MARTEDì 17 e MERCOLEDì 18 aprile
ore 15.30 - 18 - 20.30
GIOVEDì 19 aprile
ore 15.15 - 17.30 - 20 - 22.10

LOCANDINA ELLA JOHN

Regia
Paolo Virzì
Genere
COMMEDIA, DRAMMATICO
Durata
112'
Anno
2017
Produzione
FABRIZIO DONVITO, MARCO COHEN, BENEDETTO HABIB PER INDIANA PRODUCTION, CON RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON MOTORINO AMARANTO, IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT
Cast

Helen Mirren (Ella Spencer), Donald Sutherland (John Spencer), Christian Mckay (Will Spencer), Janel Moloney (Jane Spencer), Dana Ivey (Lillian), Dick Gregory (Dan Coleman), Mylie Stone (Emily), Marc Fajardo (Terry), Gabriella Cila (Chantal), Robert Pralgo (Phillip), Kirsty Mitchell (Jennifer Ward) Soggetto: Michael Zadoorian – (romanzo)

Trama

Storia di Ella e John, della loro fuga per sottrarsi alle cure dei medici e dei figli ormai adulti. Lui svanito ma forte, lei acciaccata ma lucidissima, si regalano un'avventura per le strade americane, da Boston a Key West a bordo del loro vecchio camper, e tra momenti esilaranti ed altri di autentico terrore, ripercorrono l'appassionata vicenda di un amore coniugale che sembra destinato a regalare rivelazioni sorprendenti fino all'ultimo istante.

Critica

Quella è la meta, ma quello che conta è il viaggio: Paolo Virzì torna negli States 15 anni dopo My Name is Tanino (2002) e si mette al volante di un film tanto “semplice” quanto straordinario, senza rinnegare una virgola della sua riconoscibile poetica cinematografica, sempre attenta a mettere in risalto la componente umana prima di qualsiasi altra cosa, sempre capace di miscelare commedia e dramma senza sotterfugi o trovate a effetto, sempre in grado di dialogare tanto con la testa quanto (soprattutto) con il cuore.
Stavolta, forse più che mai, il regista livornese (che porta sullo schermo il romanzo In viaggio contromano di Michael Zadoorian, ed. Marcos y Marcos) può anche concedersi il lusso di affidarsi ad un pilota automatico (anzi due) in grado di assorbire, fare proprio tutto il carico di una lunga esistenza (idealmente) condivisa e trasmetterla al pubblico con una classe, una leggerezza disarmante, divertente e commovente.
Helen Mirren e Donald Sutherland SONO Ella e John: lei è ancora energica e determinata, nonostante il tumore che la sta divorando, lui è stralunato e mansueto, in lotta con i ricordi e la scomparsa della memoria. Insieme, fuggono da un destino fatto di cure invasive e ospedalizzazioni (già programmato per lei dai figli Will e Jane), e si lasciano andare, un’ultima volta, verso la vita. Che è fatta, nonostante tutto, anche delle solite quisquilie quotidiane, come le discussioni se siano meglio i boxer nuovi comprati da lei o le solite, usurate mutande che preferisce indossare lui (“sento il controllo”). Certo, non è facile, soprattutto per Ella, costretta ogni volta senza preavviso a dover “riportare” a sé l’amato marito, che la dimentica anche in una stazione di servizio o la scambia per la vicina di casa, ma è una fatica che nei “ritorni” di John trova più di una semplice consolazione.
È un partire per continuare a ritrovarsi, quello di Ella e John, per non rassegnarsi alla fine andandole comunque incontro, per continuare a condividere le gioie e i dolori di un abbraccio che dura da quasi 50 anni. E per riassaporare, ogni sera nei vari campeggi dove si fermano a dormire, la loro storia, far riemergere i ricordi attraverso qualche vecchia diapositiva sbiadita, con loro giovani, i figli piccoli, la vicina di casa, gli studenti di John.
Virzì ci chiede di far parte di questo abbraccio, di pensare ai nostri nonni, ai nostri genitori, al nostro domani, lasciando a due interpreti straordinari il compito di ricordarci che cosa significhi l’amore. E la vita.
Valerio Sammarco,Cinematografo.it, 9 gennaio 2018

