- Venerdì 12, Sabato 13, Domenica 14 Marzo 2010
DONNE SENZA UOMINI| Regia | Shirin Neshat, Shoja Azari (collaborazione) |
| Cast | Pegah Ferydoni (Faezeh), Arita Shahrzad (Fakhri), Shabnam Tolouei (Munis), Orsi Tóth (Zarin) |
| Genere | DRAMMATICO |
| Anno | 2009 |
| Nazione | GERMANIA, AUSTRIA, FRANCIA |
| Distribuzione | BIM |
| Durata | 95' |
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Soggetto: Shahrnush Parsipur (romanzo)
Sceneggiatura: Shirin Neshat, Shoja Azari
Fotografi: Martin Gschlacht
Musiche: Ryuichi Sakamoto, Abbas Bakhtiari (musiche persiane)
Montaggio: George Cragg, Jay Rabinowitz, Julia Wiedwald, Patrick Lambertz, Christof Schertenleib, Sam Neave
Scenografia: Katharina Wöppermann
Arredamento: Shahram Karimi Costumi: Thomas Oláh
Produzione: COOP99 FILMPRODUKTION, ESSENTIAL FILMPRODUKTION GMBH, SOCIÉTÉ PARISIENNE DE PRODUCTION
- Note - LEONE D'ARGENTO PER LA MIGLIORE REGIA ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).
- NEGLI ANNI NOVANTA LA SCRITTRICE SHAHRNUSH PARSIPUR FU MESSA AL BANDO PER QUESTO ROMANZO E INVITATA A DESISTERE DALLO SCRIVERE LETTERATURA DI QUESTO GENERE.
- La Storia
La vita di quattro donne nella Teheran del 1953, scossa dal colpo di stato dello shah Mohammed Reza Pahlavi, avvenuto con il supporto dell'intelligence americana, che avrebbe segnato la fine della democrazia. In un giardino di orchidee, le quattro donne capiranno il valore dell'amicizia e del conforto.
- La Critica
Finalmente un film bellissimo e inatteso che unisce l'importanza del soggetto alla novità dello stile e non somigliando a nient'altro è destinato a dividere. È 'Women Without Men', debutto della grande fotografa e videoartista iraniana Shirin Neshat, da sempre in esilio, girato in Marocco per evidenti ragioni politiche (...) Volendo cercare per forza dei padrini all'esordio di Shirin Neshat si possono citare Wong Kar-Wai per la musicalità di riprese e montaggio, e il Terence Davies di 'Voci lontane sempre presenti' per l'impasto di nostalgia, violenza, rimpianto. Ma è anche la condizione della donna in Iran a impressionare lo spettatore occidentale. Buona notizia: il film, tratto dal romanzo magico-realistico di Shahrnush Parsipur, ha già una distribuzione in Italia. Ne riparleremo.
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 settembre 2009
Anche per gli eventi che anticipano tanta politica attuale, il film è molto interessante.
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 settembre 2009
Una grande delusione l'ha procurata 'Women Without Men' della rinomata video-artista iraniana Shirin Neshat da tempo emigrata in Usa. Il film rievoca il colpo di stato che nel '53 abbatté il governo progressista di Mossadegh e consentì allo Scià di rinsaldare la dittatura; ma nel suo flusso estenuante e oscuro di allegorie storico-femministe, non si capisce perché ci si dovrebbe leggere un atto d'accusa contro l'attuale regime fondamentalista.
Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 settembre 2009
Con lo stile algido e controllatissimo del suo lavoro fotografico, la regista ricostruisce l'estate del 1953 quando un colpo di Stato favorito dalla Cia depose Mossadeq per restaurare il potere dello Scià. E lo fa seguendo la storia di quattro donne, tutta a vario titolo oppresse dal potere maschile a cui cercano di sottrarsi, anche con la scelta estrema del suicidio. Ma alla fine la ricerca formale e l'elegante perfezione delle inquadrature finiscono per «congelare» la passione civile e, a volte, anche spegnere il fascino un po' misterioso di quelle quattro storie.
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 10 settembre 2009
Affascinante l'esordio della videoartista iraniana Shirin Neshat, resa celebre per i suoi ritratti di corpi di donna interamente ricoperti da scritte in calligrafia persiana. 'Women Without Men', serio candidato in lizza per un premio importante, ci porta nell'estate del '53 a ridosso dell'ennesimo putsch imperialista britannico-statunitense che priverà l'Iran del presidente Mossadegh, eletto democraticamente e fautore, guarda caso, della nazionalizzazione del petrolio iraniano. Prima che venga imposto lo Scià, quattro donne di diversa estrazione sociale si sfiorano vivendo la loro problematica condizione psicologica. Estetizzante e deciso sperimentalismo cromatico dai set d'epoca ricostruiti in Marocco, 'Women Without Men' è composto, raffinato, atemporale grido di ribellione per le donne iraniane.
Davide Turrini, 'Liberazione', 10 settembre 2009
Potremmo dire che 'Women Without Men' è un viaggio di «formazione» in cui il femminile - l'universo che narrano le quattro donne - traccia una cartografia di conflitti universali. Le quattro donne vanno verso una nuova consapevolezza di sé che passa attrraverso le epoche, la morte, il disincanto, la sofferenza e anche in una diversa e strana dolcezza di complicità. Quasi che alla fine divenissero una sola, fragile e fortissima insieme, tanto da lottare per la libertà senza perdere i desideri. La cifra visiva di Neshat è quella delle sue opere, col ritmo sospeso in un intreccio di simboli e sovrimpressioni narrative. Non è un film «realistico» 'Donne senza uomini' anche se parla della realtà, è fortemente politico, quasi «didattico» nel suo rapporto col presente che non esclude dalla storia e dalla metafora. Neshat cerca una diversa sostanza dell'immagine che vuole comunicare. La sua realtà è una sospensione fantastica (molti cinefili si sono irritati gridando che non è cinema), nutrita di associazioni personali, che conduce lo spettatore, nel difficile rapporto di associazioni arte-schermo cinematografico, a un diverso sguardo non banalmente «preordinato».
Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 10 settembre 2009
- Il Regista
Nasce il 26 marzo 1957 a Qazvin, Iran. Nel 1974 lascia l'Iran e parte per gli Stati Uniti, dove comincia a studiare arte ed comincia ad affermarsi come fotografa, filmmaker e videoartista. Divenuta celebre come fotografa e video-artista per i suoi corpi di donna ricoperti da scritte persiane, vive attualmente tra il suo paese di origine, dove fece ritorno per la prima volta nel 1990, e New York. Diversi sono i video da lei diretti: "Anchorage" (1996), proiettato su due pareti opposte, "Shadow under the Web" (1997), "Turbulent" (1998), "Rapture" (1999) e "Soliloquy" (1999). Al centro delle sue installazioni il ruolo della donna e le contraddizioni della cultura islamica.Il suo film d'esordio sul grande schermo "Women Without Men" vince il Leone d'Argento alla 66° Mostra del Cinema di Venezia.