Date e orari: da LUNEDì 10 ottobre ore 22.00 ... MARTEDì 11, MERCOLEDì 12 ore 15.30 - 18 - 20.30 .... GIOVEDì 13 ore 15 - 17.30 - 20 - 22.15

ESCOBAR

Regia
Andrea Di Stefano
Genere
THRILLER
Durata
120'
Anno
2016
Produzione
CHAPTER 2, PATHÉ PRODUCTION, ORANGE STUDIO, ROXBURY, PARADISE LOST FILM A.I.E, NEXUS FACTORY, JOUROR DEVELOPPEMENT
Cast

Benicio Del Toro (Pablo Escobar), Josh Hutcherson (Nick), Claudia Traisac (Maria), Brady Corbet (Dylan), Carlos Bardem (Drago), Ana Girardot (Anne), Laura Londoño (Maria Victoria), Aaron Zebede (Pepito Torres), Micke Moreno (Martin)

Trama

Nick pensa di aver trovato il paradiso quando raggiunge il fratello in Colombia. Una laguna turchese, una spiaggia d'avorio, onde perfette. Un sogno per questo giovane surfista canadese. Poi incontra Maria, una splendida ragazza colombiana. I due si innamorano follemente e tutto va benissimo fino a quando Maria presenta Nick a suo zio: Pablo Escobar.

Critica

(...) un film un po' all'antica e piuttosto ben fatto anche se aggiunge poco al genere, che mostra Escobar (un gigionissimo Benicio Del Toro) con gli occhi di un innocente (...) ottimo Josh Hutcherson (...). Trattandosi di un personaggio reale, sarebbe bello lo fosse anche la storia. Non è cosi. La trama è in sostanza di fantasia, ma anche se procede per grandi semplificazioni illumina lati poco noti o dimenticati di Escobar. La carriera politica parallela a quella criminale, il populismo molto latinoamericano, il culto della personalità. La chiave per cosi dire 'intimista' costringe a minimizzare il peso internazionale del personaggio e del famigerato cartello di Medellin, che fu sradicato da Cia e Fbi. Ma sono molto interessanti alcune scelte controcorrente rispetto alla retorica dei thriller made in Usa. Prima su tutte le violenza, più psicologica che esibita, vista da un personaggio che è anche un portavoce dello spettatore, e proprio per questo più efficace.
Fabio Ferzetti , 'Il Messaggero', 24 agosto 2016

Il supercriminale colombiano Pablo Escobar (1949-1993) ha ispirato l'ex attore e ora regista italiano Andrea Di Stefano che nel realizzare questo 'Paradise Lost' (titolo originale ) ha cercato di modellare il suo personaggio sul 'Padrino' e il suo interprete Benicio Del Toro sul Marlon Brando più monumentale (del 'Padrino' e di 'Apocalypse Now'). Accostandogli un deuteragonista di fantasia nel proposito, drammaturgicamente giusto ma alla fine poco riuscito, di sottrarsi alla piattezza del biopic facendo risaltare la dimensione umano-privata di un personaggio che fu addirittura idolatrato e il contrasto tra l'efferatezza pubblica e il culto della famiglia. (...) L'esito, meccanico, contraddice le intenzioni e l'ambizione di scavare in profondità.
Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 25 agosto 2016

Dopo il passaggio e la buona accoglienza a Toronto arriva anche al festival di Roma nella sezione Gala Escobar – Paradise Lost, un film che di italiano ha solo l'autore, Andrea Di Stefano, attore romano dal curriculum internazionale, che ricordiamo in film come Il principe di Homburg, Prima che sia notte, Cuore sacro e Vita di Pi.
Per realizzare un tipo di film purtroppo ancora impensabile per il nostro sistema produttivo, il regista si è rivolto in Francia, Spagna e Belgio, dove ha trovato i finanziatori per la sua - a nostro avviso - notevole opera prima. Escobar rientra infatti a pieno diritto nei canoni del film di genere ed è al tempo stesso biopic, thriller e action movie. Lo è senza cadute di tono e di tensione e senza complessi di inferiorità, dimostrando un'ottima conoscenza dei meccanismi narrativi e del linguaggio del cinema che Di Stefano ha scelto di affrontare. Non è il debutto che ci saremmo aspettati da parte di un regista italiano e per questo - se del film ci avrebbe fatto piacere già solo l'esistenza - siamo ancora più colpiti dal risultato.
La storia – che prende spunto da un episodio autentico – racconta come la vita di un giovane e innocente surfista canadese che si trova in Colombia col fratello, venga distrutta dall'incontro fortuito con una figura quasi mitologica: quella del ricchissimo boss del narcotraffico Pablo Escobar, a capo negli anni Ottanta del cosiddetto Cartello di Medellìn, un uomo corrotto e corruttore come il diavolo. In questo senso il Paradiso Perduto del titolo è proprio l'Eden, di cui due giovani amanti perdono le chiavi perché il Serpente – più che tentarli – li avviluppa nelle sue spire, rendendo impossibile la fuga. Nella parte che precede il finale, un Escobar in versione casalinga legge alla figlia “Il libro della giungla” e invita il giovane Nick (a cui ha fatto credere che è “come un figlio” per lui), a riflettere sulla fine del libro: sulla necessità, cioè, di abbandonare i vecchi amici una volta scelto di andare al villaggio. Escobar è anche Kaa, infido e affascinante come il boa da cui Mowgli deve guardarsi. E Nick è l'unico umano – assieme a Maria – in una giungla popolata da animali.
Se è perfetta la scelta di Josh Hutcherson e Claudia Traisac nel ruolo degli amanti innocenti e puri fagocitati dal mostro, è Benicio del Toro, ancora una volta, il mattatore del film. Per somigliare anche fisicamente al narcotrafficante, l'attore – le cui trasformazioni ormai non si contano - è molto ingrassato e ha deformato corpo e lineamenti. Il carisma, il senso di minaccia e la potenza che emanano da questa presenza ingombrante, inglobante e a modo suo irresistibile è simile in modo inquietante a quelli attribuiti al vero Escobar, idolatrato dal popolo come benefattore, in realtà feroce assassino e mandante delle stragi dei suoi oppositori e degli incorruttibili al governo, fino a creare una rete quasi globale di fiancheggiatori e informatori anche nella polizia e nelle forze armate. Padrone assoluto del paese, Escobar – dopo essersi costituito per sfuggire all'estradizione negli Usa e alla vendetta dei suoi nemici - fuggì dopo un anno di prigionia dorata e venne ucciso nel 1993. Il film di Di Stefano ce lo presenta proprio quando sta per costituirsi e chiama a raccolta i fedelissimi, tra cui il fidanzato canadese della nipote, per mettere in salvo il suo tesoro.
In un film che parla di tradimento, fiducia, incontri sbagliati, ingenuità e del potere seduttivo del male, Benicio del Toro è un vero e proprio gigante, che meriterebbe di passare alla storia per avere saputo incarnare in modo tanto potente le due anime contrapposte dell'America Latina: Che Guevara e Pablo Escobar.
E se il film, come hanno scritto alcuni, rispetta tutti i requisiti canonici, lo fa sempre in modo intelligente e mai derivativo, dando vita a un'opera in grado di non sfigurare sui palcoscenici internazionali. Se neanche questo bastasse, saremo sempre grati a Di Stefano per aver fatto cantare a del Toro una versione ispanica di "Dio come ti amo", una scena che da sola vale un intero film.
Daniela Catelli, Comingsoon.it, 19 ottobre 2014

