SABATO 18 ore 20.30 (Sala Lampertico)
DOMENICA 19 ore 18.00 (Sala Lampertico)

LOCANDINA BARRIERE

Regia
Denzel Washington
Genere
DRAMMATICO
Durata
138'
Anno
2016
Produzione
DENZEL WASHINGTON, TODD BLACK, SCOTT RUDIN PER BRON STUDIOS, MACRO, PARAMOUNT PICTURES, SCOTT RUDIN PRODUCTIONS
Cast

Denzel Washington (Troy), Viola Davis (Rose), Jovan Adepo (Cory), Stephen Henderson (Stephen Mckinley Henderson) (Bono), Russell Hornsby (Lyons), Mykelti Williamson (Gabriel), Saniyya Sidney (Raynell), Toussaint Abessolo (Padre di Troy)

Trama

Storia di Troy, ex giocatore e grande promessa non mantenuta del baseball, che lavora come netturbino a Pittsburgh e che deve affrontare il difficile rapporto con la famiglia e con gli amici.

Critica

(...) Pittsburgh story anni 50 di e con Denzel Washington in unità di tempo, luogo e azione (un teatralissimo cortile) seguendo un movimento di parole lanciate come palle di baseball, una potente visione di sofferenza che non lascia ricordi, non ha nome proprio. L'eroe tragico di Washington è prepotente anche nella figura e comanda un grande cast di serie A con Viola Davis al centro.
Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 febbraio 2017

(...) bel dramma d'epoca diretto e interpretato da Denzel Washington. Non stupisce la sua scelta, perché la parte di Troy Maxson (...) è di quelle per cui anche un attore al culmine della carriera potrebbe uccidere. (...) Chi predilige un cinema più dinamico potrebbe non apprezzare la struttura da palcoscenico di 'Barriere', che a tratti dà la sensazione di stare a teatro. Difficile, però, non lasciarsi rapire dalle interpretazioni di Washington e Viola Davis (...), impagabili nel far sentire le barriere - razziali, ma anche psicologiche - cui allude il titolo.
Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 febbraio 2017

Ci sono film che non somigliano a nient'altro. Opere che sembrano venire da lontano e insieme possiedono qualcosa che li rende misteriosamente vicini: come il pezzo mancante di un puzzle che cercavamo da tempo. 'Barriere', tratto dalla pièce omonima del drammaturgo afroamericano August Wilson (1945-2005), una leggenda in patria, è uno di questi film inattuali e brucianti. A prima vista è puro teatro filmato, lunghe conversazioni salmodiate nella lingua musicale degli afroamericani (almeno in versione originale) ambientate per lo più nel cortile o fra le mura della modesta abitazione del protagonista Troy Maxson (lo stesso Washington, che lo ha interpretato anche a teatro nel 2010), con pochi esterni e un pugno di altri personaggi. (...) Il magnetico, irresistibile Troy, con tutte le sue sparate, i suoi ricordi, le sue canzoni, è (...) una figura ambivalente. Un tiranno pronto a tradire e sfruttare coloro che ama, senza smettere di amarli, portandosi dentro la colpa e la vergogna. (...) Un personaggio epico, troppo complesso per lasciarsi ingabbiare in una definizione, centro di un mondo perduto che il film evoca poco a poco, con insolito rigore ed economia di mezzi. Puntando sugli attori, straordinari, e su una regia essenziale, tutta in sottrazione, che solo nel finale, oculatamente, si apre a una trovata di sicuro effetto. Un 'Morte di un commesso viaggiatore' in chiave afro, verrebbe da dire (un paragone che ricorre anche nella critica Usa), se non rischiassimo di sminuire la profonda originalità del teatro di Wilson. Tutto da scoprire in Italia. Ragione di più per approfittare del film di Denzel Washington.
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero' 23 febbraio 2017

Nel dramma di August Wilson (...) la scena è il cortile di un periferico villino; e il titolo simboleggia con doppia valenza la condizione dei neri nella società americana, protetti e al contempo prigionieri del loro ghetto esistenziale. Avendo portato 'Fences' trionfalmente in scena a Broadway nel 2010, Denzel Washington lo ha riproposto con altrettanto successo sullo schermo (...) senza alterarne la struttura teatrale e ben evidenziando con grintoso gioco attoriale, in perfetta complicità con la potente Viola Davis, il senso ultimo del lavoro di Wilson: mostrare ai bianchi che tematiche come amore, tradimento, dovere e rimpianto non sono loro esclusivo retaggio.
Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 febbraio 2017

L'altezza maestosa, quasi shakespeariana, delle idee di Wilson, la ricca musicalità poeti-co/dialettale della sua lingua, la comprensione profonda di un'immutabilità dell'esperienza afroamericana, come compresse nel cortiletto di una casa della Pittsburgh anni '50, sono evocate con grande vigore e intelligenza in 'Barriere'. (...) Girato su una sceneggiatura cui Wilson aveva lavorato prima di morire (e su cui è intervenuto Tony Kushner), 'Fences' riflette l'intimità con il testo costruita attraverso l'esperienza sul palcoscenico, da Washington e dalla sua co-star, Viola Davis, ma non ha la bidimensionalità che spesso accompagna gli adattamenti dal teatro. Allo spazio del cortile, Washinton aggiunge un paio di stanze della casa di Troy e Rose Maxton, e un lavoro sulle profondità di campo. Ma, meno che al set espanso, la dinamicità, l'esuberanza, del suo film sembrano affidate al valore trainante, quasi fisico, delle parole stesse, e al lavoro degli attori che le pronunciano.
Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 23 febbraio 2017

