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  • Ore 16 - 18:30 - 21

LE VITE DEGLI ALTRI (Das Leben der Anderen)

RegiaFlorian Henckel von Donnersmarck
CastMartina Gedeck (Christa-Maria Sieland), Ulrich Muhe (Gerd Wiesler), Sebastian Koch (Georg Dreyman), Ulrich Tukur (Anton Grubitz), Thomas Thieme (Ministro Bruno Hempf), Ludwig Blochberger (Benedikt Lehmann), Hans-Uwe Bauer (Paul Hauser), Volkmar Kleinert (Albert Jerska), Charly Hübner (Udo), Marie Gruber (Signorina Meineke), Werner Daehn (Ufficiale della Stasi), Thomas Arnold (Nowack), Matthias Brenner (Karl Wallner), Herbert Knaup (Gregor Hessenstein)
GenereDRAMMATICO
Anno2006
NazioneGERMANIA
Distribuzione01 DISTRIBUTION
Durata137'
LE VITE DEGLI ALTRI (Das Leben der Anderen)
 
Soggetto: Florian Henckel von Donnersmarck
Sceneggiatura: Florian Henckel von Donnersmarck
Fotografia: Hagen Bogdanski
Musiche: Stéphane Moucha, Gabriel Yared
Montaggio: Patricia Rommel
Scenografia: Silke Buhr
Costumi: Gabriele Binder
  • Note - E' IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELLA STAGIONE CINEMATOGRAFICA TEDESCA (HA VINTO 7 PREMI DEL CINEMA TEDESCO TRA CUI MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA).
    PRESENTATO IN 'PIAZZA GRANDE' A LOCARNO 2006.
    OSCAR 2007: MIGLIOR FILM STRANIERO.
  • La Storia
    Nei primi anni Ottanta, il drammaturgo di successo Georg Dreyman e la sua compagna di sempre, la famosa attrice Christa-Maria Sieland, si trasferiscono a Berlino Est. I due sono considerati dalla DDR tra i più importanti intellettuali del regime comunista e sono tenuti in grande considerazione, malgrado in cuor loro Georg e Christa-Maria non siano sempre allineati con la linea del partito. Un giorno il ministro della cultura assiste ad uno spettacolo dell'attrice e se ne innamora. Chiede allora a Gerd Wiesler, uno dei più valorosi agenti della Stasi, di avvicinare la coppia, conoscerla meglio, ed osservare ogni loro spostamento e interesse. Sarà la vita di Gerd ad essere cambiata dal rapporto con lo scrittore.
  • La Critica
    DAL PRESSBOOK DEL FILM
    L’esordio alla regia di Florian Henckel von Donnersmarck è assolutamente degno di nota: dopo essersi imposto all’attenzione del pubblico con alcuni apprezzati cortometraggi (fra cui Dobermann e The Templar), il filmmaker ha condotto una vasta ricerca d’archivio, intervistando esperti di storia e testimoni del tempo, per scrivere la sceneggiatura del suo primo lungometraggio. Il risultato del suo impegno è LE VITE DEGLI ALTRI, un film straordinario, in cui l’autore racconta la vera storia della DDR (la Repubblica Democratica Tedesca), all’insegna della verità più assoluta, evitando i cliché che finora hanno caratterizzato il resoconto di quel periodo storico. LE VITE DEGLI ALTRI è un thriller intenso e coinvolgente nonché una toccante storia d’amore. Henckel von Donnersmarck ha optato per un approccio anticonvenzionale, affrontando il tema della vita quotidiana sotto il regime repressivo della DDR, con una accuratezza mai vista prima. Il suo film mostra come i meccanismi che all’inizio hanno sostenuto la DDR abbiano in ultima analisi condotto alla sua fine. Pieno di calore e profondamente umano, il film segue i suoi protagonisti nel loro tentativo di conferire dignità ad una vita oppressa dal regime stalinista. Il copione ha conquistato alcuni dei migliori attori tedeschi: Martina Gedeck (Le particelle elementari, Ricette d’amore), Ulrich Mühe (Funny Games, Amen), Sebastian Koch (Speer and Hitler: The Devil's Architect, The Tunnel), Ulrich Tukur (Amen, A torto o a ragione), Thomas Thieme (La caduta – gli ultimi giorni di Hitler, A torto o a ragione) e Herbert Knaup (Agnes and his Brothers). La fotografia è stata affidata a Hagen Bogdanski (No Place to Go) e il montaggio a Patricia Rommel (Nowhere in Africa). La musica è opera del premio Oscar Gabriel Yared (Il talento di Mr. Ripley, Il paziente inglese) e Stéphane Moucha. Film di eccezionale qualità drammatica, LE VITE DEGLI ALTRI è stato prodotto da Wiedemann & Berg Filmproduktion GmbH & Co. KG, in coproduzione con BR, ARTE e Creado Film. E’ stato sostenuto dalla FilmFernsehFonds Bayern, FFA e da Medienboard Berlin-Brandenburg.
    Nel 2006, LE VITE DEGLI ALTRI ha ricevuto quattro Premi del Cinema Bavarese: migliore attore per Ulrich Mühe, migliore sceneggiatura e migliore regista esordiente per Florian Henckel von Donnersmarck, migliori giovani produttori (Premio VGF) per Quirin Berg & Max Wiedemann. LE VITE DEGLI ALTRI ha inoltre ottenuto il giudizio di "film di particolare valore storico" da parte della Commissione di Valutazione dei Film Tedeschi. Successivamente LE VITE DEGLI ALTRI ha vinto gli European Film Award (come Miglior Film, Miglior Attore, Migliore Sceneggiatura), sette Lola German Film Awards 2006 (come Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Attore e Migliore Sceneggiatura), ha avuto la Nomination al Golden Globe 2007 come Miglior Film in Lingua Straniera fino al massimo riconoscimento appena ottenuto del Premio Oscar come Miglior Film in Lingua Straniera.

