- Ore 16 - 18 - 20 - 22
Vietato ai minori
di 18 anni
SHORTBUS - Dove tutto è permesso| Regia | John Cameron Mitchell |
| Cast | Sook-Yin Lee (Sofia),
Paul Dawson (James),
Justin Bond (Tenutaria),
PJ DeBoy (Jamie),
Raphael Barker (Rob),
Jay Brannan (Ceth),
Peter Stickles (Caleb),
Daniela Sea (Principino),
Rachael C. Smith (Zoey),
Lindsay Beamish (Sian),
Yolonda Ross (Faustus) |
| Genere | Drammatico |
| Anno | 2006 |
| Nazione | USA |
| Distribuzione | BIM (2006) |
| Durata | 102' |
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Sceneggiatura: John Cameron Mitchell Fotografia: Frank G. DeMarco Musiche: Yo La Tengo, Michael Hill (consulenza musicale) Montaggio: Brian A. Kates Scenografia: Jody Asnes Costumi: Kurt Swanson (Kurt and Bart), Bart Mueller (Kurt and Bart) Effetti: John Bair Produzione: PROCESS PRODUCTIONS, Q TELEVISION
- PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).
- La Storia
New York. Lo 'Shortbus' è un singolare locale notturno gestito dal travestito Justin Bond e frequentato da una serie di personaggi, tutti alla ricerca di nuove esperienze sessuali. Sofia, sposata da tempo con Rob, è una sessuologa che in tanti anni di matrimonio non ha mai provato completa soddisfazione durante i rapporti con il marito. La coppia gay James e Jamie, ha deciso di allargare i propri orizzonti sessuali. Severin, una ragazza sola e complessata, si prostituisce con clienti masochisti.
- La Critica
Rifiutato con una micidiale miscela di razzismo e moralismo da molti multiplex, il secondo film del regista gay John Cameron Mitchell, che viene da una famiglia super cattolica e militare di El Paso, è oggettivamente un 'porno': (....) Ma non è affatto un film pornografico, usa spesso la trasmissione non verbale: è un porno con l'anima, come si diceva dei kolossal. (...) Mai Shakespeare fu più appropriato: pene d'amor perdute che il regista ha girato sulla base di storie autentiche. All'inizio il film esibisce tutto ciò che può, poi gli prende la malinconia e accelera su compassione, sentimenti, affetti, tutte cose assenti dalla tecnica porno. Ogni scandalo choc sembrerà dunque ridicolo, perché se è compiacimento è una scorciatoia verso la disperazione quasi universale. Cannes ha proiettato il film e la Bim con coraggio lo distribuisce senza tagli. Sta alla maturità sessuale del pubblico cercare di capirlo in quello che non espone. E se proprio non si vuole contaminarsi col cuore, allora vale l'interesse sociologico per un mondo lontano dal 90% degli spettatori ma sulla cui curiosità si può scommettere. Attori? Bravi e soprattutto giusti.
Maurizio Porro, Corriere della Sera, 24 novembre 2006
Il film-scandalo di Cannes 2006, l'americano Shortbus di John Cameron Mitchell, uscirà venerdì nei cinema italiani in sole 60 copie, anziché le 100 previste. Motivo? Il «perbenismo» degli esercenti, secondo Valerio De Paolis, che con la sua società Bim lo ha acquistato per la distribuzione in Italia. Prima ancora che il film passasse alla censura (che l'ha «ovviamente» vietato ai minori di 18 anni, e fra poco vedremo perché), molti cinema l'avevano rifiutato. «Ho trovato difficoltà con molti esercenti, anche di qualità, nel far accettare questo film a causa di un certo loro perbenismo -ha dichiarato ieri De Paolis -. Considerano il film pornografico, una cosa che a me sembra davvero miope e comunque riduttiva. Ma non li giudico, ognuno è libero di pensarla come vuole. Anche io, avessi un figlio di 15 anni, non gli mostrerei il film, ma a 18 non vedo che male ci sia».
