l'opera prima di Maysaloun Hamoud si inserisce più nel filone che parte da 'Sognando Beckham' e arriva a 'Mustang', passando per i vari 'La sposa turca', 'Caramel' e simili, manifestando non solo originalità di scrittura, ma una notevole capacità di gestire gli spazi (Tel Aviv) e le ellissi temporali.
Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 aprile 2017

(...) è il complesso affresco di ciò che sta accadendo, secondo la regista trentacinquenne, in una porzione di Tel Aviv dove giovani israeliani e palestinesi si mescolano e interagiscono. La pellicola ha spopolato nei festival (Toronto, San Sebastian, Haifa) non dando mai giudizi netti e non dipingendo come macchiette gli antagonisti delle nostre amabili eroine. (...) Gran film e portentoso esordio da parte di Hamoud (...).
Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 aprile 2017

Piacerà a chi ama i ritratti femminili ben incisi e soprattutto ben collocati nelle rispettive realtà. Il dramma delle tre è che non sono troppo disobbedienti. Ciascuna arriva all'appartamento intrappolata da pastoie sociali e culturali. Anche nella libera e anticonvenzionale Tel Aviv.
Giorgio Carbone, 'Libero', 6 aprile 2017

Una terra di mezzo – per questo il titolo inglese In between è assai appropriato – è quella in cui vivono Laila, Salma e Nour. Sono arabe, lavorano, studiano e amano a Tel Aviv, portano incise sulle loro vite le difficoltà delle origini e quelle di un presente poco chiaro, appannato come il loro futuro. Libere, disobbedienti e innamorate è l’opera prima di Maysaloun Hamud, che vive a Jaffa, ma ha scelto una città cosmopolita e aperta per ambientare questa sua storia molto femminile. Le tre diventano amiche e giocoforza sono costrette a condividere le loro esperienze, professionali e sentimentali, che non lasciano spazio proprio alla libertà, alla autonomia e all’amore del titolo italiano. Leila è una avvocatessa assai emancipata (Mouna Hawa), Salma (Sana Jammelieh) una dj omosessuale e trasgressiva, Nour (Shaden Kamboura) una studentessa che accetta il velo e i codici di un tradizionalismo che stride con tutto ciò che le gira intorno. Condividono un appartamento in cui amanti e pretendenti entrano ed escono, in cui si beve e fuma, e i discorsi sono senza il diaframma delle convenzioni sociali e delle imposizioni politiche. Cercano una stabilità impossibile, che includa anche le loro necessità, quelle dell’anima e del corpo, del cuore e della propria affermazione – leggi indipendenza – trovando però continui ostacoli, se non peggio. Leila si butta nella vita con un entusiasmo eccessivo (fumo, alcol e droga), quasi a rimpiazzare un uomo che ancora non appare, e quando incontrerà Zaid lui la costringerà a confrontarsi con il grimaldello dell’opinione pubblica; Salma si comporta con sicurezza, ma nasconde, invece, una fragilità emotiva e relazionale alla quale può sfuggire proprio rifiutando la sua terra e ribellandosi a una famiglia che la minaccia pesantemente rifiutando di accettarla; Nour si culla nella tradizione, ostenta sicurezza e docilità, ha un fidanzato altrettanto sicuro e tradizionalista, che però espellerà le sue tossine dimostrando di essere un uomo violento e imprevedibile.
Sgorgano lacrime, in queste vite, ma ci sono anche sorrisi e coraggio. E quella importante solidarietà che spesso diventa una diga agli eccessi e un farmaco nelle possibili cadute. La regista giustamente non si sofferma in spiegazioni didascaliche o sottotesti esplicativi: registra soltanto una condizione – quella femminile e araba in un Paese difficilissimo – che si scontra con una spigolosa modernità. Quella cui guardano, spaventate e incerte, ma coraggiose, le tre amiche, nella bella inquadratura finale, avvolte dalla notte.
Luca Pellegrini, Cinematografo.it, 5 aprile 2017

