LUNEDì 28 novembre ore 22.00 - MARTEDì 29, MERCOLEDì 30 ore 15.30 - 18 - 20.30 - GIOVEDì 1° dicembre ore 15 - 17.30 - 20 - 22

MINE locandina

Regia
Fabio Guaglione, Fabio Resinaro
Genere
THRILLER
Durata
106
Anno
2016
Produzione
PETER SAFRAN, IN COPRODUZIONE CON PATRIZIA FERSURELLA, PASQUALE POZZESSERE, ISAAC TORRÁS, ANDREA CUCCHI PER MINE CANARIAS AIE, SUN FILM, ROXBURY, IN COLLABORAZIONE CON MERCURIO DOMINA
Cast

Armie Hammer (Mike Stevens), Annabelle Wallis (Jenny), Tom Cullen (Tommy Madison), Clint Dyer (Berbero), Geoff Bell (Padre di Mike), Juliet Aubrey (Madre di Mike)

Trama

Afghanistan. Mike Stevens è un soldato sta tornando al campo base dopo una missione, ma inavvertitamente poggia il piede su una mina antiuomo. Non può più muoversi, altrimenti salterà in aria. In attesa di soccorsi per due giorni e due notti, Mike dovrà sopravvivere non solo ai pericoli del deserto, ma anche alla terribile pressione psicologica della tutt'altro che semplice situazione.

Critica

'Mine' (si può leggere come plurale di bomba in italiano o come 'mio' in inglese) dei milanesi Resinaro e Guaglione ricorda molto 'Buried' di Cortés (...). Il produttore Peter Safran, d'altronde, è lo stesso. (...) Poteva essere una missione suicida e invece i nostri due trentenni hanno realizzato un film da esportazione più intimo che politico (zero informazioni su quale guerra Mike stia combattendo), ma decisamente esplosivo. Lode a Resinaro e Guaglione.

Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 ottobre 2016

Si è parlato molto nell'ultimo anno di rinascita del cinema italiano, una spinta creativa importante che ha coinvolto più opere di natura diversa, partendo da film di genere come Non essere cattivo, Suburra e Lo chiamavano Jeeg Robot, ma sconfinando anche in una produzione più classica come Perfetti sconosciuti o La pazza gioia. Insomma una ventata d'aria fresca che ha serpeggiato per tutta la nostra penisola dando la netta sensazione di qualcosa di nuovo, di vivo e pulsante. Casi isolati o segnali incoraggianti anche per il futuro? È la domanda che in tanti si sono posti, ma le risposte non potevano andare oltre le sensazioni e supposizioni dei singoli, perché solo le nuove stagioni e i progetti che riempiranno le sale da ora in poi potranno darci una risposta sincera e credibile. Se però vogliamo cogliere dei primi segnali, possiamo dire che questo inizio stagione ci ha già presentato almeno un titolo che si pone in scia con quelli citati poco sopra, con tutte le carte in regola per lasciare un segno nel pubblico nostrano. Parliamo di Mine, che pur essendo una co-produzione italo-spagnola, ha un'anima tutta italiana donatagli dal duo di registi che risponde, in arte, al nome di Fabio & Fabio, ovvero i due giovanissimi talenti Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, conosciutisi in un liceo scientifico di San Donato Milanese e giunti a questo loro primo progetto da autori completi dopo diverse esperienze nel campo dei cortometraggi e lo script di True Love. Un esordio per il quale si sono affidati ad un cast di qualità ed uno spunto di grande impatto. Ogni venti minuti qualcuno nel mondo mette un piede su una mina. Una verità drammatica, opprimente, con la quale è difficile fare i conti. Facile comprendere perché questo concetto così imponente sia stato usato come frase di lancio per Mine, completandolo con la spietata spiegazione del funzionamento di una mina, su come sia il peso del corpo ad innescarla e come sia impossibile impedirne l'esplosione una volta attiva. Sono ordigni di una pericolosità estrema nel loro subdolo funzionamento ed utilizzo, che rendono un campo minato un labirinto di trappole invisibili e letali, dove un passo sbagliato può portare alla morte. È quello che capita a due soldati americani, il sergente Mike Stevens e il compagno Tommy Madison, che si ritrovano ad attraversare un campo minato dopo una missione fallita in Afghanistan, sulla strada per un villaggio di Berberi dove potranno essere recuperati. Stevens fa quel passo di troppo, sente il click dell'innesco e sa che non potrà più spostare il piede senza causare l'esplosione. Resta bloccato in attesa di soccorsi, per due giorni e due notti, costretto ad affrontare i pericoli del deserto afghano, l'intollerabile pressione psicologica di una situazione impossibile, ma soprattutto gli spettri della propria vita privata, delle proprie azioni e scelte, di decisioni non prese e passi da fare con coraggio. Per poter andare sempre avanti. Lo spunto di Mine tradisce un'anima thriller, assecondata con maestria dalla messa in scena curata dai due registi per le prime battute della vicenda: quando i due soldati capiscono di trovarsi in un campo minato, la tensione diventa palpabile nell'attesa che qualcosa inevitabilmente accada. Ma sarebbe riduttivo liquidare l'opera di Fabio & Fabio come un mero film di genere, perché anche solo fino a quel momento, Mine è già cambiato due volte, passando dall'iniziale war movie che racconta i due soldati in missione, alla tensione da thriller che segue; eppure ha la forza e il coraggio di farlo ancora, trasformandosi come è destinato a fare il suo protagonista, aggiungendo temi e livelli, facendosi onirico e rivelando un'anima emotiva e personale, che scava nell'intimità del protagonista (e dei registi) per concretizzare la metafora che nasconde. Il Mike Stevens dell'ottimo Armie Hammer, capace di tenere la scena da solo a lungo e con grande intensità, è bloccato, sulla mina come nella vita, ed è una situazione che rappresenta lo stato d'animo di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, come ci hanno rivelato in conferenza stampa a Roma: approdati in USA con grandi speranze e scontratisi con un mondo difficile, in cui si lavora a tanti progetti destinati a non concretizzarsi. I due autori lo raccontano a modo loro in Mine, costruendo un film che può essere apprezzato a livello più superficiale come semplice thriller ben costruito, ma capace di dire molto di più a chi ha la sensibilità e la voglia di andare più a fondo nell'animo del protagonista e dei suoi creatori, che da questo viaggio intimo potrà essere coinvolto emotivamente. A parte i registi e lo staff tecnico, compreso l'ottimo compositore Andrea Bonini che con le sue musiche accompagna e sottolinea tutto lo sviluppo del dramma di Mike, il cast del film è tutto internazionale: Hammer è affiancato da altri nomi noti come Annabelle Wallis (la compagna Jenny) e Tom Cullen (il commilitone Madison), mentre il Berbero che funge da guida nel percorso intimo del sergente Stevens è l'inglese Clint Dyer, che fornisce uno spiraglio leggero nel contesto teso in cui si trova bloccato il protagonista. Il carattere internazionale di Mine non è però solo merito della composizione del cast, ma di una messa in scena potente che tradisce ispirazioni diverse da quelle del cinema nostrano, con una cura dell'immagine che regala inquadrature suggestive e di grande impatto. Al loro primo lavoro da autori completi, Fabio & Fabio confezionano un'opera di sicuro interesse, non esente da piccole debolezze assolutamente perdonabili, ma promettente anche in prospettiva futura: dopo aver apprezzato il corto Afterville alcuni anni fa, Mine arriva come una conferma di un talento versatile che siamo curiosi di vedere presto ancora all'opera.