Pare che le maggiori difficoltà, per Shortbus, siano arrivate dai multiplex. Le grandi multisale di periferia si rivolgono ormai a un pubblico familiare e indistinto, e la sola idea che su 20 schermi (pieni zeppi, magari, di kotossal americani ultra-violenti) uno possa mostrare un film «pornografico» deve sembrare devastante. Anni fa ci siamo riempiti la bocca con gli elogi dei multiplex, sperando che la moltiplicazione di schermi potesse corrispondere a una maggiore ricchezza dell'offerta: non era difficile prevedere, invece, che il «modello multiplex» sarebbe stato sinonimo di omologazione, e ci perdoni Pasolini se per l'ennesima volta gli rubiamo questo termine. Ma non ne troviamo uno migliore, in un paese dove non si può prendere in giro il Vaticano e dove bravi comici come Fiorello, Crozza e la Littizzetto passano per demoni dell'inferno (o, al contrario, per paladini della satira e della libertà d'espressione, che è quasi altrettanto ridicolo).
Essendo passati 6 mesi da Cannes, ricordiamo che Shortbus è l'opera seconda di John Cameron Mitchell, 43enne di El Paso, Texas, proveniente da una famiglia super-cattolica e di tradizioni militari (non poteva altro che diventare, da grande, una leggenda della cultura gay americana). Il suo primo film Hedwig, del 2001, lo vedeva anche attore nei panni multicolori e travestiti di una cantante drag-queen. Qui, invece, Mitchell ci trasporta nella New York più undergrounded estrema: non solo gay, perché delle tre storie che si incrociano nel locale Shortbus che dà il titolo al film due sono di donne etero (una sessuologa che non riesce a raggiungere l'orgasmo e una prostituta sadomaso che non sopporta i propri clienti). Il film contiene numerose scene di sesso autentico, con tanto di membri virili in azione, quindi è tecnicamente «pomografico»: ma colloca tali scene in contesti talmente reali, e spesso sentimentalmente toccanti, da raggiungere una logica narrativa che è l'esatto opposto del vero cinema porno. Che sia vietato ai minori è, come dicevamo, scontato; che possa scandalizzare gli esercenti, è ridicolo. Anni fa i cinema avrebbero chiesto di programmare un simile film con la bava alla bocca e il simbolo del dollaro nelle pupille. Oggi, si atteggiano tutti a boy-scout. È un segno (brutto) dei tempi.
Alberto Crespi, L'Unità, 21 novembre 2006
La Statua della Libertà. New York. All'interno dei molti grattacieli prendono corpo storie di vita quotidiana. Una terapista sessuale non è mai riuscita ad avere un orgasmo. Una giovane coppia di ragazzi omosessuali vuole allargare la propria vita sessuale, intraprendendo un menage a trois. Una ragazza non riesce ad avere rapporti interpersonali e si prostituisce con clienti masochisti che disprezza. Tutta questa umanità s’incontra allo Shortbus, colorato locale notturno underground dove tutto è permesso, dove è possibile trovar rifugio senza sentirsi diversi.
È la nuova, sfrontata e polemica, pellicola di James Cameron Mitchell, animatore della scena gay newyorchese, enfant prodige proveniente dal teatro e già fattosi notare al cinema con il sagace Hedwig – La diva con qualcosa in più. C’è molto sesso esplicito ma, il tocco leggero e il grande dono dell'ironia, permettono al regista di non cadere mai nella volgarità, anzi di riuscire a commuovere e renderci partecipi anche di un mondo che può apparire davvero lontano. Mitchell, che ha dalla sua anche una grande sapienza visiva e una fresca inventiva, osserva l’uomo e la donna contemporanei. Lo fa attraverso l'angolazione del sesso. Ma davvero potrebbe essere qualcos'altro. Quest'umanità post 11 settembre è malinconica, triste, sembra essere spaesata in un mondo che non riesce più a riconoscere. Ecco allora che New York, ridisegnata al computer e propostaci in maniera davvero entusiasmante attraverso pennellate di tempera e luci che si accendono e si spengono, rimane al buio: black out completo. Coadiuvato da un cast eccezionale, praticamente esordiente, e da una festante colonna sonora, Mitchell firma un'opera piacevole. Che niente ha a che fare con la pornografia, troppo spesso tirata in ballo per questo film.
