Date e orari: da LUNEDì 17 ottobre ore 22 (Sala Lampertico) .... MARTEDI 18, MERCOLEDì 19 ore 15.30 - 18 - 20.30 .... GIOVEDì 20 ore 15 - 17.30 - 20 - 22.15

FAMIGLIA FANG

Regia
Jason Bateman
Genere
DRAMMATICO
Durata
107'
Anno
2016
Produzione
DANIELA TAPLIN LUNDBERG, RIVA MARKER, NICOLE KIDMAN, PER SAARI, LESLIE URDANG, DEAN VANECH, JASON BATEMAN, JAMES GARAVENTE PER OLYMPUS PICTURES, BLOSSOM FILMS, AGGREGATE FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON WEST MADISON ENTERTAINMENT, MINERVA PRODUCTIONS, QED INTERNATIONAL
Cast

Nicole Kidman (Annie Fang), Jason Bateman (Baxter Fang), Christopher Walken (Caleb Fang), Maryann Plunkett (Camille Fang), Jason Butler Harner (Caleb giovane), Kathryn Hahn (Camille giovane), Marin Ireland (Suzanne Crosby), Michael Chernus (Kenny), Linda Emond (Miss Delano), Josh Pais (Freeman), Mackenzie Brooke Smith (Annie Fang a 9 anni)

Trama

Sebbene vivano ai lati opposti degli Stati Uniti, Annie e suo fratello Baxter conducono esistenze parallele e altamente problematiche. Annie è un'attrice, che, grazie ad alcuni exploit, di recente è apparsa più sui rotocalchi che sul grande schermo; Baxter, invece, è uno scrittore caduto in disgrazia, finito in ospedale con un trauma cranico mentre era alle prese con il suo ultimo improbabile lavoro da freelance. A causa di questo incidente, Annie e Baxter sono costretti a tornare a casa dai loro eccentrici genitori, Caleb e Camille Fang, per un periodo di convalescenza e riconciliazione. Se Annie e Baxter sono così instabili è perché Caleb e Camille non sono certo genitori qualsiasi, e crescere nella famiglia dei Fang non li ha assolutamente preparati alla vita nel mondo reale. Profondamente stimati nel mondo dell'arte contemporanea, i Fang sono performer radicali e sovversivi le cui creazioni scioccano e inquietano costantemente il pubblico, deliziando invece gli appassionati di arte. Sin dalla più tenera infanzia, i figli dei Fang sono stati pedine fondamentali nelle opere provocatorie dei loro genitori. A causa di queste esperienze, Annie e Baxter sono cresciuti con un eccesso di stimolazione, ma al contempo una mancanza di stabilità. Non stupisce, quindi, che siano indecisi sul fatto di tornare dai genitori. Poi, improvvisamente, Caleb e Camille scompaiono, e le prove corroborano la tesi che si tratti di un crimine. La polizia teme il peggio, ma Annie è convinta che si tratti di una nuova performance dei Fang, e che i suoi genitori abbiano finto la propria morte per dare vita all'ennesima bizzarra "opera d'arte". Mettendo insieme i pezzi del puzzle dei ricordi della loro infanzia targata Fang, i due figlioli ormai cresciuti si mettono alla caccia dei genitori, sperando di scoprire la verità su quanto accaduto al padre e alla madre. Durante la ricerca, potrebbero finire anche per trovare se stessi.

Critica

Non c’è miglior comico di quello che riesce a farti ridere riguardo questioni invece tutt’altro che divertenti. Se come attore spesso Jason Bateman si muove con eleganza e malinconia dentro questo scarto – pensiamo soprattutto a Juno – come regista si spinge ancora più a fondo, rivolgendo lo sguardo verso l’istituzione sociale per eccellenza, la famiglia. Tratto dal romanzo omonimo di Kevin Wilson, il suo ultimo film mescola con sotterranea amarezza situazioni assurde e momenti divertenti creati da personaggi che invece celano un’anima ferita, come dimostra il doloroso finale. Il ritmo della storia procede a sprazzi, costruito su improvvise accelerazioni che si alternano a lunghe pause dedicate all’introspezione. Sotto questo punto di vista La famiglia Fang mette in scena con efficacia l’andamento della vita, molto spesso fatto di attesa e insicurezza. Nicoke Kidman e lo stesso Bateman rivelano una sorprendete chimica nell’impersonare due figli che non si conoscono e soprattutto non conoscono le loro radici. Il senso di sradicamento che questo lungometraggio riesce a infondere nello spettatore potrà forse non essere confortevole, ma di certo è sincero. Meglio non prenderlo come la solita, semplice commedia, si rischia seriamente di uscire dalla sala con le lacrime agli occhi.
Adriano Ercolani, Cinematografo.it, 29 agosto 2016

