- Venerdì 27, Sabato 28, Domenica 29 Aprile 2007
VOCE DEL VERBO AMORE| Regia | Andrea Manni |
| Cast | Stefania Rocca (Francesca), Giorgio Pasotti (Ugo), Cecilia Dazzi (Gioia), Simona Marchini (Alice), Tony Kendall (Ettore), Niccolò Perito (Alessio), Magdalena Grochowska (Matilda), Eros Pagni (Redde), Tatiana Djuric (Tata), Aurora Manni (Anita) |
| Genere | COMMEDIA |
| Anno | 2007 |
| Nazione | ITALIA |
| Distribuzione | MEDUSA |
| Durata | 92' |
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Sceneggiatura: Andrea Manni, Maurizio Costanzo, Anne Riitta Ciccone, Silvia Ranfagni
Fotografia: Massimo Pau
Musiche: Theo Teardo
Montaggio: Alberto Lardani
Scenografia: Stefano Giambanco
Costumi: Chiara Ferrantini
- La Storia
Francesca e Ugo, sposati da 10 anni e con due figli, dopo un periodo di crisi, decidono di separarsi. Tuttavia, gli avvenimenti successivi alla separazione renderanno entrambi consapevoli del forte legame che li ha uniti in tutti questi anni.
- La Critica
CRITICA INCOMPLETA IN QUANTO IL FILM E' IN USCITA NAZIONALE VENERDì 27 APRILE 2007.
In tempi di famiglia allargata, disfunzionale e divisa, Andrea Manni torna al cinema con Voce del verbo amore, una commedia sentimentale incentrata su una separazione che "non s'ha da fare". A riportare in 200 sale il regista del Fuggiasco è dal 27 aprile è la storia di due giovani, Stefania Rocca e Giorgio Pasotti, i giorni del loro abbandono e il tentativo di ricostruirsi una vita insieme. "Lo so, il titolo è un gioco di parole "sbagliato"- sorride Manni-. Al posto del verbo uso un sostantivo, che non è coniugabile. Come l'amore. Mi sembrava perfetto per quello che volevo raccontare. Il bello del nostro mestiere è poter cambiare storie e sentimenti da raccontare. Questa prova è stata più complessa de Il fuggiasco. La commedia è un registro difficile, richiede più misura e concentrazione. Per questo ho preteso da me stesso e da tutto il cast la massima generosità". Nel cast accanto ai due protagonisti anche Cecilia Dazzi, single sognatrice e tenerissima, Eros Pagni e Simona Marchini. A interpretare l'immancabile "altra" è Magdalena Grochowska, nella parte di un'affascinante "danese-abruzzese". "Raramente ho lavorato con persone così per bene - chiosa Maurizio Costanzo, autore del soggetto e sceneggiatore insieme a Manni, Anne Riitta Ciccone e Silvia Ranfagni-. L'idea mi è nata da una domanda: perché bisogna far guadagnare gli avvocati matrimonialisti? E poi: i matrimoni finiti... lo sono davvero? Volevo raccontare questo con tutte le guasconate e gli annaspamenti che ne conseguono. Certo, è consolatorio. Anche nelle immagini: meglio, nei film spesso si esprime il peggio di noi. C'è, anche per questo, il gusto di un'immagine più sporca. Quello che mi chiedo è piuttosto se chi vedrà quest'opera capirà il suo essere controtendenza, l'insulto contingentato. Succederà in un periodo in cui la crisi del settimo anno ora arriva dopo il primo? Anzi, spesso non c'è neanche il tempo di un cambio di stagione". Insomma il ritorno al conformismo del passato come visione originale del futuro. Come finirà lo si scoprirà sulle note di una vecchia canzone di Gepi & Gepi rifatta da Fiorello e Giorgia. "Non mi è mai capitato di ricominciare - rivela Stefania Rocca -. Mi intrigava però questa donna costretta in un rapporto ormai quasi fraterno. In cui entrambi, anche dopo la separazione, avvertono una responsabilità reciproca che non permette loro di allontanarsi. Qui, poi, c'è anche un altro problema affascinante: la difficoltà di dire che si vuole tornare indietro. Sia a sé stessi, che al partner". Dopo drammi intensi e quasi disperati come Quale amore e L'aria salata, divertente è anche il ruolo di Giorgio Pasotti: "Avevo bisogno di qualcosa di leggero e solare. Monicelli, sul set, un giorno mi ha detto che la nostra generazione di attori è troppo seria. Qui sono stato libero e mi sono divertito molto. Pensavo che fosse la scelta giusta per la mia carriera, per non rimanere dentro un'etichetta. Mi piace rimbalzare a ping pong, spaziare. E poi amo molto interpretare personaggi completamente diversi da me". Così fa anche Stefania Rocca, da due anni in Francia: "E' un modo per mettermi alla prova. Lì si fa più cinema, ci sono ruoli per le donne che in Italia non ho mai trovato. E poi c'è il gusto della sfida con se stessi, con un'altra lingua, un altro contesto". L'aspettano tre film (Made in Italy, Le candidat, Le candidat libre) e una piéce teatrale, che sta scrivendo. E Maurizio Costanzo? Magari riprova a fare il regista? "L'ho fatto una sola volta e sono felice che pochi se ne ricordino. E' un impegno totalizzante e un mio limite è l'incapacità di non fare tante cose contemporaneamente".
