LUNEDì 5 dicembre ore 22.00 - MARTEDì 6, MERCOLEDì 7 ore 15.30 - 18 - 20.30 - GIOVEDì 8 ore 15 - 17.30 - 20 - 22.15

american pastoral locandina

Regia
Ewan McGregor
Genere
DRAMMATICO
Durata
108'
Anno
2016
Produzione
LAKESHORE ENTERTAINMENT, LIONSGATE
Cast

Ewan McGregor (Seymour "Lo Svedese" Levov), Dakota Fanning (Merry Levov), Jennifer Connelly (Dawn Levov), David Strathairn (Nathan Zuckerman), Uzo Aduba (Vicky), Valorie Curry (Rita Cohen), Rupert Evans (Jerry Levov), Peter Riegert (Lou Levov), Molly Parker (Dott.ssa Sheila Smith), Hannah Nordberg (Merry Levov a 12 anni), Ocean James (Bill Orcutt), Julia Silverman (Sylvia Levov), Corrie Danieley (Jesse Orcutt), Mark Hildreth

Trama

Seymour Levov, detto "lo Svedese", è un uomo che dalla vita ha avuto tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey e una bambina a lungo desiderata. La sua esistenza, però, pian piano va in pezzi quando la figlia ormai adolescente compie un attacco terroristico che provoca una vittima. Com'è possibile che una tragedia di queste proporzioni sia accaduta proprio allo Svedese, la persona che per tutta la sua vita ha incarnato il Sogno Americano? Dove ha sbagliato?

Critica

La parabola della sua vita, la piega che prende dopo una prima parte in cui ogni cosa che tocca sembra trasformarsi in oro, è ciò che fa dello Svedese l'uomo che è. Anche l'ebreo che è, nel senso letterario della condanna all'introspezione e del caricarsi di un senso di colpa senza prove, del tutto autoinflitto. Questo, il film non può renderlo al meglio: può fare del suo meglio per renderlo, ma è un'altra cosa ("Il basket è un'altra cosa, Skip"), perché quella è materia di un'altra natura, appartiene alla grande letteratura. Il film di McGregor fa del suo meglio, non a caso, quando si tratta di attori: non solo la sua incarnazione di Seymour Levov è credibile, forse un po' troppo modellata sul personaggio che ha interpretato per Tim Burton in Big Fish (si direbbe che persino alcuni abiti siano gli stessi), ma capace di portare il peso del dramma sul volto, nello sguardo, prima che in gesti più plateali. Capace anche - lo si dice senza ironia - di incarnare il vuoto in certi sguardi, vuoto che nella storia è pieno di senso. E notevoli sono anche le interpretazioni di Dakota Fanning e di Jennifer Connelly, alle prese con un altro, differente "requiem" per il sogno americano. Quello che il personaggio di McGregor, e il suo film in maniera speculare, non sanno fare, è rendere conto del passato dello Svedese, della sua aura di baciato dalla grazia e dalla sorte. Pur citandolo a parole, nella voice over di Zuckerman, "the magic trick that turns past into present", quel modo davvero magico di andare avanti e indietro e mescolare le carte della temporalità, che è del romanzo, il film non arriva mai nemmeno a sfiorarlo. Tra passato e presente, è costretto a scegliere, e opta per la formula della cornice, che è corretta, sicura, ma anche chiusa, museale, come la teca dietro la quale si conservano, irraggiungibili, i trofei sportivi dello Svedese.

Marianna Cappi , Mymovies.it, ottobre 2016

Ewan McGregor si confronta con un colosso della letteratura americana che i lettori di mezzo mondo hanno amato per la profondità dell'analisi sociale e la grandezza e tragicità del dramma umano. Pastorale americana, romanzo di Philip Roth, è un'opera molto complessa che ruota soprattutto intorno al conflitto generazionale che si scatena a partire dagli anni '60 in due precisi schieramenti. Da una parte la 'fazione' dei padri, i figli del boom economico, dall'altra, quella dei giovani 'sessantottini' che nonostante l'infanzia d'agio finiscono per rivoltarsi ferocemente contro i propri genitori in un violento tentativo di emancipazione politica e sociale. Il romanzo di Philip Roth ha quindi queste due anime, che pur raccontando la stessa cosa, ovvero la disgregazione del sogno americano, analizzano il tema sia dal punto di vista personale che collettivo. American Pastoral segue quindi bene lo sgomento di un padre, Lo Svedese (Ewan McGregor) che si trova di fronte all'esplosione di questo odio e che ai suoi occhi appare immotivato specialmente se generato dalla figlia sedicenne Mery (Dakota Fanning), diventata terrorista per scelta. Partiamo da questo aspetto, anche se nel film i temi e sottotemi sono tanti, perché è su di esso che si concentra maggiormente la prova di McGregor regista e attore. In quasi due ore di film, il dato che rimane più impresso è sicuramente lo smarrimento di una persona perbene che ha fatto tutto secondo i valori positivi dell'epoca e che nonostante ciò si trova ad affrontare una tragedia terribile, una follia senza nome, e per giunta nata nel paese delle felicità lunghe e durature. Su questo punto non ci sono dubbi: McGregor ha fatto un buon lavoro; e il dramma umano è un aspetto qui trattato in maniera estremamente convincente. Dall'altro lato però il focus sul contesto storico, cioè quello di un paese che stava cominciando a vedere le contraddizioni di un benessere economico e sociale pagato però a caro prezzo, per esempio attraverso l'oppressione dei neri d'America, è uno dei livelli di racconto che più viene lasciato all'espressione didascalica e alla semplificazione narrativa. E in effetti American Pastoral è a tutti gli effetti una versione asciugata del romanzo di circa quattrocento pagine e il suo aspetto più debole sta per la maggior parte del tempo nell'affievolirsi come allegoria della nascita e dello scoppio di una violenza civile, che in qualche modo l'euforia del dopoguerra aveva solo addormentato, e concentrarsi di più su una prospettiva intima e famigliare. Non parlerei però qui proprio di difetto; semmai di prospettiva. Ed è solitamente l'operazione che un adattamento cinematografico sceglie di seguire quando si trova a dover ridurre sullo schermo una storia come questa che ha il respiro del grande ritratto sociale. Però l'importanza del legame famigliare, il rapporto padre-figlia, la lotta di un uomo contro il disgregarsi delle proprie certezze, sono elementi che seppur non esclusivi dell'opera originale, sono qui trattati con completezza e in modo che il film risulti metafora di un periodo storico preciso. Persino sacrificando altri temi cari e importanti contenuti nel romanzo.

Alessia Laudati (Nexta), Film.it, 4 ottobre 2016

Trailer


Altre informazioni


Fotografia
Martin Ruhe
Sceneggiatura
John Romano
Musiche
Alexandre Desplat
Montaggio
Melissa Kent
Costumi
Lindsay Ann McKay (Lindsay McKay)
Nazione
USA
Distribuzione
EAGLE PICTURES
Arredamento
Julie Smith
Effetti
Lola Visual Effects
Scenografia
Daniel B. Clancy
Soggetto
Philip Roth – (romanzo)
Tratto da
romanzo "Pastorale americana" di Philip Roth (ed. Einaudi)

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

Iscriviti se vuoi recevere le nostre newsletter e non perderti nessuna uscita !
Privacy e Termini di Utilizzo

I cookie ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi, l'utente accetta le nostre modalità d'uso dei cookie.