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  • Venerdì 6, Sabato 7, Domenica 8 Ottobre 2006
  • Ore 16 - 18 -20 - 22

WATER

RegiaDeepa Mehta
CastSeema Biswas (Shakuntala), Lisa Raye (Kalyani), John Abraham (Narayan), Sarala (Chuyia), Kulbhushan Kharbanda (Sadananda), Waheeda Rehman (Bhagavati), Raghuvir Yadav (Gulabi), Vinay Pathak (Rabindra), Rishma Malik (Snehalata), Deepa Mehta (Deepa Mehta Saltzman)
GenereDrammatico
Anno2005
NazioneCanada, India
DistribuzioneVIDEA-CDE, Warner Bros. Pictures
Durata114'
WATER
 
Sceneggiatura: Deepa Mehta

Fotografia: Giles Nuttgens

Musiche: Mychael Danna

Montaggio: Colin Monie

Scenografia: Dilip Mehta

Costumi: Dolly Ahluwallia
Sito ufficiale
www.water.mahiram.com

  • La Storia
    Nel 1938, mentre l'India è ancora colonia inglese e il Mahatma Gandhi sta per iniziare la predicazione e l'ascesa, la piccola Chuya, una bambina di 8 anni, viene data in sposa a un uomo molto anziano e malato. Quando il marito muore, Chuya, rimasta vedova, viene rimandata senza troppe cerimonie a casa dei suoi, ma non rimarrà lì: secondo l'uso indù le vedove devono trascorrere l'intera esistenza tra loro e in penitenza. Chuya viene mandata nella città sacra di Benares dove, non credendo a quello che le sta accadendo, pensa che presto sua madre la tornerà a prendere. Giorno dopo giorno Chuya comincia ad aprire gli occhi e, a contatto con la severa Madhumati, la responsabile dell'istituzione, la dolce Shakuntala e la bellissima Kalyani, impara a conoscere il destino di una vedova. Una donna indiana rimasta vedova ha tre scelte: sposare, se la sua famiglia glielo permette, il fratello più giovane di suo marito; uccidersi gettandosi sulla pira del marito morto o vivere un'esistenza scandita da regole ferree, disciplina e solitudine. Ma l'India sta cambiando. Una nuova legge, poco popolare, permette alle vedove di risposarsi e comincia a farsi sentire la voce di Gandhi che chiede la soppressione della divisione in caste e l'indipendenza del paese. La personalità di Chuya, così giovane e esuberante, dà energia e nuove speranze alle altre vedove tanto che Kalyani, quando incontra il giovane Narayan, un seguace di Gandhi, può osare di seguire per la prima volta il suo cuore ma...
  • La Critica
    Dopo Fire e Earth, la regista indiana Deepa Metha firma Water, ultimo intenso capitolo di un’ideale “trilogia degli elementi”, che può forse essere considerato come il suo vero capolavoro. Un film estremamente coinvolgente dal punto di vista emotivo e che fin dalle prime durissime immagini (una bambina che viene rasata a zero) trasporta lo spettatore nell’India del 1938, nella quale il Mahatma Gandhi inizia il suo cammino verso la libertà e il cambiamento e dove al tempo stesso una ragazzina indù, vittima di regole e tradizioni, può restare “vedova” ed essere costretta a scegliere fra tre alternative: uccidersi sulla pira del marito, sposare il fratello più giovane del defunto consorte oppure vivere per sempre chiusa in un ashram.

    Chuyia ha otto anni quando muore l’uomo cui era stata sposata dalla famiglia, e così viene consegnata dai suoi genitori a un ashram indù dove vivono le donne che hanno perduto il proprio marito. Questa piccola comunità è gestita e guidata da Madhumati. Lì Chuyia dovrà trascorrere il resto della sua vita in perpetuo sacrificio. Nella casa, la piccola fa amicizia con le varie donne. Quando viene messa al corrente di un segreto e per sbaglio lo riferisce a Madhumati, nell’ashram si scatena l’ira di alcune delle vedove. Quello che accadrà in seguito cambierà per sempre la vita di tutti e in particolare quella della piccola Chuyia, destinata a dover scegliere tra i moti di un cuore pronto, nonostante tutto, per l’amore, e gli obblighi della vita di rinuncia che le è stata imposta dalla famiglia.

