LUNEDì 24 aprile
ore 20.30 - Il film sarà presentato dal prof. Denis Lotti, storico del cinema dell'Università degli Studi di Padova.

DAWSON 70x100 web

Regia
Bill Morrison
Genere
DOCUMENTARIO
Durata
120
Anno
2016
Produzione
Bill Morrison e Madeleine Molyneaux per Hypnotic Pictures e Picture Palace Pictures, in associazione con ARTE – La Lucarne e The Museum of Modern Art

Trama

La bizzarra storia vera della collezione di circa 500 film risalenti agli anni 10 e 20 del Novecento, ritenuti persi per oltre cinquant'anni, fino al loro ritrovamento sepolti in una piscina subartica nel territorio dello Yukon. L'unione di materiale d'archivio, interviste e servizi giornalistici, accompagnati dall'enigmatica colonna sonora originale di Alex Somers, ritrae con destrezza la singolare storia di una città canadese negli anni della corsa all'oro, documentando il ciclo vitale di una singolare collezione di film con il suo esilio, la sepoltura, la riscoperta e il salvataggio. Raccontando allo stesso tempo come il territorio di caccia della First Nation fu trasformato e rimosso.

Critica

Il film sarà presentato dal prof. Denis Lotti, storico del cinema dell'Università degli Studi di Padova.

Dawson City e la sua collezione
La storia viene raccontata usando i film della collezione.
"È un cinema del mito e al contempo cinema che si fa mito”
(Bill Morrison)
Dawson City – Frozen Time racconta la storia vera quanto bizzarra di una collezione di 533 film databili tra anni '10 e '20 considerati perduti fino al loro ritrovamento in una piscina dello Yukon.
Utilizzando questi rari film muti e cinegiornali rimasti protetti dal permafrost, materiali d'archivio, interviste e fotografie d'epoca, e l'accompagnamento dell'enigmatica colonna sonora di Alex Somers, compositore e collaboratore dei Sigur Rós e autore delle musiche del film Captain Fantastic, Dawson City – Frozen Time ripercorre l'incredibile storia della cittadina canadese simbolo della corsa all'oro attraverso l'avventurosa vicenda di questa collezione di film, dall'esilio alla sepoltura, dalla riscoperta al salvataggio.
Collocata a 600 chilometri a sud del Circolo polare artico, alla confluenza dei fiumi del Klondike e dello Yukon, Dawson City era un'importante colonia per la caccia e la pesca per le popolazioni nomadi autoctone. La città fu fondata nel 1896, lo stesso anno in cui furono inventati i proiettori cinematografici su larga scala, e divenne il centro della corsa all'oro del Klondike, attirando nell'area oltre centomila cercatori d'oro. La Dawson Amateur Athletic Association (DAAA) aprì nel 1902 e iniziò a proiettare film. Presto la città divenne il punto finale di una catena di distribuzione che stampava pellicole e cinegiornali per lo Yukon. Raramente i film tornavano indietro.
Alla fine degli anni Venti oltre cinquecento pellicole si erano accumulate nelle cantine della biblioteca locale sotto la custodia della Canadian Bank of Commerce. Nel 1929, Clifford Thomson, impiegato della banca e tesoriere della locale associazione di hockey, spostò i film nel palazzetto del ghiaccio, ricoprendoli con assi e strati di terra.
L'ormai famosa collezione di Dawson City fu riscoperta nel 1978 quando durante la costruzione di un nuovo centro ricreativo i bulldozer disseppellirono una marea di pellicole.
Oggi i film ritrovati sono conservati presso i Canadian Archives di Ottawa e l'americana Library of Congress, che congiuntamente ne hanno curato il restauro.

