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  • Venerdì 15, Sabato 16, Domenica 17, Lunedì 18
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

LITTLE MISS SUNSHINE

RegiaJonathan Dayton, Valerie Faris
CastGreg Kinnear (Richard), Toni Collette (Sheryl), Steve Carell (Frank), Alan Arkin (Nonno), Abigail Breslin (Olive), Paul Dano (Dwayne), Beth Grant (Nancy Jenkins), Justin Shilton (Josh), Julio Oscar Mechoso (Meccanico), Brenda Canela (Cameriera della tavola calda), Jill Talley (Cindy), Marc Turtletaub (Dottore), Steven C. Parker (Adolescente)
GenereCommedia
Anno2006
NazioneUSA
Distribuzione20TH CENTURY FOX
Durata101'
LITTLE MISS SUNSHINE
 
Sceneggiatura: Michael Arndt
Fotografia: Tim Suhrstedt
Musiche: Mychael Danna
Montaggio: Pamela Martin
Scenografia: Kalina Ivanov
Costumi: Nancy Steiner
Effetti: LOOK! Effects Inc., Adam Avitabile, Ian Eyre
  • PRESENTATO AL 'SUNDANCE' E IN 'PIAZZA GRANDE' A LOCARNO 2006.
  • La Storia
    La tragicomica avventura della famiglia Hoover, una combriccola di bizzarri personaggi saliti a bordo del loro pulmino Volkswagen per accompagnare la piccola Olive, di soli 7 anni, al concorso di bellezza 'Little Miss Sunshine'. Della spedizione fanno parte: papà Richard, gran motivatore; mamma Sheryl e suo fratello Frank, reduce da un tentativo di suicidio; l'adolescente Dwayne, deciso a restare in silenzio finché non riuscirà a diventare un pilota militare; e per finire il nonno, espulso dalla casa di riposo perché scoperto a fare uso di sostanze stupefacenti...
  • La Critica
    Come nei film di Alexander Payne ("A proposito di Schmidt", "Sideways"), cui fa pensare, il viaggio avrà un valore terapeutico. Se all'inizio i personaggi sono chiusi nelle rispettive nevrosi, l'esperienza li induce a trasgredire le proprie regole e ad aiutarsi. L'evoluzione della sceneggiatura segue le peripezie degli Hoover, fino a una presa di coscienza non imprevedibile ma in sintonia col partito-preso umanista del film; che, nell'epilogo, cede però troppo alle tentazioni moralistiche e caricaturali. A discarico, bisogna dire che il concorso (riprese autentiche), in cui sfilano bambine con trucco e atteggiamenti provocanti da adulte, è qualcosa di autenticamente grottesco. Peggio. Di agghiacciante.
    Roberto Nepoti, la Repubblica, 22 settembre 2006

    Rivelazione al Sundance e a Locarno, una commedia cinica e intelligente, divertente e amara che mette una bomba sotto una stravagante famiglia ma poi tenta di ricucire. Chissà. (...) Commedia sfrontata e farsesca dove tutti perdono pezzi, ma non perde colpi la serrata regìa coniugale di Dayton e Faris con un magnifico cast di caratteri, da Greg Kinnear, che passa il ruolo di gay a Steve Carrell, Toni Collette, Alan Arkin, la bimba prodigio e incubo Abigail Breslin. Film sorpresa, da non perdere.
    Maurizio Porro, Corriere della Sera, 29 settembre 2006

    Il nonno sniffa eroina, il padre spaccia senza successo ricette per il successo, la madre si limita a fumare tabacco (in America è quasi un crimine). In compenso lo zio professore, "il secondo studioso di Proust più stimato d'America", ha appena tentato il suicidio per amore di un altro uomo; il figlio adolescente, lettore di Nietzsche, ha fatto voto di silenzio finché non entrerà alla Scuola di Aeronautica; e la paffuta Olive, 7 anni, grandi occhiali da secchiona, si prepara a correre per il titolo di "piccola miss California"...
    Caricate quest'allegra famigliola di disadattati su un pericolante pullmino anni 70 e avrete una commedia loquace e grottesca che dopo una partenza un po' facile prende quota "on the road", dal New Mexico alla California. Per crescere ininterrottamente fino all'epilogo a sorpresa fra le piccole miss, oscene Barbie viventi (e danzanti) in costumini sexy. Una nota insieme satirica e sentimentale che chiude un film capace nei momenti migliori di ritrovare il tono pungente del non dimenticato Hal Ashby. Rovesciando in nostalgia, se non in orgoglio, l'ostentato cinismo dei nostri anni (siamo tutti "diversi"). Con un omaggio un poco ecumenico ma sincero ai roaring seventies (grande su tutti il nonno Alan Arkin) e alle loro dimenticatissime, quelle sì!, libertà.
    Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 22 settembre 2006

