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  • Venerdì 20 Aprile 2007
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

IN MEMORIA DI ME

RegiaSaverio Costanzo
CastHristo Jivkov (Christo Jivkov, Andrea), Filippo Timi (Zanna), Marco Baliani (Padre maestro), André Hennicke (Padre Superiore), Fausto Russo Alesi (Panella), Alessandro Quattro (Bracci), Milutin Dapcevic (Wagner), Massimo Cagnina (Ciarnella), Ben Pace (Rossi), Matteo D'Arienzo (Matteo d'Arienzo), Stefano Antonucci (Lodovici), Paolo Bizzeti (Frate), Rocco Andrea (Barone, Segretario del Padre Superiore)
GenereDRAMMATICO
Anno2006
NazioneITALIA
DistribuzioneMEDUSA
Durata113'
IN MEMORIA DI ME
 
Soggetto: Furio Monicelli (romanzo)
Sceneggiatura: Saverio Costanzo
Fotografia: Mario Amura
Musiche: Alter Ego
Montaggio: Francesca Calvelli
Scenografia: Maurizio Leonardi
Costumi: Antonella Cannarozzi
Effetti: Fabio Luongo
  • Note - IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).
  • La Storia
    Un giovane privo di vocazione decide di entrare nella Compagnia di Gesù convinto che le rigide regole che governano il seminario lo aiuteranno a sfuggire ai desideri torbidi e contradditori che assillano la sua mente. Dopo l'iniziale insofferenza per l'estrema disciplina della vita di clausura, il ragazzo mette da parte ogni senso critico e ogni dubbio di carattere religioso e si trasforma nel 'Gesuita perfetto'.
  • La Critica
    Un monastero che anziché offrire elevazione e riparo diventa replica, sostituto, involontaria imitazione del mondo. Un pugno di novizi che cercano risposte ai loro più lancinanti rovelli interiori, ma finiscono per ricordare gli allievi di tanto cinema e letteratura sui collegi, dal Musil dei Turbamenti del giovane Toerless al Bellocchio di Nel nome del padre. Un film fatto solo di uomini, di pause, di dispute religiose, ma anche di silenzi, sguardi, pedinamenti, spiate. Compiute a cuor leggero, perché come dice il Padre superiore «denunciare le mancanze di un fratello è un atto di carità, come denunciare se stesso. Aiuta a far emergere la nostra parte oscura». E se il mondo è un’eco remota (siamo a San Giorgio Maggiore, nella laguna di Venezia, dietro i vetri passano bastimenti lontani conme astronavi), questa parte oscura rischia di assorbire tutto lo spazio disponibile...
    Accolto con molto interesse e qualche stupore dalla stampa internazionale, In memoria di me può sembrare lontano dall’Italia di oggi e dal suo cinema quasi sempre proiettato all’esterno. Invece Saverio Costanzo, pur partendo da un ormai remoto romanzo di Furio Monicelli, fratello scrittore di Mario (Lacrime impure, o Il gesuita perfetto), tiene i piedi piantati nel presente. Cercando nel vecchio armamentario dei gesuiti gli esercizi spirituali, l’indifferenza al mondo terreno, il dominio di sé, l’arte della dissimulazione e della menzogna il riflesso nemmeno troppo distorto di tecniche di conoscenza e soprattutto di potere, spirituale e materiale, ancora attualissime (immediata la battuta: i gesuiti in Italia come le sette segrete alla Skull & Bones di The Good Shepherd, luogo di formazione e reclutamento della classe dirigente).
    E’ il senso del rapporto che prima avvicina e poi divide i protagonisti Andrea e Zanna (Christo Jivkov e Filippo Timi), uniti sulle prime dall’insofferenza alle regole imposte dai superiori, ma profondamente diversi nel modo di vivere la fede. C’è di mezzo, appena accennata, anche un’inconfessata attrazione omoerotica fra le mura del convento di cui farà le spese un altro tormentato novizio (Fausto Russo Alesi). Ed è vero che Zanna ricorda alla lontana il Terence Stamp di Teorema, portatore di amore in senso non solo spirituale, tanto che prima di andarsene definitivamente poggia sulle labbra dell’ascetico Padre superiore (André Hennicke) un bacio castissimo quanto provocatorio.
    Ma non bisogna appiattire in chiave sociologica un film complesso e sfuggente che dà forma a conflitti difficili da rappresentare con immagini di grande rigore e suggestione (lode alla fotografia di Mario Amura e a una colonna sonora molto presente senza essere invadente). E pensiamo a quel vasto corridoio tirato a lucido su cui sembrano scivolare e perdersi i dubbi dei protagonisti, al mondo esterno concentrato in pochi scorci, al misterioso ectoplasma che una notte appare ad Andrea (uomo, donna, anima? E chi è la figura inanimata che giace in infermeria?). Ma soprattutto a quell’inattesa galleria di ritratti eseguiti da Zanna che in sottofinale sembra condensare le due strade del film. Da un lato (Andrea), il convento, la parola, la rinuncia (forse l’ipocrisia). Dall’altro (Zanna) le immagini, delle quali il padre maestro (Marco Baliani) insegnava a diffidare, dunque le infinite forme dell’esistente, la fuga, la libertà, insomma il mondo. Non è difficile capire a chi vanno le simpatie dell’autore. E’ bello che accanto a lui ci sia un pugno di ottimi attori scelti con la libertà e il rigore che ispirano tutto il film.
    Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 12 febbraio 2007