    Visivamente straordinario, il film è basato su una grande sobrietà che evita alla sua liricità e drammaticità di trascendere, in un equilibrio pressoché perfetto. Per quanto la storia sia intrisa di elementi melò (l’amore contrastato, la bambina abbandonata), Deepa Metha rifugge da ogni tentazione di qualunquismo nazionalpopolare. Idealmente riconducibile a Magdalene sisters, con cui ha più di un punto di contatto sia sotto il profilo ideale che pratico (il montatore è lo stesso), Water colpisce lo spettatore per la sua forza immaginifica e, al tempo stesso, per il suo giusto e violento attacco a regole e tradizioni di cui sono vittima, proprio come nel film di Peter Mullan, le donne. In questo senso è interessante notare come la regista abbia saputo seguire alla perfezione un doppio registro: da un lato assistiamo alla difficile vita di una bambina la cui esistenza viene rovinata e sopraffatta dalla tradizione religiosa; dall’altro c’è l’India del cambiamento apportato da Gandhi e della lacerazione tra passato e presente. Un film drammatico e toccante, dalla suadente colonna sonora di Mychael Danna, che mira a raccontare una storia verosimile e a toccare la nostra coscienza, denunciando il fatto che la tradizione delle vedove indù non è ancora del tutto scomparsa
    Marco Spagnoli, Vivilcinema, n°4 luglio-agosto 2006

    India, 1938. Chuya, una ragazzina di appena otto anni, viene allontanata dalla sua famiglia e trasferita in una casa ritrovo per vedove indù, per espiare la colpa d’un marito perso e mai conosciuto, attraverso l’eterna penitenza imposta dai testi sacri. Tra veglie e preghiere, la ragazzina porterà una ventata di freschezza - e di scompiglio - che contagerà l’affascinante Kalyani, giovane vedova innamorata di Narayan, un fervente idealista sostenitore di Gandhi. Il film di Deepa Mehta va a concludere una personale trilogia sugli elementi acqua, fuoco e terra. Il tema trattato - la condizione della donna e in particolare delle vedove - apre nuovi spiragli su una condizione di disagio che ancora oggi, a distanza di cinquant’anni dalle conquiste del "profeta" Gandhi, contagia centinaia di migliaia di donne costrette alla ferrea osservanza delle pratiche religiose.
    Se l'argomento è encomiabile nel suo tentativo di scardinare i dogmi della tradizione per far posto ai mutamenti sociali e culturali, il film in sé resta paradossalmente impigliato proprio in questo tentativo. Il labile confine che separa il tono documentaristico dalla finzione filmica si perde in scene didascaliche e incomplete, in recitazioni affettate e poco credibili, nella lezioncina da cinema (b)hollywoodiano - con tanto di lacrima finale - buttata giù a memoria e tutt’altro che impeccabile. Un film che apre uno spiraglio di speranza e di conoscenza in più su pratiche sconosciute al grande pubblico, ma che scontenta il botteghino - e gli spettatori - per l’eccessiva austerità.
    Pierpaolo Simone, Mymovies.it
  • Il Regista
    Nata a New Delhi nel 1950 ma residente in Canada dal 1973, Deepa già con la precedente produzione, "Fire - Fuoco", nel 1998 si è imposta al pubblico e alla critica. Dopo "Earth - Terra" ha realizzato la pellicola "Water", che ha inaugurato l'anno scorso il Festival Internazionale di Toronto, ha ottenuto il premio per il miglior film straniero al Bangkok Intenational film festival ed è stato campione di incassi in Canada e in Spagna.

credits
www.cinematografo.it

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