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"SLEUTH"

vs

"GLI INSOSPETTABILI"

di Carlo Dainesi

sleuth loc insospettabili

 

Si è parlato molto di “Sleuth” e, a ragione, se n’è parlato come uno dei film inglesi (la produzione è in realtà anche statunitense) più interessanti della stagione, un successo riscontrato anche all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Per certo l’ultima opera di un regista di talento come Kenneth Branagh è un film che merita di essere visto e, aggiungerei, “scoperto”. Per farlo il consiglio che mi sento di dare è quello di non mancare di abbinare alla visione anche la pellicola originale “Gli Insospettabili” del 1972, ultima regia di J.L.Mankiewicz che al tempo guadagnò due nomination al premio Oscar e soprattutto il merito di aver contribuito decisivamente a rendere celebre “Sleuth”, l’opera teatrale di Anthony Shaffer da cui era tratta.

In Inghilterra e nei Paesi anglosassoni in particolare, la piéce ebbe notevole successo e innumerevoli compagnie di attori professionisti e amatori l’hanno portata sul palco di moltissimi teatri grazie anche alla relativa agilità con cui si rappresenta una sceneggiatura che prevede sostanzialmente tre interpreti. Se la stessa sceneggiatura nel film originale era di Shaffer, per “Sleuth” del 2007 si è scomodato niente meno di un premio Nobel come Harold Pinter che ci consegna oggi una trama “riveduta” da diversi punti di vista.

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L’attualizzazione del film parte innanzitutto dalla scenografia e dagli effetti speciali: l’ambiente aristocratico della dimora immersa nella campagna inglese in cui il divertimento principale dell’istrionico scrittore Andrew Wyke, costituito da una miriade di giochi, pupazzi animati e carillon, è sostituito da una villa ultramoderna in cui il capriccio fondamentale del protagonista è basato sull’ipertecnologicità di gran parte dell’arredo. Ciò che accomuna l’atmosfera barocca che pervadeva l’opera del ’72 e la freddezza dell’ambientazione futuristica scelta per “Sleuth” sono i temi del gioco e del surrealismo che proiettano la storia in una dimensione quasi grottesca fin dalle prime scene. Se però “Gli Insospettabili” è pervaso soprattutto dai toni della detective story, il nuovo film è da accostare piuttosto al genere thriller per la maggiore presenza di azione.

L’aspetto più interessante della nuova sceneggiatura di Harold Pinter è un elemento che nella pellicola originale era solo un velatissimo aspetto latente nel rapporto tra i due protagonisti. Nella trama di “Sleuth” la donna contesa dai due uomini passa improvvisamente in secondo piano per lasciare spazio ad un rapporto che si fa sempre più ambiguo e lascia intuire come l’uno cerchi di sedurre l’altro.

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Entrambe le interpretazioni del testo di Shaffer sono comunque basate sul costante confronto fra le due personalità, avversari che ogni scena sembra portare a turno in vantaggio o in svantaggio in una battaglia psicologica (ma anche verbale e fisica) che ha il ritmo di un match tennistico e il sapore di una sciarada d’altra epoca.

Se vogliamo è la durata a segnare una significativa differenza tra le due pellicole: “Sleuth”, dal ritmo serrato e le azioni intense, dura infatti circa un’ora in meno del precedente “Gli Insospettabili” dai tempi più dilatati e i dialoghi più prolissi propri di un cinema di quasi 35 anni fa. Il risultato, come nell’opera di Mankiewicz, è comunque squisito e non manca di tenere incollato lo spettatore bersagliato dai continui colpi di scena che condiscono la storia.

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Resta quindi il dubbio se parlare di questo film come remake del precedente o come nuovo adattamento dell’opera drammatica originale. Di sicuro siamo di fronte all’ennesima ottima prova registica di Branagh e ad un film che per la spiccata teatralità poteva reggersi solo su due grandi prove di recitazione: non si può dire che Michael Caine e Jude Law siano mancati all’appello della prestazione straordinaria.

In “Sleuth” Michael Caine passa dal ruolo di Milo Tindle che fu suo in “Gli Insospettabili” a quello di Andrew Wyke che fu del grande Laurence Olivier: nel ‘72 li separavano due Academy Awards ma da allora ad oggi, anche da quel punto di vista, Caine ha recuperato (due Oscar come “miglior attore non protagonista” per Hannah e le sue sorelle e Le Regole della Casa del Sidro) ed è riconosciuto come una delle leggende viventi del cinema inglese.

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Un plauso va infine al talentuoso Jude Law che, oltre a ricordare al meglio il personaggio precedentemente interpretato da Michael Caine, è anche co-produttore e il principale ideatore di questa riuscita rilettura cinematografica di “Sleuth” di Shaffer.




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