- Ore 15:45 - 17:55 - 20:05 - 22:10
LA DIGNITA' DEGLI ULTIMI| Regia | Fernando E. Solanas |
| Cast | |
| Genere | Documentario |
| Anno | 2005 |
| Nazione | ARGENTINA, BRASILE |
| Distribuzione | BIM (2006) |
| Durata | 120' |
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Soggetto: Fernando E. Solanas
Fotografia: Fernando E. Solanas
Musiche: Gerardo Gandini
Montaggio: Juan Carlos Macías, Fernando E. Solanas
- IN CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI".
- La Storia
Il documentario ripercorre le tappe e le conseguenze della rivolta popolare argentina tra il 2001 e il 2004, che ha costretto tre capi di stato a dimettersi. I "nessuno" rappresentano il vero spirito dell'Argentina, l'anima che non si arrende e decide di lottare contro le ingiustizie legalizzate e la mancanza di libertà. Dinanzi all'espropriazione e alle conseguenti aste delle terre su cui lavoravano, appannaggio esclusivo dei latifondisti, ai contadini non è restato che opporsi cantando a squarciagola l'inno nazionale per bloccare le vendite. Non potevano certo essere arrestati perché cantavano l'inno nazionale ma hanno comunque raggiunto il loro scopo. Nel corso degli anni, disoccupati, commercianti, contadini hanno lottato per ottenere ciò che sognavano, uniti in una rivolta inevitabile anche quanto sembrava senza frutti, che è stata tristemente segnata anche da scontri e uccisioni, come quella di Darìo Santillan, uno dei leader del movimento, colpito durante una manifestazione da una pallottola della polizia.
- La Critica
Un prologo, tre cronache e 10 storie: raccontando con passionale fuori campo la storia sociale argentina, Solanas torna al documentario impegnato, illustrando cosa è accaduto dal 2001 ad oggi tra spinte liberiste, sogni proletari e fabbriche occupate. Un viaggio illuminante e commosso attraverso povera gente e signor nessuno che però hanno la forza di credere nel sogno della giustizia: hanno il plus valore della dignità. Tra le donne di plaza de Mayo e il terrorismo di Stato, tra cortei di umiliati e offesi e poliziotti che offendono, tra usura e corruzione, c'è qualcuno che ancora vuol lottare per un Paese giusto. Magari ce la fanno. È bello che il cinema torni a occuparsi delle cose di questo mondo, anche se con modelli stilisticamente vecchio stile, rovistando tra le piccole prodezze quotidiane, le proposte solidali di gente vera.
Maurizio Porro, Corriere della Sera, 3 giugno 2006
Fernando Ezequiel Solanas, il bravo regista argentino de L'ora dei forni, di Tangos-L'esilio di Gardel, di Sur, 70 armi, da tempo si dedica a raccontare la resistenza sociale in Argentina: storie di solidarietà, eroi anonimi che sconfiggono la degradazione sociale e fanno sopravvivere l'idea di futuro. «La cultura della sconfitta e dell'amnesia si è pericolosamente diffusa tra milioni di persone», dice il regista che intende scoprire e valorizzare «le prodezze quotidiane dei "nessuno", proposte alternative e solidali tali da dimostrare come il cambiamento sociale sia ancora possibile».
Ha ideato così una serie di film. Memorie del saccheggio (2002-2004), analisi dei meccanismi del potere e delle politiche di privatizzazione; La dignità degli ultimi, storie della resistenza sociale; e i prossimi Argentina latente, sulle risorse nazionali e il recupero dell'autonomia economica, e La rivolta della terra. Ne La dignità degli ultimi, Solanas ha cercato di fondere vani generi, il documentario, la finzione, il cinema-saggio, in un'opera aperta composta di racconti, cronache e storie, di testimonianza e poesia. Sono dieci le storie di poveri, di oppositori, di «piqueteros» (partecipanti ai picchetti che bloccano le strade per protesta), di disoccupati e donne. Sono storie dolenti, che rivelano condizioni di vita durissime: ma sono anche Storie commoventi, ammirevoli per l'altruismo, la capacità di lotta, il caldo slancio, l'assenza di meschinità della gente. Oltre alle dieci storie, il film comprende pure tre cronache, un prologo: e soprattutto la forza e la tenacia dei regista deciso, con esempi emozionanti, a rivendicare la dignità dei popolo e la speranza.
Naturalmente il film si basa sulle convinzioni dell'autore, che vede all'inizio del secolo una catastrofe argentina con il 25% di disoccupati, il 60% di poveri e indigenti, 100 persone al giorno morte per fame o malattia: una tragedia che conosciamo, il cui dolore non si può non condividere.
Lietta Tornabuoni, La Stampa, 2 giugno 2006
Un grande affresco. Su e giù attraverso l'Argentina: casi singoli, pagine corali, sommosse, fabbriche occupate. Rappresentatati lì nel momento stesso in cui si verificano e commentati dalle domande fuori campo di Solanas ai vari protagonisti degli episodi, così veri e spontanei che sembra sempre che non si trovino di fronte a una macchina da presa. Cinema verità, cinema documento, con un equilibrio perfetto tra le immagini (curate dallo stesso Solanas) e l'azione. Nelle cifre forti delle polemiche più forti. Un film da vedere. Per sapere e capire.
Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 2 giugno 2006
credits
www.cinematografo.it