Paolo Virzì torna on the road ma questa volta non ha intorno a sé i rassicuranti panorami toscani. Livorno è lontana e anche la Brianza è ormai un ricordo. La Route 1 sulla East Coast degli States che termina a Key West dove si trova la casa di Hemingway è la nuova via da percorrere insieme a Donald/John ed Helen/Ella.
Conservando intatto il proprio modo di fare cinema ma guardando l'America con lo sguardo di due attori che si calano nei loro personaggi (ognuno con la propria tecnica recitativa) al punto di farti dimenticare chi sono e quanto hanno dato al cinema e al teatro per consentirti di ammirarli ex novo. Virzì e i suoi co-sceneggiatori hanno avuto coraggio nel trattare un tema che potremmo definire usato ma anche abusato dal cinema in genere e da quello americano in modo particolare. L'invecchiamento, la demenza senile, le malattie invasive hanno costituito terreno di coltura per film belli ma anche per retoriche di calibro mediocre.
Virzì si dimostra invece ad ogni film sempre più in grado di equilibrare (apparentemente senza sforzo) il riso e la commozione, l'ironia e lo sconforto. Questo professore di letteratura che ricorda le studentesse ma dimentica i nomi dei figli ha lampi di tenerezza nello sguardo che si spengono all'improvviso lasciandolo solo e indifeso. Ha al fianco una moglie volitiva che si è fatta carico del suo e del proprio disagio e ha deciso che la loro storia possa concedersi (così come recita il nome del vecchio camper) una ricerca di quel tempo libero che cliniche e case di riposo vorrebbero loro togliere e che già i loro figli hanno iniziato a condizionare. Perché Virzì non dimentica di raccontarci come sia faticoso e anche doloroso divenire, a un certo punto della vita, genitori dei propri genitori. Avere cioè la sensazione che coloro che ti hanno tenuto per mano e ti hanno insegnato a muovere i primi passi nella vita debbano ora dipendere da te per compiere invece i loro ultimi.
Con tutte le apprensioni ma anche le invasioni di campo che ne conseguono. In un'America che sta per dimenticare se stessa e le proprie radici per eleggere un presidente che pretende di farla di nuovo grande a sua immagine e misura, Ella e John vivono un presente in cui l'oblio può trasformarsi in memoria improvvisa e non sempre piacevole. In attesa di sognare i leoni che Hemingway (lo scrittore più amato da John) offriva al Santiago di "Il vecchio e il mare". Perché, come dice con fervore l'anziano professore, la sua era prosa che si faceva poesia. The Leisure Seeker è cinema che si fa vita.
Giancarlo Zappoli, Mymovies.it. 3 settembre 2017

Paolo Virzì è innegabilmente un maestro nel delineare i punti di forza e di debolezza dell’uomo; cattura la migliore, la più selvaggia, la più miserevole umanità, cogliendo ogni sfumatura e dando il giusto peso a ogni parola. Una pellicola che ha di virziniano molto di più di quello che forse lo stesso regista sarebbe disposto ad ammettere, i cui personaggi sono così imperfetti, brutali, spassosi e anacronistici che si dilungano in discorsi che intratterrebbero lo spettatore per ore, per giorni interi.
Questo viaggio è una vera fuga d’amore, la scelta di vivere, ancora una volta e sempre, di due persone che non conoscono altro modo se non quello di stare assieme; c’è una parvenza di ribellione in questo film che rivendica la libertà di porsi contro scelte forzate che spingono spesso gli anziani ad essere rinchiusi in strutture mediche per volere magari di un medico o secondo dettami sociali. Il loro è un viaggio intimo che crea uno spaccato nella loro esistenza che li porterà da Boston a Key West, città abitata da uno degli scrittori preferiti di John, Ernest Hemingway.
Ella & John – The Leisure Seeker ha la potenza di non inciampare in cliché o di raffigurare erroneamente un’America turistica, vista con gli occhi dello straniero, questo non accade mai ed è una benedizione assoluta. Nonostante la storia sia ben contestualizzata nel periodo ante Trump e quindi durante la sua campagna elettorale, ciò non destabilizza la narrazione ma la rende ancora più affascinante, come nella splendida scena in cui i due fuggiaschi si trovano nel ben mezzo di una manifestazione in favore di Trump, un momento che li rende ancora più estranei a quel mondo, al nostro tempo.
John è una persona affascinante, ha i suoi momenti, i suoi vuoti di memoria, ma che non sono mai davvero vuoti, lui è così affollato di ricordi, di pagine di letteratura che inevitabilmente crea alchimia con chiunque lo ascolti, la sua mente è così ampia, intrigante e imprevedibile da scatenare momenti malinconici ma anche spassosi e ridicoli. Ella & John è un film che sa rischiare, che sa raccontare in modo totale l’imperversare di una malattia così pungente e abissale, ma che non cerca mai alcun tipo di compassione.
Donald Sutherland e Helen Mirren dimostrano ancora una volta la capacità di potersi misurare con qualsiasi ruolo, dando corpo e anima per due personaggi bislacchi e poetici, due attori monumentali diretti con complessità e devozione, in cui viene ben riletta e descritta la libertà di due persone che scelgono un altro mondo, un altro destino, un’altra strada, che va meravigliosamente ad aggiungere vita alla vita stessa.
Paolo Virzì firma un’opera indimenticabile, senza tempo, che viaggia verso gli Oscar, grazie a due attori imponenti che speriamo possano essere insigniti dei giusti riconoscimenti.
Lucia Tedesco, Cinematographe.it, 3 settembre 2017

