Da LUNEDì 2 a DOMENICA 8 gennaio  ore 18 - 20.30 (Sala Lampertico)

lion sac LOCANDINA

Regia
Garth Davis
Genere
DRAMMATICO
Durata
129
Anno
2016
Produzione
SEE-SAW FILMS, AQUARIUS FILMS, SCREEN AUSTRALIA
Cast

Nicole Kidman (Sue Brierley), Dev Patel (Saroo Brierley), Rooney Mara (Lucy), David Wenham (John Brierley), Divian Ladwa (Mantosh Brierley), Priyanka Bose (Kamla), Pallavi Sharda (Prama), Arka Das (Sami), Emilie Cocquerel (Annika), Deepti Naval (Mrs. Sood), Abhishek Bharate (Guddu), Sachin Joab (Bharat), Tannishtha Chatterjee (Noor), Nawazuddin Siddiqui (Rawa), Eamon Farren (Luke), Menik Gooneratne (Swarmina), Sunny Pawar

Trama

Il piccolo Saroo, a soli cinque anni si perde su un treno che lo porta per migliaia di kilometri attraverso l'India, lontano da casa e dalla famiglia. Il bambino deve imparare a sopravvivere da solo a Calcutta, fino a quando viene adottato da una coppia australiana. Venticinque anni dopo, con solo una manciata di ricordi, una tenace determinazione e la rivoluzionaria tecnologia di Google Earth, Saroo decide di andare a cercare la sua famiglia di origine e ritrovare la sua prima casa. basato su fatti realmente accaduti.

Critica

Sulla carta, una storia del genere pareva presentarsi da sola, restava da decidere se aver voglia o meno di piangere tutte le proprie lacrime per una versione ancora più incredibile, per quanto vera, e magari narrativamente più piatta, di The Millionaire. I meno scettici si potevano aggrappare al nome del regista, Garth Davis, artefice della maggior parte dei bellissimi episodi di Top of the lake, per sperare in qualche sorpresa. Per una volta, invece, c'è di più. Tutta la prima parte, che vede protagonista il piccolo Sunny Pawar, ha un che di magnetico. Si resta incollati alla forza d'animo del bambino, al suo sguardo attento, al suo cuore gonfio, mentre viene catapultato suo malgrado dal nulla della casa d'origine alla vastità della megalopoli e della sua disumanità. Davis racconta bene come lo sguardo di Saroo si aggrappa a quello degli altri bambini, in cerca di una fratellanza, sullo sfondo di un mondo adulto ambiguo se non meschino. Lion è perciò un oggetto particolare, un film "da Oscar" che dei film "da Oscar" evita più o meno tutti i soliti difetti. Un grande narrazione a lieto fine, sì, ma nel quale il risarcimento emotivo non è completo e lascia dietro di sé e nello spettatore degli strascichi forse non contemplati; un film in cui le immancabili "rimonte" di sceneggiatura, tipiche del genere, sono gestite con eleganza non comune, senza che quasi che ne accorgiamo, e così il destino di Saroo è raccontato come una storia nella storia, quella di un cucchiaio immaginario che diventa un reale e anglofono "spoon" e del quale si deve liberare, tornando ad usare il naan, il pane indiano, come un cucchiaio, per poter tornare a toccare il proprio sé. L'India stessa, infine, non è quella povera ma colorata e pop di Danny Boyle, è più vera o per lo meno credibile: c'è infatti una ricerca di verosimiglianza, che si trova anche nell'estremo avvicinamento della coppia Nicole Kidman- David Whenam alla coppia vera della storia vera che ha ispirato il film, che non è francamente richiesta ad un prodotto di questo tipo, però fa la differenza. Nella seconda parte, il discorso cambia: l'ellissi è molto, forse troppo, ampia, e affidare il riemergere del passato di Saroo ad un jalebi, come ad una madeleine proustiana, vuol dire tirare un po' la corda. Subentrano nuove tematiche, legate alla nuova famiglia, al destino della madre e alla figura di Mantosh, il fratello "diverso", l'altra faccia della favola dell'adozione. Troppo materiale, forse; che sarebbe stato perfetto per lo spazio concesso ai personaggi tipico della nuova serialità, meno, invece, per un pezzo di film che comincia e finisce altrove. Eppure, la seconda parte è importante, è il vero viaggio del film, sviluppato con qualche insistenza di troppo (il "ritorno" ad una condizione trasandata e disperata del personaggio di Dev Patel non era affatto necessario), ma sempre al riparo dal pericolo, pur presente, di grossolani scivoloni nel mélo. Marianna Cappi, Mymovies.it, ottobre 2016