Boris Sollazzo, Cinematografo.it, 17 aprile 2007
ALLA CONFERENZA ROMANA PER LA PRESENTAZIONE DEL FILM SONO PRESENTI COSTANZO, IL REGISTA ED IL CAST.
Maurizio Costanzo, com'è stata questa nuova esperienza come soggettista e sceneggiatore di un film?
Maurizio Costanzo: Nella mia carriera ho sceneggiato vari film, ma raramente mi sono trovato a lavorare con persone così per bene come in questo caso. Andrea Manni, il regista, è il prototipo di un vecchio gentiluomo, Giorgio Pasotti è il classico bravo ragazzo col capello appena mosso e tutte le attrici sono persone adorabili. Questa è una storia che si pone come idea di fondo un minimo di consolazione. Un giorno, chiacchierando con degli amici, mi sono chiesto perché dobbiamo far continuare a guadagnare i miliardi agli avvocati matrimonialisti? Siamo certi che le storie finite sono finite per sempre? Forse un residuo d'affetto tra moglie e marito ci può ancora essere anche dopo la fine di una storia. Voce del verbo amore è un film consolatorio, anche per le immagini, perché Manni ha fatto riprese in luoghi romani di rara bellezza. Il nostro è sicuramente un film controtendenza.
In che senso controtendenza?
Maurizio Costanzo: Di solito nei film ci si dice il peggio dal primo all'ultimo fotogramma. Sono contento che la Medusa abbia accolto, invece, questa idea del "riproviamoci". Le coppie sono abituate alla crisi del settimo anno o alle storie che durano da un'estate all'altra. Mi diceva un avvocato che adesso non c'è più nemmeno il tempo di fare il cambio di guardaroba che le persone già si mollano. Forse non c'è più la voglia di soffrire, di provare, di vedere come va a finire. Questo è un film controtendenza perché prova a guardare il bicchiere mezzo pieno. E' sì consolatorio, ma non buonista, cerca di ricostruire, non di distruggere.
A lei è mai successo di riprovarci?
Maurizio Costanzo: In realtà no. Sono stato sposato per ben quattro volte, e adesso sto con la stessa persona da 18 anni, ma forse anch'io potevo pensarci di più prima di fare certe scelte, prima di lasciarmi andare a litigate, all'aggressività e a quella voglia di far male all'altra persona.
Lei ha scritto sceneggiature per vari film. La regia non l'ha mai interessata?
Maurizio Costanzo: Ho fatto il regista una sola volta, nel 1977 con Melodrammore, e credo proprio che non lo farò più. Il regista è un mestiere che richiede la totalità dell'impegno e io ho bisogno di muovermi sempre, di fare tante cose.
Nei film da lei scritti torna quasi sempre il tema dell'amore. Non hai mai pensato di raccontare qualcosa di diverso?
Maurizio Costanzo: Tempo fa ho vissuto per un periodo in un condominio sullo stesso piano di Dario Argento e spesso veniva da me e mi raccontava che lui stesso aveva paura di ciò che scriveva. Io non potrei mai scrivere un thriller. A me sono sempre interessati i rapporti interpersonali uomo-donna e penso che continuerò su questa strada.
Andrea Manni, come mai un titolo come Voce del verbo amore?
Andrea Manni: Abbiamo dibattuto a lungo sul titolo, e in molti non erano d'accordo, ma mi sono impuntato e alla fine l'ho spuntata. Voce del verbo amore è un titolo evidentemente sbagliato, perché il sostantivo non è coniugabile, ma io lo trovavo un gioco di parole perfetto per raccontare le difficoltà dell'amore.
Lei ha girato qualche anno fa un film drammatico molto apprezzato come Il fuggiasco, e ora torna al cinema con una commedia. Perché questo cambio di registro?
Andrea Manni: Credo che la grande bellezza del mestiere che facciamo sia cambiare storie e sentimenti da raccontare. E' stato meno faticoso fare un film drammatico come Il fuggiasco, pieno di inseguimenti e con tanti cambi di location, che combattere con gli attori per questo per trovare la giusta misura. Ho cercato di fare un film generoso e ho chiesto agli attori di non appoggiarsi a cose già fatte prima.
