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  • Venerdì 17 Novembre 2006
  • Ore 15.45 - 17.55 - 20.05 - 22.10

HAWAII OSLO

RegiaErik Poppe
CastTrond Espen Seim (Vidar), Jan Gunnar Roisk (Leon), Evy Elise Kasseth Rosten (Asa), Stig Henrik Hoff (Frode), Silje Torp Faeravaag (Milla), Petronella Barker (Bobbie), Robert Skjærstad (Viggo), Benjamin Lonne Rosler (Mikkel), Ferdinand Falsen Hiis (Magne), Judith Darko (Tina), Aksel Hennie (Trygve), Morten Faldaas (John), Kjersti Elvik (Dorthe)
GenereDrammatico
Anno2004
NazioneDANIMARCA, NORVEGIA, SVEZIA
DistribuzioneBIM
Durata124'
HAWAII OSLO
 
Soggetto: Erik Poppe, Harald Rosenløw-Eeg

Sceneggiatura: Harald Rosenløw-Eeg

Fotografia: Ulf Brantas

Musiche: John Erik Kaada, Bugge Wesseltoft

Montaggio: Einar Egeland

Scenografia: Astrid Maria Saetren

Costumi: Maria Bohlin
  • Musiche da Canzoni: "Solve Et Coagula 10" di Kjetil Bjerkestrand, Magne Furuholmen e Freddie Wadling; "Whalebone" di Lauren Savoy e Pal Waaktaar.

  • La Storia
    Oslo. Nel giorno più caldo dell'anno, le vite di un gruppo di persone, estranee tra loro, si intrecciano. Il primo bambino di Frode e Milla è appena nato, ma la felicità è di breve durata perché i medici scoprono che ha una malformazione congenita e se non sarà sottoposto ad una difficile e costosissima operazione negli Stati Uniti non potrà vivere a lungo. Bobbie- Pop è una cantante fallita che tenta l'ennesimo suicidio, ma un infermiere segretamente innamorato di lei cerca di salvarle la vita. Leon, un cleptomane chiuso in una casa di cura, è terrorizzato dall'idea di rivedere Asa, una donna conosciuta dieci anni prima e con la quale aveva stipulato un assurdo patto di matrimonio. Nel frattempo suo fratello Trygve vuole approfittare di un permesso concessogli per festeggiare il compleanno di Leon per fuggire dalla prigione; tenta così di convincere quest'ultimo ad aiutarlo a compiere una rapina destinata a finanziare la realizzazione del loro sogno: un viaggio alle Hawaii. Vidar, il più caro amico di Leon e suo medico personale, è il crocevia di tutte le storie e che, attraverso i suoi sogni, vede cose che nessun altro può vedere, vigila sugli altri ed è in grado di salvarli tutti tranne, forse, sé stesso...
  • La Critica
    Esistono gli angeli?, Sì secondo il film norvegese 'Hawaii, Oslo' del regista Erik Poppe, secondo una trilogia dedicata alla città capitale del suo paese. L'ipotesi è più che suggestiva, anche se l'abuso di strutture corali come questa ha un po' stancato, ma è lo svolgimento che lascia a desiderare: molto confuso. (...) Conosciamo la fortuna del cliché 'sliding doors', il meccanismo del 'quello che sarebbe potuto accadere se'. Sempre suggestivo, vero, ma bisogna pur saperlo gestire.
    Paolo D'Agostini, la Repubblica, 16 giugno 2006

    Il norvegese Erik Poppe è al II atto della trilogia su Oslo e le sue infelicità. Racconta l'incrocio di molti destini nell'unico giorno caldo dell'anno. Secondo un manieristico luogo comune del cinema di oggi, le diverse storie raccontate si uniscono poi in un unico puzzle: ecco dunque la fauna di varia e tutta disperata umanità. (...) Esasperato ma non coinvolgente, alla ricerca del peggio ma con fondato sospetto di gratuità, il film è un racconto solo corretto e induce alla tentazione di chiedersi perché." Maurizio Porro, Il Corriere della Sera, 17 giugno 2006