    Il segreto di Little Miss Sunshine, diretto con brio dalla coppia Jonathan Dayton & Valerie Faris noti come registi di video musicali, è sconvolgere lo schema tipico della sitcom in chiave di teatrino della crudeltà, senza perdere in simpatia. Quella degli Hoover di Albuquerque è una classica famigliola americana formata da Greg Kinnear, la moglie Toni Collette e due figlioli, l'adolescente Paul Dano e Abigail Breslin di anni sette. In più ci sono il nonno paterno Alan Arkin e lo zio Steve Carell, fratello di Collette, appena dimesso dall'ospedale. Tutto molto tipico e sano, salvo il fatto che Greg è autore di un programma su come avere successo che non ha alcun successo; che Toni, al secondo matrimonio, è talmente impegnata a mantenere l'equilibrio fra i suoi cari da rischiare di vedere saltare il proprio; che Paul, seguace delle teorie di Nietzsche e in rotta con tutti, ha deciso di restare muto e comunica esclusivamente tramite bigliettini; che il nonnino, sempre su di giri, è stato sbattuto fuori dall'istituto per uso di droga e che Carrell, reputato studioso di Proust, è reduce da un tentativo di suicidio per aver perso insieme l'amore e un importante riconoscimento accademico. L'unica a emanare una sorta di assurda positività è Abigail, che pur cicciottella e occhialuta è convinta di poter vincere il concorso di bellezza Little Miss Sunshine. L'evento coinvolge l'intero clan in un viaggio tragicomico verso Redondo, California, dove si svolge la gara. A bordo di uno scassato furgoncino, perfetto simbolo di una incasinata realtà interiore, vengono fuori frustrazioni e idiosincrasie che mettono i rapporti interpersonali a dura prova, finché nel grottesco finale la famiglia si ricompatta. Infranto da tempo il sogno americano, ora si parla di «disfunzione americana» e lo sceneggiatore Michael Arndt vi getta uno sguardo ironico e divertito, raccontando con una certa verità l'odierna difficoltà di vivere. Felicemente scelti e intonati, gli attori incarnano i personaggi con un'affettuosità che li riscatta.
    Alessandra Levantesi, La Stampa, 22 settembre 2006

    Modulato sulla goliardica confusione lisergica degli anni Settanta, Little Miss Sunshine è una commedia bizzarra e irresistibile sulle contraddizioni della famiglia allargata, raccontata senza la brutale cattiveria dei fumetti di Todd Solondz nè l’irriverenza destabilizzante dei ritratti al veleno di John Waters o l’onirico romanticismo di Tim Burton. Nell’America sensibile e minore dei concorsi di provincia per piccole bellezze ricalcati sui modelli sorridenti delle riviste, il film, con grazia colorata appiattita da tic ed abitudini, con ironia carica di sincere e piccole verità, è un viaggio anche mentale nelle follie e nelle piccole manie di un gruppo di perdenti granitici e genetici, destinati a convivere assieme e condizionati dall’illusione del successo e della riconoscibilità.
    Benvenuti a bordo del pulmino degli Hoover, direzione California, con la figlia che vuole fare un concorso di bellezza, il nonno che sniffa eroina e legge riviste porno, papà insegnante e psicologo ed il figlio che ha smesso di parlare e comunica con un block notes. Con una lunga e proficua formazione televisiva, i due registi, furbi e spietati, muovono le loro figurine con affetto, tenendo saldi libertà e privilegi perduti, propositi di protesta riposti, ma illuminati dagli occhi sinceri e sognanti della bambina. Con la lucida vivacità della tolleranza e la glorificazione ideologica di principi etici da rispettare alla lettera, il film è una satira tragicomica per equilibristi della solitudine, che gioca cinicamente sull’identificazione istintiva dei perdenti che non comprendono il presente e continuano a rifugiarsi nei valori fallaci della popolarità, facendo finta di niente e flirtando con tutto ciò che è moralmente ripugnante.