    Saverio Costanzo merita, alla seconda prova dopo 'Private' che visitava il nodo israeliano-palestinese senza veli né demagogia, un grato benvenuto. Tra i pochi che nel cinema italiano (solo italiano?) si pongono il problema di che cosa distingue il cinema dalla tv, dall'informazione, dalla riproduzione fotografia, dall'attualità, dal costume. Il problema dell'invenzione e dello stile. Pochi cineasti della generazione trentenne l'hanno presente: Sorrentino, Garrone, e con loro Costanzo. E sanno aspettare la proposta di un punto di vista originale. Anche se originale non è il soggetto di 'In Memoria di me'. Nasce dal romanzo che Furio Monicelli pubblicò nel 1960 come 'Il gesuita peretto', che alla fine degli anni '90 è riuscito con il titolo 'Lacrime impure'.
    Paolo D'Agostini, la Repubblica, 12 febbraio 2007

    Dopo l'urgenza politica di 'Private', Saverio Costanzo sorprende tutti con un film 'fuori dal mondo', 'In memoria di me', tutto chiuso nel seminario dove Andrea (Christo Jivkov) si rifugia in cerca di quelle certezze che la vita non ha saputo dargli e che spera di trovare nei voti e nella regola religiosa. Rarefatto e misterioso come i silenziosi ambienti del convento sull' isola di San Giorgio, a Venezia, dove è stato girato, il film mette in scena i grandi interrogativi della religione cristiana attraverso lo scontro di alcuni personaggi simbolo. (...) A Costanzo non interessa dare risposte univoche o risolvere dibattiti teologici, piuttosto vuole fare emergere il nodo, a volte doloroso, che si nasconde dietro quelle posizioni e che spinge i vari personaggi a scelte di vita diverse, se non opposte. Autore anche della sceneggiatura, che scarnifica il romanzo 'Lacrime impure' di Furio Monicelli, Costanzo usa i silenzi, le architetture, gli sguardi, le regole di vita per rendere palpabile la tensione che ogni novizio porta dentro di sé, più preoccupato di farci condividere un' atmosfera che non di parteggiare per questo o per quello. Dimostrando così di aver raggiunto una maturità espressiva e una padronanza narrativa di prim'ordine. Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 12 febbraio 2007