    INTERVISTA con FLORIAN HENCKEL VON DONNERSMARCK

    Come Le è venuto in mente questo argomento? Cosa ha scatenato il Suo interesse a riguardo? C’era forse un motivo personale?
    Nel corso degli anni ci sono state due cose che mi hanno portato a fare questo film. La prima riguarda i ricordi che ho di quando, da bambino, andavo in visita a Berlino Est e nella DDR. All’età di 8 anni trovavo eccitante e interessante la paura degli adulti. I miei genitori avevano paura quando attraversavano il confine (erano nati nell’Est e forse venivano controllati maggiormente, per questo motivo), e anche i nostri amici della Germania dell’Est avevano paura, quando parlavano con noi, con l’Ovest. I bambini hanno delle antenne incredibili per le emozioni. Penso che senza queste esperienze, avrei avuto difficoltà a trovare il giusto approccio a questo tema.
    La seconda ragione è un’immagine che non ho mai dimenticato: nel 1997, durante un corso creativo presso la HFF, veniva ripreso un uomo seduto all’interno di una stanza vuota, con delle cuffie sul capo, mentre ascolta una musica sublime ma non vuole sentirla. Quest’uomo ha popolato i miei sogni e nel corso degli anni è diventato il Capitano Gerd Wiesler. Gabriel Yared dice sempre che un artista creativo è una sorta di ricevitore. Se questo è vero, allora ci deve essere stato da qualche parte un trasmettitore che mi ha inviato dei segnali senza sosta.

    In che modo e in quali luoghi ha condotto le ricerche per questo film?
    Sono stato in molti luoghi in cui si respira ancora lo spirito del passato, fra cui il Memoriale di Hohenschönhausen, l’ex Ministero per la Sicurezza dello Stato, l’odierna Agenzia di Ricerca e Memoriale di Normannenstrasse, nonché il Birthler Bureau e i suoi archivi. I luoghi trattengono le emozioni vissute, e queste visite spesso mi hanno ispirato più dei libri che ho letto e dei documentari che ho guardato sull’argomento. Il fatto decisivo, però, è stata la conversazione con i testimoni del tempo, fra cui il Tenente Colonnello della Stasi, Wolfgang Schmidt, capo del Gruppo di Valutazione e Controllo della "HA XX", le prostitute della Stasi e la gente che è stata rinchiusa anche fino a due anni nei centri di detenzione della DDR. Ho cercato di ampliare la prospettiva, di assumere diversi punti di vista e per questo ho voluto ascoltare molte storie fra loro contraddittorie; alla fine ho sentito di aver sviluppato una sensazione molto chiara rispetto a quel tempo e ai suoi problemi. L’ultimo e più importante elemento è stato il mio lavoro con gli attori e con i membri della troupe, la maggior parte dei quali proviene dall’Est, e ha portato nel film un’esperienza di vita
    vissuta, molteplici punti di vista, spesso molto personali. Per molti di loro, questo film è stata l’occasione per parlare finalmente di queste cose, per la prima volta in assoluto. Lo trovo pazzesco, a 14 anni dalla riunificazione! Ci sono ferite che davvero impiegano tanto tempo a guarire.