    Costruito sulla differenza e complementarietà dei caratteri e sull’eterno dilemma tra essere e apparire, con uno stile ossequioso e cialtrone che estremizza i meccanismi comici e rende omaggio ai padri nobili della commedia, Little Miss Sunshine fotografa impietosamente le aspirazioni tradite e vendicatrici di genitori premurosi e vampiri che riversano sui figli tutte le aspirazioni tradite e le ambizioni disattese e sacrificano ogni decoro per conquistare premi e strette di mano. Con una carica spietata e sulfurea di intelligenza, ruffiane strizzate d’occhio alla cultura dei reduci, il film con un montaggio svelto carica le situazioni per scatenare effetti comici, ironizza sugli idoli con lo stupore degli innocenti e riesce ad essere un intrattenimento di classe, riflettendo le difficoltà sociali e di comunicazione dei non integrati con la rivincita distaccata delle piccole differenze. Il film, proiettato in Piazza Grande a Locarno 2006, coniuga la forza della tolleranza con l’indipendenza nelle scelte e nei traguardi, in un passatempo eccentrico sui desideri indotti e traditi.
    Domenico Barone, Vivilcinema n°4, luglio/agosto 2006

    A fronte di un budget di produzione 'indipendente' di 8 milioni di dollari, il film ne ha incassati in America già più di 46, diventando probabilmente la sorpresa di questa stagione cinematografica.
    (...) Se gli incassi fossero una prova sufficiente per confermare l’effettiva qualità di un film americano, questo “Little Miss Sunshine” sarebbe senza dubbio inserito nella lista dei migliori lungometraggi dell’anno: a fronte di un budget di produzione “indipendente” di 8 milioni di dollari, il film ne ha incassati in America già più di 46, diventando probabilmente la sorpresa di questa stagione cinematografica. Questo indiscutibile successo è più che meritato, in quanto si tratta di un’opera la cui freschezza e sincerità è a tratti contagiosa.
    La coppia di registi esordienti ha infatti diretto con mano sicura e briosa una commedia frizzante, commovente, assolutamente ben recitata da un gruppo di attori su cui spiccano il “grande vecchio Alan Arkin” ed un sorprendente Steve Carell. Se una pecca va proprio trovata in "Litte Miss Sunshine”, essa si trova in una sceneggiatura che non riesce ad equilibrare con precisione momenti lievi ad altri più profondi: in alcune scene sembra che la comicità scaturita da personaggi e situazioni sia piuttosto superficiale, mentre in altre la capacità di introspezione psicologica e la finezza della scrittura drammaturgica sono addirittura entusiasmanti. Anche in alcune scelte di messa in scena, come ad esempio alcune scenografie e costumi volutamente anni ’70, sembrano un’insistenza che poco c’entra con quanto raccontato -soprattutto con la frenesia da successo che sembra il leit-motiv principale. Dove però la pellicola si trasforma in qualcosa che verrà ricordato è in un finale di grandioso impatto emotivo, commovente per il messaggio che esplicita e ammirevole nello sviluppo della trama.
    Pur trattandosi di una pellicola forse leggermente sopravvalutata, almeno rispetto al clamore che sta ricevendo anche a livello di critica, c’è da testimoniare che “Litle Miss Sunshine” è una piacevolissima ora e mezza di ottima commedia agrodolce, in cui qualche ingenuità di fondo viene pienamente perdonata ad una coppia di cineasti che hanno inserito nel film personaggi, storia e situazioni a tratti irresistibili. Un film piccolo ma importante, da gustare per sorridere con intelligenza. Ammirazione per tutti coloro che vi hanno partecipato.
    Adriano Ercolani, Film.it

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