- Venerdì 22, Sabato 23, Domenica 24 Settembre 2006
VERSO IL SUD| Regia | Laurent Cantet |
| Cast | Charlotte Rampling (Ellen), Louise Portal (Sue), Karen Young (Brenda), Ménothy Cesar (Legba), Lys Ambroise (Albert), Jackenson Pierre Olmo Diaz, (Eddy) |
| Genere | Drammatico |
| Anno | 2006 |
| Nazione | Canada, Francia |
| Distribuzione | MIKADO |
| Durata | 105' |
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Soggetto: Dany Laferrière
Sceneggiatura: Robin Campillo, Laurent Cantet
Fotografia: Pierre Milon
Montaggio: Robin Campillo
Scenografia: Franckie Diago
Costumi: Denis Sperdouklis
- PREMIO MARCELLO MASTROIANNI PER IL MIGLIOR ATTORE EMERGENTE A MENOTHY CESAR ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2005).
- La Storia
A Port-au-Prince, in riva alla spiaggia, circondato da capanne e da alberi da cocco, c'è un albergo molto bello. Qui si intrecciano le esistenze di tre donne diverse, Ellen, Brenda e Sue, tutte alla ricerca di amore e tenerezza, in fuga dal grigiore delle loro vite e dei loro matrimoni. Ormai sull'orlo della cinquantina, tutte e tre si ritrovano in attesa di Legba, uno splendido diciottenne che le ha ammaliate con la sua bellezza e la sua stravaganza e che ognuna di loro va regolarmente a cercare nella speranza di dare una scossa alla propria vita.
- La Critica
Dopo due film sul lavoro ('Risorse umane' e 'A tempo pieno'), Laurent Cantet cambia orizzonte ma non metodo. Tratto da tre racconti dell'haitiano Dany Laferrière, 'Vers le Sud' non è un banale film-denuncia sul turismo sessuale, formula netta e in fondo rassicurante, ma un oggetto più contraddittorio. E' una sonda gettata nelle acque poco limpide di uno dei tanti "scambi" amorosi, commerciali, culturali praticati fra paesi ricchi e poveri. E' lo spaccato di un luogo e di un tempo preciso (Haiti fine anni '70), anche se Cantet accenna appena alle ultime convulsioni del feroce regime di 'Baby Doc' Duvalier. E' un film che non giudica ma osserva; non sovrappone il suo sguardo alla storia ma fornisce il punto di vista di ogni personaggio. Che lo esprime in prima persona in un monologo crudo e diretto. (...) Ma il cuore del film non è Haiti, è l'Occidente stanco e frustrato come i corpi e i volti di queste turiste sessuali che non si sentono tali e comunque non sono mostri ma donne evolute, emancipate, moderne. Perché in fondo non portano solo corruzione, come crede l'albergatore puro e duro, ma anche affetto e attenzione in un mondo dominato dal terrore. Cosa che se non le giustifica rende comunque ricco e problematico questo film abitato dal desiderio femminile, luogo poco frequentato dal cinema, ma scritto da due uomini e forse proprio per questo imperfetto e un po' brusco in certi snodi.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 8 settembre 2005
Un bel film francese di Laurent Cantet, Verso il sud, tratto da alcuni racconti di Dany Laferrière. (...) Alternando inglese e francese, la Rampling è l'ago di questa bilancia sentimentale, gestita imparzialmente dal padrone dell'hotel (Lys Ambrosie, un attore bravissimo). Cantet sottolinea amaramente che il mondo si divide fra vittime e inerti spettatori, due categorie differenziate dal fatto che 'i turisti non muoiono mai'. Verso il sud concede il giusto spazio al privato (esposto anche in una suggestiva sfilata di monologhi) e al politico. (...) Un film da non perdere.