Premiata all'Haifa International Film Festival, l'opera prima di Maysaloun Hamoud si nutre di un contesto reale e segue il destino di tre donne che vogliono vivere dove gli è concesso soltanto sopravvivere. Fuggite alle origini e approdate a Tel Aviv, considerata dagli israeliani liberale e aperta alle alterità, le protagoniste scopriranno a loro spese il conto della libertà. A confronto con una doppia discriminazione, sono donne e sono palestinesi, Leila, Salma e Noor procedono a testa alta dentro un film che non risparmia nulla, nemmeno lo stupro, e nessuno.
Israeliani ebrei e israeliani arabi, laici e religiosi, cristiani e musulmani, nessuno si senta escluso. Lo spettro del patriarcato, dal simbolico al doloso, si incarna progressivamente nei padri come nei fidanzati, predatori frustrati imprevedibili. Colte tra due mondi, la cultura araba musulmana tradizionale e quella ebraico israeliana, le protagoniste si sono lasciate alle spalle interdizioni familiari, comunità religiose e società conservatrici per ritagliarsi un'esistenza nuova e costruirsi una vita sociale a misura dei loro desideri e delle loro volontà. Bar Bahr, il titolo originale, in arabo tra terra e mare, in ebraico né qui né altrove, traduce il disorientamento (meta)fisico di una generazione, quella dei giovani arabo-israeliani che in Israele sono uno su cinque, emancipata dalla propria cultura per adottarne una occidentale. Una generazione che non sa più se appartiene al mare o alla terra. Una generazione, ancora, alla ricerca di libertà che prova a preservare il cuore della propria identità.
È Noor a impersonare meglio delle altre lo iato, con gli sguardi affamati di vita sotto l'hijab, il velo islamico che non preclude la corsa della ragazza incontro alla modernità. La regressione nel film è appannaggio degli uomini, guardiani (ipocriti) dell'ordine morale che tradiscono un bisogno di controllo che quando sfugge volge in violenza.
Gineceo deciso a deporre l'autorità patriarcale, In Between resiste con le sue eroine, accompagnandole, proteggendole, incoraggiandole, desiderando quello che desiderano loro lungo le rispettive linee di fuga. E l'energia drammatica del film riposa sulle scintille prodotte dal confronto delle personalità piuttosto che sull'inventiva della sceneggiatura. Alla denuncia, Maysaloun Hamoud preferisce l'empatia, alla messa alla gogna la conversazione intima. L'autrice incarna i tabù e si concentra sul quotidiano degli israeliani arabi, offrendo ai palestinesi un corpo altro e fiero, che condivide con quello ebraico le stesse tribolazioni, gli stessi problemi finanziari e sociali, la stessa città, lo stesso Paese. Un Paese pieno di contraddizioni a cui tutti partecipano.
Gli israeliani ebrei non fanno che qualche apparizione nel film: la commessa di un negozio che guarda con rimprovero Leila e Salma, il manager hipster di un ristorante che proibisce a Salma di parlare arabo o il titolare di un locale dietro al bancone incapace di identificare l'accento arabo di Salma. Attraverso un corpo collettivo superbamente femminile, fluido e cangiante, In Between ripiega in un appartamento da cui apre e chiude una battaglia contro i corsetti morali. Un'isola domestica in cui convivono tre identità distinte con distinti destini alla mano. Destini appesi a un'ultima sigaretta e gravati sugli sguardi distanti. Dentro un finale ammutolito e una terrazza separata, dove la regista isola le sue eroine per guardare da presso un paese, le sue violenze e le sue ineguaglianze.
Marzia Gandolfi, Mymovies.it, 6 marzo 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Maysaloun Hamoud
Fotografia: Itay Gross
Musiche: MG Saad
Montaggio: Nili Feller, Lev Goldser Scenografia: Hagar Brutman
Produzione: DBG/DEUX BEAUX GARÇONS, EN COMPAGNIE DES LAMAS



Nazione
ISRAELE, FRANCIA
Distribuzione
TUCKER FILM
Titolo originale
Bar Bahr
Altri titoli
IN BETWEEN

 

Nata nel 1982 a BUDAPEST (Ungheria). Cresciuta a Dir-Hana, un villaggio a nord di Israele, si è laureata alla Minshar Film School e ha poi vissuto a Jaffa. Dopo aver diretto i corti "Shades of Light" (2009), "Sense of Morning" (2010) e "Salma" (2012) nel 216 realizza il suo primo lungometraggio "Libere, disobbedienti e innamorate - In Between".

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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