Morto a soli 60 anni nel 2005, lo stesso Wilson avrebbe voluto farne un film, a patto che a dirigerlo fosse un nero: Washington gli dà soddisfazione postuma. Mal tradotto in 'Barriere' al posto del più corretto e calzante 'Recinto', 'Fences' trae esplicita, seppur non ostinata né filologica, ispirazione dall'autobiografia di Wilson (...) Troy non è cattivo, piuttosto ferito, piegato, rabbioso. Emozioni che Wilson, e Washington, mitigano con un'inesorabile, commovente e pietosa umanità: Troy sarà pure carnefice, alternativamente vittima, ma sempre e comunque uno di noi. Bloccato dalle segregazioni razziali, convenzioni sociali, infingimenti sentimentali in un recinto esistenziale che lui stesso ha contribuito a costruire (...). E in questa ambivalenza, in questa dualità esclusione/inclusione, allontanamento/vicinanza, accettazione/rifiuto si gioca la sfida morale, il 'plateau' emozionale di un dramma da cortile che ti prende l'anima e dopo 138 minuti te la restituisce squassata, pulsante e commossa fino alle lacrime. I dialoghi tra Troy e Rose sublimano artisticamente la terapia di coppia, lo scontro padre-figlio ci ritrova allo specchio, e Washington e Davis sono uno spettacolo d'attori: superbi, profondi, totalizzanti. Non si soffre l'eredità teatrale, perché se la macchina da presa non corre da una location all'altra - ma rimane per lo più nell''hortus conclusus' di Troy -, interpreti, dialoghi e verità dischiudono le nubi e trovano il sole. Non perdetevelo.
Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 febbraio 2017

Nel testo Premio Pulitzer del più importante drammaturgo afroamericano, August Wilson (1945-2005), la star afroamericana più potente a Hollywood cerca la consacrazione dell'epopea nera, dall'eco della schiavitù alle contraddizioni del 'posto al sole' alla cecità davanti alla vera emancipazione culturale. Mattatore (già in scena a Broadway) e regista, Washington esaspera la teatralità di set, ma fornisce a Viola Davis un controcanto formidabile.
Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 23 febbraio 2017

(...) un bel dramma scritto da August Wilson 40 anni fa. Washington l'ha riesumato coll'intenzione di farne veicolo per un suo super show. Non poteva prevedere che Viola Davis (la moglie) gli avrebbe rubato la scena per molti dei 139 minuti.
Giorgio Carbone, 'Libero', 23 febbraio 2017

La pellicola nasce dall'adattamento di un testo teatrale (interpretato dagli stessi protagonisti del film) del drammaturgo August Wilson. Infatti, la maggior parte della vicenda si svolge all'interno del cortile della casa di Troy, con entrate e uscite dallo spazio scenico. Un simile titolo deve, così, aggrapparsi, per forza, ai suoi attori. La coppia funziona in modo alchemico. Washington (...) sa, con bravura, rivestire di antipatia ed esuberanza il suo personaggio.
Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 23 febbraio 2017

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: August Wilson - (opera teatrale)
Sceneggiatura: August Wilson
Fotografia: Charlotte Bruus Christensen
Musiche: Marcelo Zarvos
Montaggio: Hughes Winborne
Scenografia: David Gropman
Arredamento: Rebecca Brown
Costumi: Sharen Davis
Effetti: Sean Devereaux, Zero VFX
Tratto da: opera teatrale di August Wilson


Nazione
USA
Distribuzione
UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2017)
Tratto da
opera teatrale di August Wilson

 

Nato a VERNON, New York (USA) il 28 dicembre 1954. Secondo di tre figli, si iscrive alla Fordham University per laurearsi in giornalismo, ma durante il terzo anno di studi, per curiosità e per conoscere una ragazza, partecipa ad una rappresentazione teatrale e scopre la passione per la recitazione. Così, conseguita la laurea, si trasferisce a San Francisco per frequentare l'American Conservatory Theater, mentre si mantiene lavorando come commesso. Trascorso un anno, ricevuto un attestato, lascia la scuola di recitazione per trovare un lavoro da attore a tempo pieno, e nel 1982, dopo aver recitato una breve parte nel film TV "Wilma", viene scelto dalla NBC per il serial televisivo medico "St. Elsewhere". Nel 1981 intanto arriva anche l'esordio cinematografico, con il film "Carbon Copy", con George Segal. Nel 1987, con il film "Grido di libertà", riceve la prima nomination all'Oscar come migliore attore non protagonista che vincerà poi nel 1989, con il film "Glory - Uomini di gloria". Applaudito dalla critica per "Philadelphia" nel 1993, con Tom Hanks, e nel 1999 per "Il collezionista d’ossa", affianco ad Angelina Jolie, è stato candidato anche come miglior attore protagonista per l'interpretazione di "Malcolm X" di Spike Lee - uno dei film più apprezzati del '93 - e nel 2000 per il ruolo del pugile Rubin 'Hurricane' Carter nel film "The Hurricane" di Norman Jewison. Inserito dal magazine 'People' nella classifica dei 50 uomini più belli del mondo, Denzel Washington è anche produttore esecutivo del documentario "Hank Aaron: Chasing the Dream", già candidato al premio Emmy. Nel 2001 partecipa alla 58^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia per presentare il film "Training day" di Antoine Fuqua, che gli vale anche l'Oscar 2002 come miglior attore protagonista.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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