    Un bambino nato da poche ore e un padre disposto a tutto per salvarlo da una malattia congenita, ma anche cantanti depresse che pensano al suicidio, infermieri innamorati, cleptomani, rapinatori dilettanti e medici dalle visioni oniriche (o sono oscure premonizioni?). Frettolosamente, si sarebbe tentati di pensare che queste persone non abbiano niente in comune. Ma, come ci hanno insegnato John Guare e Fred Schepisi in Sei gradi di separazione , nessun uomo è mai davvero tanto distante da un altro. Le vite dei protagonisti di Hawaii Oslo, infatti, sono destinate ad incrociarsi esattamente il giorno più caldo dell'anno, nella gelida capitale norvegese. E anche in un piccolo film corale, che cerca di mantenersi in bilico sulla sottile linea che divide dramma e commedia, allucinazione pura e racconto metropolitano. Una storia di gente semplice, di piccoli gesti e poche parole, girata da Erik Poppe con pudore e senza forzare la leva delle coincidenze. Un film asciutto, che lascia fuori dalla scena il passato dei personaggi e riesce miracolosamente a fare a meno di tediose spiegazioni o didascalici flashback. E un regista che impara a fidarsi degli spettatori alla sua seconda opera è già quasi un eroe.
    Roberta Bottari, Il Messaggero, 19 giugno 2006

    Dalla Norvegia arriva un nuovo capitolo del filone, drammatico e corale, che vede gli autori-demiurghi disporre dei destini dei loro personaggi, affidandoli al potere del caso memori di Kieslowki, di America oggi e Magnolia per citare gli esempi più illustri.
    Anche nel film di Erik Poppe si incrociano le esistenze di numerosi personaggi in un momento cruciale: un padre fa l’impossibile per assicurare la sopravvivenza del figlio neonato di fronte alla resa dei medici; un carcerato approfitta di un permesso per evadere, trascinando il fratello Leon, emotivamente instabile; questi a sua volta potrebbe coronare un sogno assurdo ma a portata di mano, l’unione con una coetanea con cui ha stretto un patto “ultima spiaggia”; una madre, dopo un tentato suicidio, cerca di riavvicinare i due figli randagi, mentre diventa oggetto delle attenzioni dell’autista dell’ambulanza che l’ha salvata. Una funzione narrativamente importante è affidata al febbrile infermiere dell’istituto dove alloggia Leon, che anticipa in sogno, profeticamente, gli eventi.
    Il film si apre e si chiude con lo stesso incidente notturno, che coinvolge a vario titolo tutti i personaggi. In mezzo, gli slanci e le ansie di antieroi smarriti, alla ricerca di un punto fermo per sfuggire a percorsi che sembrano obbligati, al termine dei quali scopriremo che la prima sequenza (onirica?) potrebbe non coincidere con l’ultima grazie ad un piccolo particolare, una pedina avanzata dal demiurgo a provocare conseguenze tutt’altro che secondarie. Non meno rilevante, per la convergenza di disperazioni e sogni di rivalsa, è la rapina in banca, dagli sviluppi imprevedibili.
    Pur eccedendo in intimismo e nell’uso della camera a mano, il regista procede con misura e pudore, senza forzare la leva delle coincidenze e, quel che è più apprezzabile, lasciando fuori dalla scena il vissuto dei personaggi, senza spiegazioni né flashback. Ne vien fuori un’opera asciutta, ancorché statica, con qualche felice guizzo narrativo (lo psicolabile Leon, pervaso dall’ansia, corre a perdifiato per le strade della città) e un buon utilizzo delle musiche (Lurie, Arvo Part, Tiersen, Piovani). Hawaii, Oslo (il cui titolo si riferisce a un bar della capitale norvegese, oltre che alle isole evocate e millantate) risponde alle attese di un pubblico attratto da dissertazioni d’autore sugli inestricabili capricci del caso, cangianti come il caleidoscopio che appare nel corso della narrazione.
    Mario Mazzetti, Vivilcinema, n°3 maggio/giugno 2006
  • Il Regista
    Nato ad Oslo, Norvegia, Eric ha studiato al Dramatic Institute di Stoccolma, successivamenta ha diretto cortometraggi e documentari fino al 1998 anno in cui debutta con la sua opera prima "Schpaaa" (1998). Ultimamente ha diretto il suo secondo lungometraggio "Hawaii, Oslo" (2004) con Thorir Saemundsson e Andrine Saether.

credits
www.cinematografo.it

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