    Con 'In memoria di me' Saverio Costanzo, figlio trentunenne del popolare Maurizio, già alla ribalta con l'opera prima 'Private', sfida la routine e s'addentra negli ardui territori del cinema spiritualistico alla Dreyer, Tarkovskji, Bresson, Cavalier o, magari, alla Groning, il giovane autore del recente 'Il grande silenzio'. (...) Sceneggiato dallo stesso regista a partire dal libro 'Lacrime impure - Il gesuita perfetto' di Furio Monicelli, il film esplora i travagli interiori di Andrea (Christo Jivkov), un giovane bello, intelligente e disinvolto che sente di pretendere dalla vita qualcosa di più di ciò che i coetanei identificano come successo: (...) A suo agio nel set davvero esclusivo della chiesa ed ex monastero dell'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, il regista, che definisce il suo film «un thriller spirituale-metafisico», abusa degli austeri piani fissi, eppure è in grado di «spostare» continuamente i novizi Andrea, Zanna (Filippo Timi) e Panella (Fausto Russo Alesi) dagli spazi claustrofobici del vasto corridoio, della sala di refezione o di quella riservata agli esercizi spirituali alle vertiginose anse mentali che li trascinano laddove (forse) neppure gli onnipresenti padri superiori riescono a estendere il loro ossessivo controllo.
    Valerio Caprara, Il Mattino, 12 febbraio 2007

    Si parla di esercizi spirituali e di noviziato, ma si potrebbe parlare di qualsiasi altro rito d’iniziazione a patto che sia regolato da una tradizione, una logica, e dunque magari soggetto a ribellioni e fughe. L’attraversamento della linea d’ombra che porta alla maturità, alla scelta, all’essere se stessi, è un gesto di presa di coscienza che si sposta sempre più avanti e vaga nell’indistinto di generazione in generazione, ma il poco più che trentenne Saverio Costanzo sembra saperne qualcosa e affida alla sua opera seconda, film molto “lavorato”, ambiguo e ricco di spunti, questa necessaria riflessione esistenziale.
    (...)Costanzo deve molto al cinema di Marco Bellocchio nelle geometrie, nello stile, nella direzione degli attori – tutti notevoli, da Christo Jivkov a Filippo Timi, da Marco Baliani a André Hennicke – ma ne rovescia la prospettiva laica e anti-cattolica, evitando, forse giustamente, di prendere posizione contro l’istituzione ecclesiastica o contro l’istituzione tout court. Le scelte contrapposte di Andrea e Zanna, l’adesione alla regola del primo e il rifiuto ribellistico dell’altro, che culmina nel famoso bacio dostoevskiano al Padre Superiore che molto ha fatto discutere, si equivalgono almeno in una cosa: il voler essere appunto scelte, assunzioni di responsabilità. In memoria di me, in concorso quest’anno a Berlino, prosegue dunque la ricerca sul grande tema della libertà, ricerca impostata con Private a conferma che Costanzo, benché con qualche ingenuità, è un autore dalla personalità definita, forse tra gli italiani della sua generazione uno dei più interessanti, coerenti e complessi.
    Cristiana Paternò, Vivilcinema, n° 2 (marzo-aprile 2007)
  • Il Regista
    Nasce a Roma il 28-09-1975. Figlio di Maurizio Costanzo, Saverio si laurea in sociologia delle comunicazioni alla Sapienza e inizia a lavorare come conduttore radiofonico. Nel 1997 realizza alcuni spot e scrive la sceneggiatura del corto 'Il Numero'. Nel 1998, lavora a New York, prima come operatore per la casa di produzione GVG USA, poi come aiuto regista del regista svizzero Reiro Kaduff in "The Business of Death". Nel 1999, realizza il documenatrio 'Caffè Mille Luci, Brooklyn, New York' in sessanta episodi e nel 2001 è la volta di "Sala rossa", una docu-fiction in sei episodi premiata al Festival di Torino. Nel 2003 realizza il suo primo lungometraggio per il grande schermo "Private" con cui ottiene il Pardo al Festival di Locarno 2004. Ultimamente ha diretto il suo secondo lungometraggio "In memoria di me" (2006) presentato in concorso al Festival di Berlino 2007.


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