Con il suo folle intreccio di scene di vecchi film, è già considerato un classico moderno” (Vanity Fair)
Dawson City, Yukon, Canada. Tra la fine dell'Ottocento e gli anni '20 del secolo breve, ultimo avamposto della civiltà yankee in preda alla febbre dell’oro, al di là di un deserto gelato, dove nacquero molte fortune americane. C’è un cinema e i film arrivano, sebbene con anni di ritardo; poi però rispedire indietro le pellicole è troppo costoso. A fine anni '70, gli scavi in quello che era stato un campo da hockey ne riportano alla luce un piccolo giacimento, preservato nel ghiaccio. In molti casi, si tratta di film dati per perduti.
Bill Morrison, che già nel 2002 con Decasia aveva dedicato un poema visivo alla pellicola nitrato, usa il found footage per montare una “travolgente ballata sugli anni della corsa all’oro, fatta di newsreel, comiche e melodrammi; il suo discorso stabilisce un parallelo tra gli anni pionieristici del cinema e l’insediamento americano nella sua più remota frontiera, e allo stesso tempo tra i cercatori d’oro di allora e gli archeologi del cinema perduto. Una visione olistica e affascinante della storia nordamericana” (Sophie Mayer, Sight and Sound). Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha suscitato stupore ed emozione, rispetto ad altre operazioni found footage il film di Morrison reca il valore aggiunto della sua storia: come se le persone sullo schermo si fossero appena svegliate da un lungo sonno nel ghiaccio, fantasmi convocati a narrare la propria lontana avventura, parte della storia americana del Ventesimo secolo.

Da Cinematografo.it
Il territorio selvaggio dello Yukon, Canada, cinquecento film dei primordi del cinema (dall’inizio del Novecento sino agli anni Venti) e la cittadina di Dawson City che, in un’epoca ormai fissata nel Mito, fu tra i crocevia della corsa all’oro. Il regista Bill Morrison racconta la storia di pellicole perdute, spedite in quel lontano angolo di mondo per allietare le serate dei cercatori d’oro, e destinate all’oblio dei ghiacci una volta terminato il ciclo di proiezione. Metafora di una memoria immarcescibile, che attende paziente sotto la terra una mano curiosa che la riporti alla luce – nel caso presente, gli scavi alla fine dei Settanta che riscoprono l’immensa mole di pellicole e, dunque, di opere considerate disperse per più di cinquant’anni – a perenne monito di una verità paradossale: il fuoco della furia umana può uccidere la memoria (quante scene di film riusciamo a ricordare in cui una pellicola prende fuoco?), laddove la natura, il ghiaccio, in sostanza la quiete imperturbabile del cosmo, posseggono il dono della preservazione. L’aura mistica di questo doc sui generis, se ancora non bastasse, è esaltata dalle musiche atmosferiche di Alex Somers (valgono il prezzo del biglietto, se non altro). La visione è ostica, lunga, costruita quasi esclusivamente, com’era lecito attendersi, intessendo una complessa trama di spezzoni, scene e sequenze dei film muti perduti e ritrovati, di cinegiornali d’epoca, di fotografie d’altri tempi. L’amore per il cinema, e per la storia (e la cultura mitologica) pan-americana, è salvo: l’archeologia del sapere ha qui pane a volontà per i suoi adepti.
Gianfrancesco Iacono, Cinematografo.it, 21 marzo 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Bill Morrison
Fotografia: Bill Morrison
Musiche: Alex Somers
Montaggio: Bill Morrison

Nazione
USA
Distribuzione
CINETECA DI BOLOGNA (2017)

 

Uno dei più audaci filmmaker americani” (Variety)
Bill Morrison (Chicago, 1965) è un filmmaker e artista internazionalmente riconosciuto. I suoi film spesso uniscono rari materiali d'archivio e musica contemporanea, e sono stati proiettati in cinema, musei e gallerie di tutto il mondo. Formatosi come pittore, ha poi sviluppato un profondo interesse per il cinema, in particolare per la pellicola.
Ha collaborato con alcuni dei più influenti compositori contemporanei, inclusi John Adams, Maya Beiser, Gavin Bryars, Dave Douglas, Richard Einhorn, Erik Friedlander, Bill Frisell, Philip Glass, Michael Gordon, Michael Harrison, Ted Hearne, Vijay Iyer, Jóhann Jóhannsson, Kronos Quartet, David Lang, David T. Little, Michael Montes, Steve Reich, Todd Reynolds, Aleksandra Vrebalov, e Julia Wolfe.
Nel 2013, il suo film Decasia (2002), realizzato in collaborazione con il compositore Michael Gordon, è stato scelto dalla Library of Congress come film degno di essere preservato per il suo alto valore culturale, storico ed estetico. Ed è il film più recente tra quelli selezionati.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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