Tullio Kezich, Corriere della Sera, 8 settembre 2005
Turismo sessuale ai Caraibi in Vers le Sud del francese Laurent Cantet, tratto da racconti di Dany Laferrière, interpretato da Charlotte Rampling, Ménothy Cesar, Karen Young, Louise Portal. Alla fine degli Anni 70, per ritrovare l'amore carnale nella giovinezza, bellezza e virilità degli amanti neri, tre donne mature americane arrivano a Tahiti ancora governata dal regime violento del figlio di Duvalier. Abitano all'Hotel Petite Anse in bungalow sulla bellissima spiaggia bordata di verde e di palme, sul bellissimo mare, e non hanno paura di nulla: «Un turista non muore mai». Alla fine delle turbolente vacanze soltanto una di loro decide di restare e di conoscere tutte le altre isole caraibiche: l'amante prediletto è stato ucciso insieme con una ragazza dalla feroce polizia privata del dittatore ma ci sarà sempre qualcuno disposto a sostituirlo, pazienza, all'anno prossimo. Laurent Cantet, 44 anni, il bravo regista di due film sul mondo del lavoro, Risorse umane e A tempo pieno, affronta il turismo sessuale in modi doppiamente nuovi. Primo, sceglie come protagoniste donne cinquantenni anzichè i soliti uomini a caccia di bambine e bambini, ed è notevole perchè del desiderio delle donne non più giovani si parla assai raramente. Secondo, non giudica e non disprezza questi che sono naturalmente rapporti mercenari. Anzi: nel suo film le donne scoprono una felicità fisica e magari il primo orgasmo della loro vita, si liberano della disattenzione sprezzante di cui sono oggetto a casa; i ragazzi trovano un modo di campare meno orribile nella loro terra misera, affamata. Grazie al carattere buono e svagato degli haitiani, l'esercizio prostitutorio si trasforma in lieta amicizia e bella vita. I neri danno contentezza alle bianche, le bianche appagate danno soldi e a volte sentimento; i due mondi (Sud, Nord) si uniscono senza conflitti con reciproco vantaggio. Può darsi che sia questo l'elemento politico che il regista Cantet tiene tanto a sottolineare di avere immesso nel film, e che altrimenti sarebbe difficile da identificare. Ottime le interpretazioni: Charlotte Rampling è una docente universitaria di Boston dura e vorace («Vado pazza per l'amore, ho sempre pensato che da vecchia me lo sarei comprato. Non credevo che cominciasse così presto»). Louise Postal è una manager di Savannah, Georgia, grassa e accomodante. Karen Young è una sentimentale senza più marito nè famiglia. Per tutte e tre, Mènothy Cesar è il ragazzo nero più bello, gentile e desiderabile del mondo.
Lietta Tornabuoni, La Stampa, 8 settembre 2005
Comunica malessere e sgomenta Laurent Cantet ('Risorse umane' e 'A tempo pieno') tra le bellezze ingannatrici di Haiti sul finire degli anni Settanta, mentre imperversano ancora la dittatura di Duvalier e il terrore dei suoi 'macoutes'. (...) Fondatosi su tre racconti di Danny Laferrière il regista ha fatto forse un film non bello, ma d'impatto. Viene facile stigmatizzare nelle donne la sconcezza di una 'mano tesa' proveniente dalla stessa cultura imperialista responsabile di quello che in un momento di lucidità di una di loro chiama letamaio. Ma il film non discolpa chi a quel mercato della felicità s'offre chiudendo un occhio sulle cause della disperazione.
D'Agostini, la Repubblica, 8 settembre 2005
- Il Regista
Regista e sceneggiatore. Nasce a Melle (Germania) nel 1961. Subito dopo il diploma presso la scuola di cinema IDHEC di Parigi, ha girato due cortometraggi, "Tous à la manif", del 1994, vincitore del premio Jean Vigo nella categoria corti, e "Jeux de plage" del 1995. Nel 1997 gira il film per la televisione "Les sanguinaires" e nel 1999 gira il suo primo lungometraggio "Risorse umane", vincitore di numerosi premi fra cui il César 2000 per la migliore opera prima, il premio European Discovery of the Year all'European Film Award 2000, i premi CinemAvvenire e Cipputi al Festival di Torino 1999 oltre al premio come miglior regista esordiente al Festival di San Sebastian 1999. Nel 2001 è presente alla 58° Mostra del Cinema di Venezia con "A tempo pieno" con cui ottiene il Leone dell'Anno. E' stato assistente alla regia per Marcel Ophuls, per il documentario "Veillées d'armes", resoconto sui corrispondenti di guerra durante la guerra dei Balcani nel 1993.
credits
www.cinematografo.it