Letizia della Luna, Mymovies.it
Una New York colorata che sembra un gioco in plastilina per bambini: la macchina da presa la sorvola e s'infila a casaccio in una finestra qualunque, dove un giovane uomo nella vasca da bagno osserva il suo corpo nudo e lo riprende, poi in un'altra, dove una ragazza dall'aria scocciata s'intrattiene con un cliente, poi in un'altra e in un'altra. Gente che si osserva, che si ama o che tenta di amarsi, che s'interroga. «Com'è stato il tuo ultimo orgasmo?», chiede il cliente alla prostituta. «Fantastico - risponde lei. Mi pareva di essere sola e al buio». «Eri triste dopo?» «Sì.» «Perché?» «Perché mi sono accorta che non ero sola e al buio». Comincia così, con un'impossibilità amorosa che rifiuta di essere tale e con un'inadeguatezza erotica che non si accontenta di se stessa, Shortbus, carrellata su Manhattan post-millennio e post Ground Zero, una città nella quale dopo l'11 settembre sono ritornati i giovani perché quell'evento è stata l'unica cosa reale della loro vita, abitata da gente "permeabile", il luogo dove vanno a vivere quelli che sentono il bisogno di farsi perdonare. Che significa poi - nelle parole del vecchio ex sindaco che popola come gli altri il locale eroticamente multiforme che dà il titolo al film - le anime sensibili, quelle, soprattutto ma non solo giovani, che si sentono addosso le colpe del mondo. John Cameron Mitchell segue i suoi personaggi in cerca d'amore e li intreccia attraverso il locale retto con grazia da gran dama e pugno di ferro da Justin Bond (una sorta di Victoria appena un po' appannata dall'età), ne osserva gli sforzi e gli sbagli, li prende benevolmente in giro. Certo, quella raccontata da Mitchell è solo una fetta infinitesimale di mondo, nemmeno sfiorata da differenti immagini newyorkesi, un piccolo universo che sembra tornato agli anni '60, solo con meno speranze. La sua strada alla salvezza (una sorta di "inno alla gioia sessuale") non è necessariamente condivisibile. Ma, dietro alle performance erotiche, spesso maldestre, dei suoi personaggi, quello che conta davvero è la tenerezza, la ricerca di autentico amore, l'onestà verso se stessi e il partner. E il sesso, che pure domina quasi ogni sequenza, finisce per diventare solo un gradino nella conoscenza e nel rispetto di se stessi e degli altri. Anche per quelli che tanto giovani non sono più, come Justin, memoria storica di anni migliori e peggiori, cui spetta una battuta chiave: «Una volta volevo cambiare il mondo. Adesso mi basta lasciare questa stanza con un po' di dignità». Il sesso diventa un percorso possibile verso la moralità affettiva.
Emanuela Martini, Film Tv, 5 dicembre 2006
- Il Regista
Nato a El Paso, Texas (USA), il 21 aprile 1963. Dal 1985 al 2001 intreprende la carriera d'attore per il piccolo schermo, interpretando molte serie e film tv con discreto successo. Nel 1998 scrive una sceneggiatura per il teatro dal titotlo 'Hedwig And The Angry Inch' che trae fonte di ispirazione dal Simposio di Platone. Dopo il debutto a New Jork lo spettacolo diviene immediatamente un fenomeno, non solo musicale, ma anche di costume, acclamato dal pubblico e osannato dalla critica, è stato rappresentato consecutivamente ad off-Broadway per oltre tre anni prima di essere ripreso dalla compagnia inglese Rose Tinted Productiones, che attraverso un tour internazionale ha contribuito a diffonderlo in gran parte del mondo. Nel 2001 John Cameron Mitchell tramuta "Hedwig" in film raccogliendo lo stesso riconoscimento ottenuto dal musical. Il film vince l' Audience Award Dramma e come miglior regista al Sundance Film Festival, l'Orso d'Oro al Festival di Berlino, L'audience Award all'International Film Festival di San Francisco e come miglior attore al Seattle International Film Festival. Ultimamente ha diretto la sua seconda opera "Shortbus" (2006), presentata fuori concorso al Festival di Cannes.