Non c'è solo 'Narcos', la serie targata Netflix con Wagner Moura nei panni di Pablo Escobar (...). Anche il cinema rivendica la sua parte nel raccontare il signore della droga colombiano, e lo fa con un attore italiano, Andrea di Stefano, esordiente alla regia (...). Incredibile ma vero, per questa sua prima avventura dietro la macchina da presa Di Stefano ha avuto la disponibilità di due illustri colleghi: il metamorfico e mesmerizzante Benicio Del Toro e il più giovane Josh Hutcherson (...) un progetto ambizioso, a metà strada tra le logiche spettacolari hollywoodiane e l'intimismo psicologico europeo. (...) Le capacità attoriali e 'immersive' di Del Toro non sono una novità, e qui mette in bacheca un'altra signora prova, ma a stupire è Hutcherson che non si fa schiacciare dal collega, tenendogli testa non solo per osservanza di copione: lotta d'attori. Sono, Benicio e Josh, le chiavi d'accesso empatiche a un universo, e una storia, che Di Stefano si sforza di mantenere a mezza costa tra la mitologia stupefacente di Escobar e, complice lo specchio di Nick e Maria, il suo cóte più privato, se non intimo, la natura di capopopolo, di Stato parallelo, di Robin Hood molto sui generis. Poeticamente e, ancor stilisticamente questa intenzione si traduce in una terza via tra il 'Carlos' di Olivier Assayas, modello esplicito ma non raggiunto, e l'hollywoodiano 'Training Day': una sintesi che domicilia tensione documentarista e sviluppi action, ma privilegia sempre il sentimento all'azione, la violenza psicologica a quella fisica, la potenza all'atto. Sia chiaro, non mancano incongruenze e inverosimiglianze, ma 'Escobar' sa percorrere un'altra pregevole terza via, unendo a una facilità di regia d'impronta seriale l'anelito introspettivo autoriale, come fosse un pilot esteso con volontà - e velleità - d'essai. Per un esordiente 'in fuga' questo non è importante, è tutto.
Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 agosto 2016

Piacerà perché è un buon film. Forse sarebbe solo discreto (nonostante la regia più che rispettabile dell'esordiente Andrea Di Stefano) se non poggiasse sulla presenza in ogni senso gigantesca di Benicio Del Toro, un Pablo Escobar che più Escobar non si potrebbe (sconcio e carismatico, affabile e terrfficante).
Giorgio Carbone, 'Libero', 25 agosto 2016

Un biopic su Escobar che unisce sapientemente anche azione e thriller, senza cali. Dirige, molto bene, il «deb» Andrea Di Stefano.
Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 agosto 2016

Trailer


Altre informazioni


Fotografia
Luis Sansans (Luis David Sansans)
Sceneggiatura
Andrea Di Stefano
Musiche
Max Richter
Suono
Alessandro Rolla
Montaggio
Maryline Monthieux, David Brenner
Costumi
Marylin Fitoussi
Nazione
FRANCIA, SPAGNA
Distribuzione
GOOD FILMS
Arredamento
Camila Arocha
Effetti
Georges Demétrau, Thomas Duval, Dominique Fiore, Benuts, Umedia
Scenografia
Carlos Conti

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.metacritic.com

http://www.variety.com

http://www.movieplayer.it

http://www.washingtonpost.com

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