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  • Venerdì 10 Novembre 2006
  • Ore 15.45 - 17.55 - 20.05 - 22.10

BITTERSWEET LIFE

RegiaJee-Woon Kim
CastByung-Hun (Lee Sunwoo), Min-A Shin (Heesoo), Roeha Kim (Moonsok), Kiyoung Lee (Moosung) Dalsoo Oh (Myunku), Young-Chul Kim (Kang), Jung-Min Hwang (Baek)
GenereThriller
Anno2006
NazioneCorea Del Sud
DistribuzioneLucky Red
Durata120'
BITTERSWEET LIFE
 
Soggetto: Jee-Woon Kim

Sceneggiatura: Jee-Woon Kim

Fotografia: Ji Y Kim

Musiche: Dalparan Jang Yeong-Gyu

Montaggio: Jae Geun Choi

Scenografia: Sung Hee Ryu
  • PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).

  • La Storia
    Sunwoo, manager di un albergo, è molto preparato ed efficiente, ma nasconde un segreto. Il suo lavoro nell'hotel è solo una copertura e lui in realtà è il braccio destro di Kang, uno dei più potenti boss mafiosi del luogo. L'unico punto debole di Kang è Heesoo, la sua compagna di cui è perdutamente innamorato e anche molto geloso. Poiché sospetta della sua infedeltà, Kang ordina a Sunwoo di pedinarla e di scoprire la verità. Quando Sunwoo trova effettivamente la donna tra le braccia di un altro, dovrebbe agire, ma invece rimane come pietrificato e dopo avere esitato, la lascia fuggire senza neanche capire il perché. Kang, furioso, scatena la sua banda sulle tracce di Sunwoo, la cui vita in un attimo viene ribaltata. Comincia l'inferno e un'infinita battaglia contro quella che lui considerava la sua "famiglia"...
  • La Critica
    Il nuovo cinema sud coreano continua ad imprimere la sua spinta e a varcare i confini nazionali, grazie anche ai favori di un'industria cinematografica che ha applicato, allo stesso tempo, una politica di sostegno e di protezionismo (mettendo, ad esempio, un limite alla quota di film americani distribuiti sul territorio). Evidentemente la "politica" non è sufficiente.., ad essa serve una stagione autentica di nuovi autori, Il cinema sud coreano ne ha di molti e talentosi. Basta ricordare il non amato, in patria, Kim Ki Duk e il visionario Park Chan-wook, autore della famosa trilogia sulla vendetta. Arriva, ora, nelle sale (distribuito dalla Lucky Red, sempre attenta alle proposte cinematografiche di quella parte dei mondo) A Better Sweet Life, di Kim Jee Woon, variante altra, ma più "bassa", sul tema della vendetta. Un noir al neon ambientato in una Seoul postmoderna. (...) Perché la vendetta affascini così tanto il cinema coreano (e non solo, pensando da ultimo a Tarantino) è questione complessa. Bisognerebbe sapere di più della cultura e della società sud coreana, e capire anche quanto, nonostante il protezionismo, passi dell'immaginario hollywoodiano di riferimento. E bene però ricordare che Tarantino e company sono degli esperti imitatori della cinematografia orientale e che, di sicuro, il vicino Giappone, nonché la Cina, sono "partner" culturali più influenti. Le coreografie sanguinarie, la pioggia di fuoco, i ralenti ad effetto, con proiettili colti compiere il loro tracciato in inacroscopiche dimensioni.., sono il frutto di una ricerca estetica che ha padri nel cinema di cappa e spada e in quello di John Woo. A Bitter Sweet Life non è più originale di altre esperienze di genere, ma si difende con orgoglio mostrando a tratti doti non comuni di messa in scena.
    Dario Zonta, L'Unità, 12 maggio 2006

    Il cinema coreano, come del resto molto del miglior cinema orientale, è la dimostrazione che in arte la forma è tutto, o quasi. Prendiamo Bittersweet Life di Kim Jee-woon, nome di culto per il pubblico cinefilo. È un film di genere, un noir basato sul tema sempreverde della vendetta, con un campionario insieme ironico e compiaciuto di scene di violenza e proterva crudeltà. E tuttavia la suggestiva ambientazione fra interni di lusso e capannoni abbandonati, i chiaroscuri e le lucide tonalità nero seppiate e rosso mattone della fotografia, conferiscono alla pellicola una raffinatezza visiva che riscatta la brutalità della materia, conferendogli una qualità quasi astratta.
    Braccio destro del potente boss Kang, il giovane Sunwoo ha ambizione, determinazione e sangue freddo: è un solitario, imbattibile nelle arti marziali e impermeabile alle emozioni. Però, quando Kang in partenza per Shanghai gli chiede di sorvegliare la sua donna, una fanciulla dall’aria pura, accade l’imprevedibile.(...) Peccato che la componente fumettistico-coreografica prenda il sopravvento sull’intrigante spunto narrativo di un uomo pronto a giocare il suo destino sull’altare di un raro momento di amore e bellezza. Nell’efficace incarnazione di Lee Byung-hun, il protagonista è un contro-eroe che ha qualcosa del fascino misterioso e struggente di Alain Delon giovane.
    Alessandra Levantesi, La Stampa, 12 maggio 2006