Un adattamento, si sa, è sempre un tradimento e in alcuni casi può perfino migliorare la fonte. In questo caso non accade, ed è un peccato. Jason Bateman fa un egregio lavoro col suo personaggio - a cui per far prima vengono risparmiate sia le sofferenze dell’essere sfigurato dal lancio fatale sia la bella storia d’amore che vive – e al suo secondo film da regista confeziona un’opera visivamente elegante, accompagnata da una colonna sonora che presenta un Beethoven meno inflazionato e in alcuni casi più allegro, con brani degli Yes, i Beastie Boys e i Belle and Sebastien. Nonostante questo, una storia del genere avrebbe meritato più spazio alle colorite performance dei Fang, mostrate spesso solo in frammenti, e uno stile meno controllato e dimesso. Il contrasto tra il passato e il presente non è a nostro avviso sufficientemente messo in luce dalla fotografia e dai costumi, e gli attori non sono abbastanza somiglianti alle loro versioni adulte (che nel libro hanno otto/nove anni meno dei protagonisti).
Nicole Kidman ricorre a una recitazione naturalistica, dimessa e sussurrata, onesta ma non sempre convincente. Il fatto è che lei è davvero una diva e dunque nella scena più “scandalosa” che coinvolge Annie (accanto a una storia lesbica omessa completamente) non fa quello che un’attrice meno star avrebbe potuto e dovuto fare: mostrare la propria nudità come il personaggio fa in in un momento non pruriginoso e narcisistico ma importante per comprenderlo e definirlo. Bateman convince di più, soprattutto se pensiamo al suo passato di attore bambino gestito dai genitori, che gli avrà reso sicuramente più facile attingere ad alcuni ricordi per manifestare l’affetto ma anche lo smarrimento e l’insicurezza nei confronti dei loro equivalenti cinematografici. I migliori ci sono sembrati proprio loro: Christopher Walken è indiscutibilmente perfetto nel ruolo del padre, ed è molto brava Maryann Plunkett in quello della moglie devota all’arte e al marito al punto da sacrificare i propri figli.
Non è importante sapere se quello che i Fang chiamano Arte lo sia davvero o se – come dibattono i critici del documentario all'interno del film – le loro non siano altro che esibizioni clownesche. Quel che conta è la gioia e la felicità che provano nel far accadere l'imprevisto portando scompiglio e movimento nelle vite proprie e altrui e la convizione di Caleb che tutti i genitori danneggino i figli. A noi per guarire non resta che ucciderli (metaforicamente), dimostrando la bontà delle nostre scelte e cercando a nostra volta di non imporle automaticamente a chi è diverso da noi e che non ci appartiene, anche se lo abbiamo creato.
Daniela Catelli, Comingsoon.it, 28 luglio 2016