    Si è ispirato a modelli specifici per i personaggi e gli eventi?
    I personaggi sono modellati sulla base di diverse figure della vita reale, in cui molti certamente si identificheranno. Tuttavia il film non è a tesi. I personaggi e gli eventi sono deliberatamente lasciati in sospeso. Ad esempio Hempf è un ministro senza portafoglio. Per me la cosa importante era di non perdermi nei dettagli storici, perché il mio obiettivo era raccontare una storia ‘reale’ su persone ‘reali’, filtrandola attraverso l’emotività.

    Come è riuscito a scritturare un premio Oscar per scrivere la musica del film?
    C’è voluto del tempo ma chiunque mi conosca sa che non accetto mai un ‘no’ come risposta! La mia tesi alla scuola di cinema è stata sul film Il talento di Mr. Ripley e ho sempre avuto la sensazione di aver compreso realmente il film solo attraverso la sua musica. Ho continuato a scrivere a Gabriel Yared fino a quando non ho avuto l’occasione di conoscerlo e di parlargli di persona dell’idea del mio film. Lui ha subito mostrato interesse. Inoltre ho avuto un colpo di fortuna, perché il progetto a cui stava lavorando, Troy di Wolfgang Petersen, non è andato in porto, e lui improvvisamente si è reso più libero. Il metodo di lavoro di Yared prevede la composizione della musica di un film già durante la fase della sceneggiatura. Ci siamo visti tre volte a Londra per sviluppare l’approccio musicale insieme. Ad esempio Yared ha composto il brano Sonata for a Good Man, che compare nel film, ancor prima dell’inizio delle riprese. L’attore Sebastian Koch afferma di aver capito profondamente la personalità di Dreyman solo dopo aver suonato questo brano. Un’ulteriore prova che il metodo di Gabriel è più che valido.

    Per quanto riguarda l’aspetto estetico del film, sono stati rispettati alcuni schemi di arredamento e colore?
    Avevamo un’idea molto chiara dei colori da utilizzare. Abbiamo cercato di rinforzare alcune tendenze dominanti nella DDR, riducendone altre. Poiché nella DDR era più presente il verde rispetto al blu, abbiamo completamente omesso quest’ultimo. Anche l’arancione era maggiore del rosso, che abbiamo prontamente eliminato. Sono state utilizzate alcune ombreggiature del marrone, del beige, dell’arancione, del verde e del grigio, ottenendo un ritratto molto autentico, dal punto di vista estetico, della DDR di quegli anni. A causa del budget limitato, non abbiamo potuto costruire molti set. Perciò quando eravamo nell’impossibilità di creare ciò che volevamo, ci siamo avvalsi della ‘riduzione’, per mantenere la qualità visiva ad un alto livello. Abbiamo accuratamente evitato di sovraffollare il set con una quantità eccessiva di oggetti d’epoca. Secondo me l’arredamento del set serve da sfondo per le emozioni degli attori, né più né meno. Non voglio che lo spettatore venga distratto dagli oggetti o dalle macchie sul muro, al posto di stabilire un rapporto emotivo con i
    personaggi. Fortunatamente la mia squadra di lavoro era totalmente d’accordo con me, praticamente su tutto. Silke aveva previsto che già all’inizio delle riprese, avremmo tutti pensato e sentito le
    stesse cose. Mi sembrava strano, ma alla fine è proprio quel che è accaduto.
    DAL PRESSBOOK DEL FILM