    Forse i cineasti, in Oriente come in Occidente, sentono che il mondo sta tornando tribale. Forse, dopo il fallimento dell'utopia diplomatica del dopoguerra (leggi: Onu), si ha la sensazione che finiremo allegramente per scannarci l'un l'altro. Occhio per occhio, dente per dente, un israeliano per un palestinese. La tendenza, comunque, c'è tutta. Ad ingrossare le fila dei film vendetta ecco arrivare il sudcoreano A Bittersweet Life di Kim Jee-woon ('Two Sisters') che non aggiunge a al tema. Un gangster con carattere tra il laconico e il catatonico si innamora della pupa del capo. Saranno dolori. In questi film i protagonisti vengono picchiati a sangue, sopravvivono, si arrabbiano e si vendicano massacrando interi eserciti. Dialoghi? Zero. Psicologia? Da mercatino. Violenza? Calligrafica. Quando l'Oriente è più superficiale di Hollywood. I francesi hanno adorato Bittersweet Life. Aveva ragione Mario Bava. Forse non sono più furbi di noi.
    Francesco Alò, Il Messaggero, 12 maggio 2006

    Il cinema coreano non cessa di stupire. Non che A Bittersweet life sia un'opera innovativa, il genere di film che inaugura un'epoca; però è una fantastica alchimia di noir e mélo fiammeggiante, il cui regista dimostra di aver benissimo assimilato e fatto sua la lezione di maestri del genere occidentali come Jean-Pierre Melville ('Frank Costello faccia d'angelo') o Brian De Palma ('Scarface'). (...) In A Bittersweet life l'universo plumbeo del classico noir sposa il virtuosismo del film d'azione asiatico, che coreografa le sequenze come 'numeri' di danza. Già arrivato sui nostri schermi con l'oppressivo (e discutibile) 'Two Sisters', Kim Jee-woon colpisce forte e duro, sparando sequenze che mirano ai sensi dello spettatore come un'arma di precisione.
    Roberto Nepoti, la Repubblica, 12 maggio 2006

    Un incipit che offre perle di saggezza Zen, un finale rosso sangue che cita il De Palma di Scarface e al centro il tema ossessione del cinema coreano, la vendetta, come Park Chan-wook ci ha fatto capire molto bene. Conosciuto in Italia solo per la non eccelsa ghost story Two Sisters, il quarantenne Kim Jee-woon si rivela in A Bittersweet Life (molto più "bitter" che "sweet") un magnifico esteta, che riesce ad aggiungere un forte senso di asettica modernità alla cupa classicità del noir. (...) Se la regola del noir, con curiosi echi del miglior Melville (a partire dal protagonista, che somiglia parecchio a un giovane Alain Delon), viene rispettata nel tema della caduta autodistruttiva di Sunwoo, il regista all'approfondimento psicologico preferisce l'arte della coreografia, non solo nei combattimenti, che diventano sempre più crudeli ed elaborati, ma soprattutto nell'uso raffinato dello spazio. Senza perdere, però, un'anima fiammeggiante e disperata da mélo.
    Stefano Lusardi, Ciak, maggio 2006
  • Il Regista
    Nasce nel 1964 in Corea del Sud. Ha iniziato la sua carriera come attore teatrale passando successivamente alla regia e alla scrittura. Ha debuttato dietro la macchina da presa con The Quiet Family (1998) portando sullo schermo una sceneggiatura da lui scritta. Nel 2000 ha diretto The Foul King che ha riscosso un enorme successo in Corea dov’è stato campione d’incassi per più di sei mesi ed è stato visto da oltre due milioni persone. Nello stesso anno ha realizzato Coming Out, parte un’antologia di film trasmessi su Internet e nel 2003 Memorie segmento coreano del film collettivo Three. Del 2004 è Due Sorelle (Two Systers) altro grande successo in patria e nel mondo.

credits
www.cinematografo.it

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