Le famiglie disfunzionali sono un tòpos ricorrente nel cinema indie americano, e alimentano quel clima d’insofferenza che spesso circonda le commedie agrodolci uscite dal Sundance o da altri palcoscenici indipendenti, dove compiacersi della propria bizzarria è un peccato comune. Anche La famiglia Fang di Jason Bateman rischia d’innamorarsi delle sue stesse stramberie e del suo approccio intimista, eppure il copione scarta bruscamente la retorica più bieca e vira in un territorio poco esplorato. Non è un caso che la sceneggiatura sia opera del premio Pulitzer David Lindsay-Abaire, già indagatore di sentimenti anticonvenzionali in Rabbit Hole: stavolta, però, alla base del film c’è l’omonimo romanzo di Kevin Wilson, adattato per mettere in risalto la solidarietà tra due fratelli che subiscono l’onda lunga dell’influsso parentale, e incolpano i genitori dei loro attuali problemi. Ma, d’altra parte, non lo fanno tutti?
(…) Un soggetto del genere non può che nutrirsi di momenti paradossali e dialoghi arguti, dove la brillantezza della commedia si esprime “in levare”, sottraendo ogni potenziale eccesso dalle situazioni più melodrammatiche. Bateman è abile a usare lo straniamento per raffreddare i parossismi della trama, poiché Annie e Baxter – alla pari di noi spettatori – non smettono mai di stupirsi di fronte alle imprese dei genitori, e soprattutto davanti al loro fondamentale egotismo. In quanto performer che non creano un prodotto, bensì un’esperienza, i coniugi Fang sono liberi di autodefinirsi “artisti” perché nessuno può legittimamente affermare il contrario, e la satira del film esplora un dibattito che affonda le radici nel Dadaismo e nelle successive avanguardie: il concetto stesso di “arte” non è più definibile in termini dogmatici, poiché l’assenza di un gusto condiviso ha aperto le porte a tutte le sue possibili interpretazioni. La famiglia Fang, peraltro, ha il merito di non affrontare mai l’argomento in modo esplicito o didascalico, ma lo lascia fluire come un fiume sotterraneo lungo tutto l’arco della narrazione, preferendo raccontare una vicenda umana dove riecheggiano gli effetti di questa catastrofe artistica.
Tutte le insicurezze e i problemi relazionali dei giovani Fang nascono dalla tirannia creativa dei genitori, Caleb in primis, e lo scontro generazionale si dimostra irrisolvibile. Mentre passa dalla commedia stralunata al thriller psicologico, il film costruisce un toccante rapporto fraterno che valica le ossessioni legate al genere (al cinema, questo tipo di solidarietà lo vediamo sempre tra due fratelli o due sorelle, non tra fratello e sorella), e consente ai protagonisti di affrontare il conflitto con piglio antiretorico: non c’è spazio per la restaurazione dei valori tradizionali o delle istituzioni familiari, né per il perdono, ma solo per una scelta drastica che suona come una dichiarazione di autonomia psico-emotiva. La canzone Kill All Parents, cantata da Annie e Baxter durante una delle performance più famose, prefigura questa resa dei conti: d’altra parte, “uccidere” metaforicamente i padri è l’unica via per crescere davvero.
Lorenzo Pedrazzi, blog.screenweek.it, 23 agosto 2016

Paul Thomas Anderson, David O. Russel, i fratelli Coen: personalità non da poco quelle che hanno influenzato le scelte stilistiche dell’ancora novello regista Bateman, il quale per il suo secondo film ha cercato nel dramma dei tormenti umani lo spazio necessario per far coesistere spirito comico e riflessione, in un’indagine su un passato che ritorna con costanza e segna profondamente gli animi di un’intera famiglia.
Tutti i genitori nel loro bizzarro, personale modo condizionano, a volte rovinosamente, i propri figli.
L’anarchia dei colorati, giovani Fang, che fecero della loro stessa vita un’opera d’arte, viene a scontrarsi con il primordiale desiderio di sentirsi avvolti dalla confortante normalità, assente nella vita dei piccoli Annie e Baxter per poi essere ricercata nelle loro adulte nemesi. E sulla giostra di emozioni dove i dispiaceri infantili rincorrono le vite del presente, sono le solide presenze di Nicole Kidman, Christopher Walken e dello stesso Jason Bateman a tenersi testa nell’eterno conflitto tra arte e quotidianità, il controllo di un caos esteriore che se non ben controllato scaturisce soltanto in un malessere interiore.
Oltre ad essere protagonista della pellicola, è stata la casa produttrice Blossom Films di Nicole Kidman ad avvalersi dei diritti per l’adattamento dell’opera di Kevin Wilson: “Ho subito pensato che dal libro si sarebbe potuto ricavare un film fantastico” afferma l’attrice australiana, entusiasta del lavoro dello scrittore ed attratta “Dall’aspetto comico del libro e dalle situazioni assurde in cui finiscono i personaggi”.
E palpabile è la stramberia che accomuna i vari componenti dell’anomala famiglia in un film che riesce a tratti a catturarne l’essenza artistica di un universo contemporaneo, ma scivola leggermente con il procedere dei minuti in un torpore intuibile fin dall’inizio in cui si sperava di non incappare completamente. Ma non per questo La Famiglia Fang si rileva inabile a portare avanti il suo scopo: la battaglia di due figli contro il carattere forte di un genitore ostile, capace di sconvolgere il concetto stesso di arte e l’intera vita dei suoi bambini.
Martina Barone, Cinematographe.it, 1 settembre 2016

Trailer


Altre informazioni


Fotografia
Ken Seng
Sceneggiatura
David Lindsay-Abaire
Musiche
Carter Burwell
Montaggio
Robert Frazen
Costumi
Amy Westcott
Arredamento
Kara Torney
Scenografia
Beth Mickle
Soggetto
Kevin Wilson (II) – (romanzo)
Tratto da
romanzo "La famiglia Fang" di Kevin Wilson (ed. Fazi)

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.metacritic.com

http://www.variety.com

http://www.movieplayer.it

http://www.washingtonpost.com

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