    Un dramma rigororissimo sullo spionaggio della Stasi negli anni bui della Germania Est, per denunciare la sindrome del controllo di ogni regime presente e passato. E' lo straordinario caso de Le vite degli altri: opera prima realizzata col niente, incoronata con tre EFA e lanciata dal recente Oscar per il Miglior Film Straniero a un immediato remake con l'illustre firma di Sydney Pollack. "Quello del potere che sconfina nella sfera privata è un tema universale e senza tempo - dice l'esordiente tedesco Florian von Henckel -. La sua rilettura si riferirà al Patriot Act e ne sono orgoglioso: tutta la cultura è remake. Pensate a quanto sarebbe oggi più povera se non avessimo mai riletto Shakespeare". A Roma per presentare il film, nelle nostre sale con almeno 100 copie dal prossimo 6 aprile, il 33enne regista tedesco stupisce poi per consapevolezza e determinazione con cui ha condotto la sua battaglia produttiva: "In Germania nessuno credeva al film. Volevano che edulcorassi la trama e mi associassi a una grande distribuzione, ma è un compromesso a cui non sono voluto scendere". La storia è effettivamente delle più indigeste: uno spaccato sulle violenze e il controllo della polizia segreta negli ultimi anni della DDR, attraverso la vicenda di un drammaturgo, della compagna che lo denuncia alle autorità e dell'ufficiale incaricato di spiarne ogni mossa.
    Neanche i volti noti dei protagonisti Martina Gedeck, Sebastian Koch e Ulrich Muhe hanno piegato le resistenze degli investitori tedeschi. E' anzi proprio agli attori che si deve la realizzazione del film: "Il budget è stato pari a un quarto di un normale film tedesco e questo soltanto grazie a loro. Hanno partecipato con passione e determinazione, percependo il 20% del normale compenso". Particolare è poi il caso di Muhe, di recente visto in Black Book di Paul Verhoeven, che nel ruolo ha ritrovato una dolorosa analogia con la sua storia personale: "Anche lui, come il protagonista, è stato denunciato dalla compagna alla Stasi. All'inizio non ne ero al corrente, ma mi è bastato scambiarci due battute, per capire che la sua conoscenza di quella realtà era fuori dell'ordinario. Lo conoscevo come bravissimo attore di teatro della Germania Est, ma non sapevo per esempio che diversi membri della sua compagnia, vi si erano addirittura infiltrati, appositamente per tenerlo sotto controllo. Emblematica la sua risposta a chi gli chiede come ha fatto a calarsi nel ruolo: 'Mi sono ricordato', dice". Un dramma personale, in parte condiviso dallo stesso von Henckel: "Ai tempi in cui è ambientato il film ero a Berlino Ovest, ma tornavamo spesso all'Est perché è da lì che vengono i miei genitori. Erano entrambi sulle liste della Stasi. Non soltanto venivano spesso perquisiti, ma ricordo che una volta mia madre è stata addirittura trascinata fuori e costretta a spogliarsi, mentre io e mio fratello aspettavamo in macchina".
    Atmosfere e cultura del sospetto respirate da piccolo non sono però state d'ispirazione: "I ricordi d'infanzia mi hanno aiutato, ma la mia storia personale non sarebbe interessata a nessuno. Il mio scopo non era neanche fare un film contro la Germania Est, quanto piuttosto raccontare la realtà di quegli anni". All'ambivalente reazione del pubblico tedesco, diviso tra chi ha considerato impietosa e chi troppo morbida la sua ricostruzione, von Henckel è arrivato dopo oltre un anno e mezzo di ricerche: "Nessuno degli ufficiali della Stasi che ho interpellato - racconta - ha mostrato il minimo rimorso. Mi ha anzi colpito, il fatto che uno di loro si sia giustificato, dicendo che era la guerra fredda e in guerra valgono altre regole". Alla strenua difesa del regime da parte dei suoi complici e protagonisti, fa peraltro riscontro anche la difficoltà delle sue stesse vittime a prenderne compiutamente coscienza: "Dopo il crollo del Muro - spiega von Henckel - a tutti i tedeschi dell'Est è stata offerta la possibilità di accedere ai fascicoli stilati su di loro dalla polizia segreta. Un diritto di cui però finora ha usufruito appena il 10% della popolazione". Se questo atteggiamento, indice della storica difficoltà a rapportarsi con traumi e macchie del passato, sta lentamente cambiando, sarebbe secondo il regista anche merito del cinema: "Molti film tedeschi di oggi, sembra stiano facendo propri gli insegnamenti della psicanalisi: non è possibile guardare al futuro, se non si è prima fatta chiarezza sul nostro passato. Un atteggiamento di cui la Germania dovrebbe andar fiera".
    Diego Giuliani, cinematografo.it, 02 aprile 2007


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