Cosa pensano gli attori dei propri personaggi?
Stefania Rocca: Appartengo a quella generazione che ancora non ha ricominciato, ma mi piaceva l'idea di questi personaggi che decidono di non raccontarsi menzogne, mantenendo una responsabilità verso l'altro sia per gli anni passati insieme che per i figli. Nel film i personaggi aspettano che questo sentimento vada via, ma loro non riescono ad allontanarsi mai. Il difficile però in quei casi è trovare il modo giusto per chiedere all'altro di riprovarci. Per quel che riguarda il mio personaggio, ho chiesto al regista di poterlo fare un po' isterico, andare sul luogo comune e rendere la mia Francesca una nevrotica, la classica donna sposata con figli, mettendoci però una dolcezza e una sensibilità tutta femminile.
Giorgio Pasotti: Sono molto lontano dal mio personaggio. Cerco sempre di interpretare personaggi il più lontani possibile da me, in modo da divertirmi di più. La cosa più piacevole di Ugo è il suo amore totale nei confronti dei figli, un affetto che va al di là di qualsiasi problema. La cosa che mi incuriosiva di più era proprio questo legame che forse si è rafforzato ancora di più dopo la separazione. Mi piaceva l'idea di interpretare un buon padre e ho vissuto il film come una terapia. In questi anni ho fatto film molto intensi e avevo voglia di prendere parte ad una pellicola più leggera. Monicelli un giorno mi ha detto "voi attori siete troppo seri". Ho cercato perciò di divertirmi, con il giusto distacco, senza fare troppe faccette, come mi ha consigliato il signor Costanzo. Volevo spaziare e provare che posso interpretare una vasta gamma di personaggi.
Cecilia Dazzi: Nel film interpreto la single. Ho cercato di dare un po' di effervescenza a questo personaggio che ha la sfortuna di chiamarsi Gioia e che cerca un principe azzurro un po' particolare, poiché decide che questa volta deve essere brutto. Abbiamo avuto la voglia di ribaltare il classico ideale.
Magdalena Grochowska: Il mio personaggio è tutto quello che vorrei essere io, soprattutto in questo periodo che vivo una situazione molto simile alla sua. Nel film interpreto una donna forte, che vuole vivere un rapporto free, senza troppe complicazioni. Ecco io sono tutto il contrario e spesso mi dispiace di non essere così forte.
Simona Marchini: La mamma che interpreto nel film mi assomiglia fino a un certo punto. Di certo abbiamo in comune la tenerezza, la voglia di ammorbidire un po' i problemi, ma non condivido con lei la voglia di confidarsi alla propria figlia perché non mi è mai piaciuto nella vita reale appesantire mia figlia con i miei problemi.
Giorgio Pasotti, perché secondo lei non c'è più la voglia di provare a salvare le storie d'amore?
Giorgio Pasotti: Non si ha più la pazienza di andare avanti, di risolvere i problemi. Ho visto qualche giorno fa un servizio sull'anno 1977 e c'era il pugile Nino Benvenuti che in un'intervista sosteneva, riferendosi alla boxe, che i ragazzi non conoscono più la sofferenza. Credo che questa sia una cosa che possa estendersi anche alla vita in generale. I nostri padri non hanno avuto una vita facile e penso che il mio abbia fatto di tutto per evitarmi le sue stesse sofferenze e forse in un certo senso questo non ci ha giovato.
Stefania Rocca, quali sono i suoi progetti futuri?
Stefania Rocca: Girerò a giugno un film francese intitolato Made in Italy e diretto da Stephane Giusti e nel frattempo sto scrivendo una cosa per il teatro.
Massimo Borriello, http://www.cinema.castlerock.it, 18 Aprile 2007
- Il Regista
Nasce a Roma il 04-01-1958. Inizia la sua carriera nel mondo del cinema nei primi anni '80, prima come segretario di produzione, poi come aiuto regista e casting director. L'esordio alla regia è nel 1987 dirigendo alcuni spot pubblicitari. Nel 1989 scrive e dirige il cortometraggio "Dubbling in Italian Style", ottenendo una menzione speciale al Torino Film Festival. Nel 1996 scrive e dirige il suo primo Tv movie, "Da cosa nasce cosa", ricevendo il premio come Miglior Opera Prima al 50mo Festival del Cinema di Salerno (1997). Nel 2002 dirige il suo primo lungometraggio per il cinema, "Il fuggiasco", vincitore di numerosi premi nazionali ed internazionali, di cui è anche autore della sceneggiatura assieme a Massimo Carlotto.