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: Michael Zadoorian – (romanzo)
Sceneggiatura: Stephen Amidon, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Paolo Virzì
Fotografia: Luca Bigazzi
Musiche: Carlo Virzì
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Richard A. Wright
Arredamento: Eve Cauley
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Tratto da: romanzo "In viaggio contromano. The Leisure Seeker" di Michael Zadoorian (ed. Marcos y Marcos, coll. Gli alianti)

Nazione
ITALIA
Distribuzione
01 DISTRIBUTION (2018)
Tratto da
romanzo "In viaggio contromano. The Leisure Seeker" di Michael Zadoorian (ed. Marcos y Marcos, coll. Gli alianti)

Nato a LIVORNO il 4 marzo 1964. Frequenta il corso di sceneggiatura di Furio Scarpelli al Centro Sperimentale di Cinematografia. Terminati gli studi, collabora a diversi script, tra cui nel 1990 a "Turné" di Gabriele Salvatores, prima di esordire dietro la macchina da presa nel 1994 con "La bella vita", che gli procura il Ciak d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, il Nastro d'Argento e il David di Donatello come miglior regista emergente. Con i successivi "Ferie d'agosto" (1996), "Ovosodo" (1997, Gran Premio della Giuria a Venezia) e "Baci e Abbracci" (1999) si mette in evidenza come uno dei più talentuosi registi italiani della sua generazione. Nel 2001 fonda con il fratello Carlo (musicista, regista e attore) la casa di produzione cinematografica Motorino Amaranto, una factory il cui compito principale è quello di gestire in parte o del tutto la realizzazione dei film di Paolo, ma anche di contribuire alla scoperta di nuovi talenti, nuovi registi, nuovi sceneggiatori. Nel 2002 dirige "My name is Tanino", mostrando il sogno americano del nuovo millennio attraverso gli occhi di Tanino, un giovane turista siciliano. Un anno dopo, è già pronto per l'uscita di un altro film "Caterina va in città, in cui sceglie ancora una giovane e ingenua testimone per raccontare, sempre con quell'ironia di cui è ormai maestro, i problemi quotidiani, sia dei giovani che degli adulti, del nostro tempo. Nel 2006 si allontana dal suo consueto registro ormai consolidato per cimentarsi per la prima volta in un film in costume ambientato nel 1815: "N - Io e Napoleone", in cui racconta quanto può essere affascinante il tiranno (Daniel Auteuil) anche agli occhi di chi vorrebbe assassinarlo (Elio Germano). Sempre nel 2006, Virzì accetta di comparire come attore in "Il caimano" di Nanni Moretti nel piccolo ma divertente ruolo di un dirigente maoista. Nel 2008 ritorna a parlare dell'Italia che più gli piace, quella proletaria, precaria e sognatrice di "Tutta la vita davanti", film che ottiene cinque Ciak d'oro, due Globi d'oro della stampa estera e tre Nastri d'argento tra cui quello come regista del miglior film per lo stesso Virzì. Nel 2010 racconta le peripezie di una giovane e bellissima mamma sullo sfondo della Livorno anni Settanta con il pluricandidato e acclamato "La prima cosa bella" (che fa ottenere a Virzì il Nastro d'argento per la miglior regia e la miglior sceneggiatura e il David di Donatello sempre per il miglior script). Il film viene anche designato a rappresentare il cinema italiano per la selezione dell'Oscar 2011 come miglior film straniero, non rientrando però nella cinquina finale. Nel 2013 è chiamato a dirigere il Torino Film Festival. L'anno successivo ottiene ben 19 candidature ai David di Donatello (vincendone sette, tra cui quello come miglior film) con "Il capitale umano". Al film vengono inoltre assegnati sei Nastri d'argento, quattro Ciak d'oro e il Globo d'oro della stampa estera come miglior film italiano dell'anno. Anche questo titolo è stato indicato alla giuria degli Academy Awards senza però rientrare nella cinquina finale. Nel 2016 porta al cinema la commedia tutta femminile "La pazza gioia" che fa incetta di premi alla 71ma edizione dei Nastri d'argento. Dopo il divorzio dall'attrice Paola Tiziana Cruciani - conosciuta durante gli studi al Centro Sperimentale e da cui ha avuto la figlia Ottavia - nel 2009 ha sposato l'attrice Micaela Ramazzotti, con cui ha avuto i figli Jacopo e Anna.

 

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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