Magia di internet, potenza del cinema. La globalizzazione non è il demonio che vogliono farci credere, e salva la vita di un pargolo che ha perso la strada di casa. Per Oliver Stone (Snowden) la rete minaccia la libertà, esercita un dominio assoluto sull’essere umano: dai computer arriva un controllo totale sull’individuo, con le webcam che si trasformano in uno spioncino per monitorare il pianeta intero. Invece il regista regista Garth Davis ci infonde una speranza, e mostra come Google Earth sia il modo più semplice e imprevisto per poter riabbracciare i propri cari. Lion è un viaggio lungo venticinque anni, un’andata e ritorno che avrebbe fatto impallidire anche Senofonte e la sua Anabasi. (…) Garth Davis è un esordiente che punta subito in alto. Si è fatto le ossa dirigendo gli spot pubblicitari, per i quali ha ricevuto premi, applausi e tanti soldi. Lion, il suo primo lungometraggio, è l’adattamento del romanzo A long way home di Saroo Brierley, e cerca con una sorta di analisi trasversale, il senso della vita. Ciò che non uccide, rende più forti, lo diceva anche Nietzsche. E un figlio strappato dal focolare in tenera età non ha scelta: combattere o morire. Il protagonista lotta per non soccombere, mentre gli altri cercano di sopraffarlo. L’immagine è quella di un’India distrutta dalla disparità sociale, che non riesce ad assimilare le troppe persone che la popolano. The millionaire di Danny Boyle aveva stupito con il ritratto di una nazione senza una vera identità, e Lion segue le sue orme. Ma questa volta non si parla di quiz dai favolosi montepremi: ora vanno in scena l’umanesimo e la ricerca di se stessi. Chi siamo? Da dove veniamo? Domande che nessuno osa più farsi, in un mondo troppo veloce, che non lascia il tempo di respirare.L’analisi del protagonista, interpretato da Dev Patel, parte dal bisogno di appartenere a qualcuno. Casa è dove vivono le persone che ci amano, anche se si parla di adozione. Nicole Kidman è una donna che ha scelto di crescere i bambini degli altri, non perché non può averne di suoi, ma per una necessità di aiutare chi è stato costretto a lasciare la propria terra. Saroo la riconosce come madre, anche se il richiamo della natura non si può far tacere: ovunque sia, la mamma rimane sempre la mamma, e il senso di colpa per una ricerca tardiva pesa più di un macigno. Lion è un film ambizioso, che propone un grande affresco e tocca il cuore. La realtà nuda e cruda vista con gli occhi di un bambino riesce sempre a meravigliare. Il viaggio fisico si alterna con quello interiore, i sentimenti superano la finzione, e si vuole un lieto fine ad ogni costo. Ma la vita è sempre ricca di colpi scena, specialmente se il tuo nome è Saroo Brierley. Gian Luca Pisacane, Cinematografo.it, 22 ottobre 2016

Sembra che Dev Patel abbia l'etichetta dell'attore che fa piangere il pubblico, visto che la maggior parte dei film a cui ha preso parte sono commoventi e strappalacrime; ma allo stesso tempo, incredibilmente belli. Da "The Millionaire" a "L'uomo che vide l'infinito", il giovane attore interpreta spesso il ruolo del povero ragazzo indiano la cui vita cambia drasticamente e, stranamente, invece di essere diventato ormai roba vecchia, Dev Patel riesce ad emozionare con ogni nuova prova attoriale per la sua capacità di comunicare attraverso la macchina da presa. "Lion - La strada verso casa" è una storia triste e felice al tempo stesso, la storia di un bambino indiano che si perde lontanissimo da casa; portata sullo schermo perché, alla fine dell'avventura, il giovane protagonista Saroo è stato piuttosto fortunato rispetto a quello che succede alla maggior parte dei bambini dispersi in India. Da questo punto di vista la pellicola si pone anche come un grido di aiuto verso questa situazione sociale inaccettabile e spinge a non lasciarsi vincere dall'indifferenza. Come sempre succede (per ragioni di marketing), in primo piano sono stati messi i nomi degli attori più conosciuti, - oltre a Dev Patel, Nicole Kidman, Rooney Mara e David Wenham - ma la vera star del film è Sunny Pawar, il giovane attore indiano che interpreta il piccolo Saroo. I suoi occhi estremamente espressivi catturano lo spettatore in ogni scena e non si percepisce alcuna finzione, ma solo incredibile autenticità. I 'grandi nomi' invece risultano poco rilevanti, soprattutto Rooney Mara che, nei panni della fidanzata di Saroo, è poco incisiva e non molto coinvolgente, mentre David Wenham, il padre adottivo del protagonista, è ridotto ad un ruolo marginale che non gli da spazio per approfondire il suo personaggio. L'unica che lascia un segno è Nicole Kidman, che finalmente torna a recitare in modo convincente. Valeria Brunori, dicembre 2016, Ecodelcinema.com

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: Saroo Brierley - (romanzo), Larry Buttrose – (romanzo) Sceneggiatura: Luke Davies Fotografia: Greig Fraser Musiche: Hauschka, Dustin O'Halloran Montaggio: Alexandre de Franceschi Scenografia: Chris Kennedy Arredamento: Nicki Gardiner, Seema Kashyap Costumi: Cappi Ireland Effetti: Iloura Altri titoli: A Long Way Home Tratto da: romanzo "La lunga strada per tornare a casa" di Saroo Brierley e Larry Buttrose (ed. Fabbri) Produzione: SEE-SAW FILMS, AQUARIUS FILMS, SCREEN AUSTRALIA, SUNSTAR ENTERTAINMENT, THE WEINSTEIN COMPANY



Ha iniziato come regista pubblicitario, e nel 2013 ha diretto alcuni episodi della miniserie televisiva Top of the Lake - Il mistero del lago di Jane Campion, per cui ha ricevuto candidature agli Emmy e ai BAFTA. Il suo lungometraggio d'esordio è Lion, interpretato da Dev Patel, Rooney Mara e Nicole Kidman. Al Toronto Film Festival 2016 si è classificato secondo.

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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