Antonio Cuomo, Movieplayer.it, 6 ottobre 2016

Piacerà a chi ama certe immobilità (cioè rimanere incollato al sedile, quando la tensione è tale che non ti permette di andare a vuotare la vescica). (...) 'Mine' mantiene quel che promette (tanta suspense). E lo fa senza barare (molti flashback, però mai gratuiti).

Giorgio Carbone, 'Libero', 6 ottobre 2016

Fabio Guaglianone e Fabio Resinaro al loro esordio come registi hanno deciso di porre l'asticella decisamente in alto. Perché la decisione iniziale era quella di conservare unità di tempo e di luogo nlla narrazione essendo consapevoli che c'era già chi, con Buried - Sepolto, aveva toccato i vertici chiudendo il protagonista in una bara. Hanno così deciso di invertire la situazione ponendo il loro protagonista in uno spazio aperto ma al contempo aspro bloccandolo in una condizione di immobilità. Nel passato c'era già stato un film che collocava un personaggio su una mina che poteva esplodere al minimo movimento. Si tratta di No Man'S Land opera prima di Danis Tanovic. Mentre però in quel contesto (la guerra serbo-bosniaca) la riflessione si orientava sul versante politico qui la scelta è decisamente diversa. Perché i due Fabio (come si firmano nei titoli di testa) hanno deciso di affrontare il tema delle mine con un'ottica del tutto particolare. Mentre non ci fanno dimenticare che diversi territori del nostro pianeta sono disseminati di ordigni che seminano morte per anni, dopo che le guerre sono formalmente terminate, allargano il campo e, grazie a un Armie Hammer decisamente all'altezza del ruolo, aprono il film alla dimensione psicologica. Perché non solo un soldato in zona di conflitto può trovarsi bloccato su una mina rischiando la propria esistenza. Tutti noi possiamo aver vissuto, nel corso delle nostre vite, uno o più momenti in cui ci sentivamo paralizzati dinanzi alla paura che ci imponeva una scelta o a un ricordo negativo del passato che ci impediva di andare avanti. I due registi sanno tradurre in immagini, senza perdere mai di tensione (perché questo era il rischio), questa condizione interiore. Il deserto si trasforma così in uno spazio in cui, come nell'astronave di Solaris di Andrei Tarkovsky, l'inconscio si materializza non consentendo fughe.

Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, ottobre 2016

Che sfiga mettere il piede su una mina. Doppia, se il film è identico, nella trovata iniziale, a un altro (il recentissimo francese 'Passo falso'). (...) E poi che musica assordante. Al confronto gli scoppi sono una nenia celestiale.

Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 6 ottobre 2016

(...) un'opera claustrofobica nel deserto, sceneggiatura solida, suspense quasi costante (cede nel finale), tema militare eterno (le conseguenze dei campi minati), ambientazione attuale (Afghanistan). (...) Hammer (...) tiene botta. Ambizioni metafisiche.

'Nazione-Carlino-Giorno', 7 ottobre 2016

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Fabio Guaglione, Fabio Resinaro

Fotografia: Sergi Vilanova Claudín

Musiche: Andrea Bonini

Montaggio: Matteo Santi, Fabio Guaglione, Filippo Mauro Boni

Scenografia: Mani Martínez

Costumi: Coro Mateo Fombellida

Effetti: Franco Valenziano, Mercurio Domina, Far Forward

Produzione: PETER SAFRAN, IN COPRODUZIONE CON PATRIZIA FERSURELLA, PASQUALE POZZESSERE, ISAAC TORRÁS, ANDREA CUCCHI PER MINE CANARIAS AIE, SUN FILM, ROXBURY, IN COLLABORAZIONE CON MERCURIO DOMINA.

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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